Settembre 19, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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I SEGRETI DEL PICCOLO PRINCIPE

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Di cosa parla “Il piccolo principe”

Saint-Ex“Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry inizia con un atterraggio di fortuna fatto da un aviatore nel deserto del Sahara. La mattina successiva al suo risveglio incontra un bambino, il piccolo principe, che viene da un altro pianeta, e gli chiede di disegnare un pecora. Il bambino viene accontentato, ma non è mai soddisfatto dell’immagine, fino a quando l’aviatore non disegna una scatola con dei buchi al cui interno dice si trovino le pecore. Solo allora il piccolo principe è contento, “perché l’essenzialità normalmente è invisibile agli occhi”.  

Il racconto contenuto ne “Il piccolo principe” parla del viaggio del piccolo principe, che per conoscere l’universo vaga da un asteroide all’altro. E durante il suo cammino incontra individui strani, ognuno con delle caratteristiche particolari, che non si possono non ricordare: un re triste perché non ci sono uomini a servirlo, un ubriacone che continua a bere per non provare la vergogna di bere, un uomo che accende e spegne continuamente i suoi lampioni. Dietro le storie di queste persone si nascondono i vizi e le virtù di ogni uomo e il passo successivo che si deve compiere per migliorarsi e stare in armonia con gli altri e con se stessi.

Quello che traspare dal libro “Il piccolo principe”, che ha segnato generazioni con il suo significato tangibile, è come gli uomini crescendo riescano a perdere il candore e il contatto con le cose importanti, non cogliendo più il senso di ciò che possiedono, che vivono e provano.

“Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry è un romanzo fantastico, che senza pretese cerca di essere d’insegnamento alle persone che lo leggono, evidenziando degli aspetti importanti. Il significato del libro “Il piccolo principe” sta nello spiegare i valori: la purezza, l’armonia e l’amore per l’universo oltre che per tutti gli esseri viventi che lo popolano.

l’aspetto esoterico: gira una storia in rete. Antoine De Saint Exupery parla di una rosa rossa che viene mangiata da una pecora. Forse è un allegoria che richiama la lotta tra Rosa Rossa e chiesa Cattolica. Morirà infatti in circostanze misteriose. Il 31 luglio del 1944 partì per una missione di ricognizione nel mar Tirreno e scomparve nel nulla. Molti definiscono poetica la sua morte. Ma non fu poetica, semplicemente, venne applicata la regola del contrappasso perché il protagonista del piccolo principe è, come è noto, un aviatore, e quindi lui doveva per forza morire in aereo, in una data che ha una valenza simbolica: 31.7.1944 (3+1+7+1+9+4+4=29=11, il numero della giustizia).                                                                                               Per anni la sua morte è stata avvolta nel mistero finchè a sorpresa, proprio nel 2008 (cioè l’anno in cui su alcuni siti si è diffuso il possibile collegamento della sua morte con la Rosa Rossa), è spuntato un ex aviatore della Luftwaffe che si è ricordato di averlo abbattuto. Dopo 44 anni il distratto aviatore si è ricordato di aver abbattuto un personaggio come Saint Exupery.

il simbolismo:

1) il re, simbolo dell’ossessione per il potere ed il comando: in continua ricerca di “sudditi” che eseguano i suoi ordini, che non gli dicono mai di no e che non esprimano idee diverse dalle sue, altezzoso e non curante del prossimo, egocentrico e presuntuoso;

2) il vanitoso, colui che ostenta il proprio essere col fine di apparire degno di lodi e ammirazione: dipendente da applausi, adulazioni, complimenti e riconoscimento da parte degli altri, desidera sempre essere al centro dell’attenzione e per raggiungere tale scopo diventa una sorta di burattino, maschera di un io debole e una bassa autostima;

3) l’ubriacone, vessillo della dipendenza: tipico personaggio che minimizza i suoi problemi, li eclissa con l’abuso di sostanze (droga, alcool, cibo, tabacco…) o atteggiamenti nocivi (spesso derivanti dalle eccessive pretese da se stessi) e nega di avere un problema, cadendo in un circolo vizioso di senso di colpa e vergogna che gli impedisce di chiedere aiuto o eventualmente accettarlo se gli viene offerto;

4) l’uomo d’affari, simbolo della cupidigia e dell’eterno conflitto tra essere e avere: si definisce un “uomo serio” perché assai impegnato nella propria professione, tanto che non ha tempo di badare a chi e cosa gli sta intorno, dedito solamente al possesso di cose di cui non può godere perché non ne ha il tempo o, talvolta, la necessità (in quanto spesso futili), preoccupato solamente dell’incertezza che caratterizza il futuro;

5) il lampionaio, personaggio passivo rispetto la vita: lui non chiede spiegazioni, esegue la “consegna” che gli è stata assegnata (non si sa bene da chi) senza porre obiezioni, senza domandarsi che significato abbia quel suo agire, auto-impedendosi di porre la sua grande capacità di impegnarsi e la sua ammirevole affidabilità in attività che veramente lo soddisfino;

6) il geografo, emblema della scienza asettica: un erudito sedentario, saccente di nozioni che rimangono pur sempre sospette perché talvolta non del tutto spiegabili o dimostrabili, timoroso di fronte tutto ciò che non ha un fondamento oggettivo determinabile, come ad esempio i sentimenti, definiti come vaghi ed effimeri.

Guarda caso questi “bizzarri” personaggi conducono ad una esplorazione dei vizi del sé che possono riflettersi in ciascuno di noi: chi non ha mai avuto brama di potere? Chi non si compiace ricevendo lusinghe? Chi non ha qualcosa di cui sente di non poter più fare a meno? Chi non ha desiderato ardentemente di possedere qualcosa? Chi non ha preferito accettare ruoli predefiniti piuttosto che crearsi il proprio? Chi non ha mai cercato certezze assolute?

Raggiunto il pianeta Terra, il Piccolo Principe incontra un personaggio fondamentale per il suo tragitto: l’incontro con il serpente, simbolo della circolarità e del rinnovamento, dà inizio alla parte ascendente del suo percorso, anch’essa denotata da sei tappe, questa volta incentrate sulla conoscenza degli elementi necessari a godere in modo profondo la propria esistenza:

1) un fiore a tre petali, testimone delle numerose vie di comunicazione tracciate dalle “carovane di uomini” lungo i secoli;

2) l’eco, simbolo dell’importanza della parola donata e ricevuta, mezzo di espressione orale e scritta, che permette di entrare in relazione e comunicare agli altri ciò che si prova, ciò che si pensa, ciò che si desidera;

3) un giardino fiorito di rose, emblema del valore dell’unicità, caratteristica insita in ognuno di noi sin dalla nascita, che va protetta dal rischio dell’omologazione della società di massa odierna;

4) una volpe, vessillo dell’essenzialità nella vita di ciascuno di noi dei legami affettivi: è ormai appurata la convinzione che «L’uomo è per natura un essere sociale» che non può fare a meno di con-vivere con gli altri suoi simili in quanto «L’Io si fa Io solo nel Tu»;

5) un controllore, rappresentante l’incapacità degli uomini di “riempire” di senso lo spazio che abitano, in quanto lo “stare in un luogo” non significa “essere in quel luogo”. Abitiamo terre che non conosciamo, e soprattutto che non rispettiamo; siamo perennemente in viaggio, ma non sappiamo di preciso dove ci dirigiamo; sogniamo di evadere verso luoghi sconosciuti, ma non ci rendiamo conto che «Ogni uomo è un pezzo di continente, una parte del tutto»;

6) un mercante, espressione delle possibili modalità con cui “consumare” il tempo che scorre inesorabilmente e che va calcolato, pianificato e gestito al meglio in quanto “denaro”. Noi tutti cerchiamo di “ammazzare il tempo” riempiendolo di agi, svaghi e divertimenti che, paradossalmente, non fanno altro che alimentare il nostro stress, ma non ci rendiamo conto dell’importanza di concederci di tanto in tanto dei momenti di beata tranquillità e riflessione.

conclusioni:

Queste ultime tappe fan capire al Piccolo Principe che è giunto il momento di tornare a casa: ora sa come costruire un solido legame con la sua rosa, ora sa che la sua vita senza di lei non ha senso nonostante la vita in sua compagnia comporti sacrifici, responsabilità e attenzioni.

Il viaggio del Piccolo Principe si rivela dunque un viaggio di crescita, di esplorazione e di scoperta di sé, del mondo degli affetti e dei valori che in essi sono celati. Metaforicamente, infatti, la vita è un viaggio e il viaggio di per sé appare come una necessità, di conoscenza e di scoperta, ma soprattutto desiderio d’incantarsi e stupirsi di fronte alle meraviglie che la vita ci offre giorno dopo giorno.

Alessandro Sicuro

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