Febbraio 20, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LA SCOPERTA DEL PROFESSOR YAMANAKA NOBEL NEL 2012 E L’ACCELERAZIONE OPEN AI DEL 2025

 

Verso la rigenerazione cellulare e la possibilità di invertire l’invecchiamento dei tessuti

Nel 2006 il professor Shinya Yamanaka dimostra che quattro proteine—OCT4, SOX2, KLF4 e MYC—possono riportare una cellula adulta a uno stato pluripotente,  significa capace, in principio, di trasformarsi di nuovo in molti tipi di cellula. È l’atto di nascita delle iPSC, cellule staminali pluripotenti indotte ottenute “riavviando” cellule comuni, per esempio della pelle. La portata è così grande che nel 2012 Yamanaka riceve il Premio Nobel per la Medicina. Da quel momento sappiamo che l’identità cellulare non è una condanna: può essere riprogrammata. Il limite resta tecnico. I protocolli classici funzionano, ma sono lenti e poco efficienti, e quindi lontani da un impiego clinico esteso.

Il passo successivo arriva oggi. Nel 2025 gruppi di ricerca hanno usato l’intelligenza artificiale come acceleratore vero. Non una bacchetta magica, ma uno strumento di progetto: modelli di AI addestrati sull’ingegneria proteica suggeriscono nuove versioni di due di quei fattori, SOX2 e KLF4, che in laboratorio si sono dimostrate più efficaci. Qui “più efficaci” significa che le cellule in coltura mostrano più rapidamente i segnali di riprogrammazione, i cosiddetti marker, cioè misure di laboratorio che indicano se una cellula sta davvero tornando a uno stato più giovane. Stiamo parlando di test in vitro, in provetta, non di trattamenti sull’uomo, ma il guadagno di velocità e di chiarezza sperimentale è reale: l’algoritmo esplora migliaia di possibili sequenze proteiche, i biologi costruiscono solo i candidati migliori e verificano al banco.

Il senso della cronologia è importante. Prima c’è la scoperta di Yamanaka, che apre la porta concettuale e pratica della riprogrammazione cellulare. Poi, molti anni dopo, arriva l’AI che spinge quel portone. L’obiettivo non è “tornare ventenni” in modo generico, ma rendere abbastanza efficiente e controllabile la riprogrammazione da poterla usare, un domani, per riparare tessuti con cellule del paziente stesso. In questo quadro ha peso la riprogrammazione parziale, cioè l’uso misurato di questi interruttori genetici, i fattori di trascrizione, per ringiovanire funzioni senza cancellare l’identità del tessuto. È qui che si intravede la medicina rigenerativa che serve davvero: pelle che cicatrizza meglio, muscolo cardiaco che recupera dopo un infarto, neuroni e retina che riacquistano parte della funzione perduta.

Rimane tutto ciò che rende medicina la medicina: sicurezza, perché spingere le cellule a cambiare stato non deve aumentare rischi di proliferazione incontrollata; consegna in vivo, perché è molto diverso far funzionare qualcosa in coltura o dentro un organismo; durata nel tempo, perché un tessuto “ringiovanito” deve restare tale in un corpo che invecchia. Questi passaggi richiederanno anni e studi indipendenti. È il prezzo della serietà scientifica, non un freno alla speranza.

In definitiva, Yamanaka dimostra che il tempo biologico si può manovrare. L’intelligenza artificiale, nel 2025, rende più rapida e ordinata la parte difficile: progettare molecole migliori, scegliere le condizioni giuste, togliere attrito sperimentale. Se i risultati verranno confermati e traslati con prudenza, non parleremo di una siringa che riporta tutti a vent’anni, ma di una nuova capacità di riparare il tempo, tessuto per tessuto, con cellule giovani ottenute a partire da noi stessi. Questo è il punto: non il mito dell’eterna giovinezza, ma il passaggio dall’idea elegante alla pratica ingegneristica.

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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