Giugno 17, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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NEL VINO ITALIANO VINCE CHI CRESCE: TOSCANA PRIMA PER PERFORMANCE ECONOMICA

Nel vino italiano, oggi, non basta più fare buone bottiglie: conta anche quanto sei grande. A ricordarcelo è un’analisi firmata da Studio Impresa – Management DiVino insieme al Corriere Vinicolo, che ha passato al microscopio i numeri di 877 aziende con fatturato superiore al milione di euro.

Mettendo in fila i bilanci 2024 si arriva a 13,4 miliardi di ricavi complessivi. La crescita c’è, ma non fa stappare: +2% nominale, che diventa un più prudente +0,7% se si toglie l’effetto dell’inflazione. Sul fronte della marginalità va un po’ meglio: l’ebitda medio sale al 10,5%, contro il 9,8% dell’anno prima, anche se quasi la metà delle imprese – il 47% – ha visto scendere la propria redditività.

Il nodo vero, però, è la taglia. Le aziende sopra i 50 milioni di fatturato sono una minoranza assoluta, il 6,27% del campione, ma da sole portano a casa più della metà dei ricavi del settore e, nel triennio 2022-2024, mettono a segno un +8,4%. Subito dietro ci sono le realtà tra 20 e 50 milioni, che crescono del 4,5%. Chi soffre sono le “medie basse”: la fascia 10-20 milioni arretra del 9,9%.

Lo stesso schema si ripete se si guarda alla redditività: le grandi sopra i 50 milioni migliorano l’ebitda del 4,9%, le imprese tra 10 e 20 milioni addirittura del 9,1%. In controtendenza le aziende tra 20 e 50 milioni, che scendono dell’1,2%, e soprattutto le piccole: quelle tra 5 e 10 milioni registrano un -6,4%, le micro sotto i 5 milioni arrivano a un pesante -16,4%.

Per Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini, da questi numeri emerge un messaggio chiaro: servono più strumenti manageriali e, soprattutto, serve massa critica. Il vecchio slogan “piccolo è bello”, dice in sostanza, non regge più. Le imprese italiane lavorano mediamente su 2,3 ettari di vigneto, contro i 10,5 dei francesi: un divario che pesa quando si parla di economie di scala, investimenti, capacità di presidiare i mercati. Da qui l’idea di favorire percorsi di aggregazione, anche con qualche incentivo pubblico.

Lo studio fotografa anche le differenze territoriali. Il Veneto si conferma la regione con il volume d’affari più alto: 4,9 miliardi di ricavi e un incremento del 4,35% rispetto al 2023. Dal punto di vista della redditività, però, scivola al tredicesimo posto, con un ebitda dell’8,72%. In cima alla classifica della marginalità troviamo invece la Toscana, che arriva al 21,98%: un risultato sospinto in particolare dal distretto di Livorno e dall’area di Bolgheri, dove l’ebitda tocca il 53,75%. I ricavi regionali, in questo caso, restano sostanzialmente fermi a quota 1,6 miliardi.

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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