In questi mesi sto osservando Napoli muoversi con un cambio di passo concreto: lavori, cantieri, scelte operative e una reputazione che torna a crescere anche fuori dall’Italia, con riconoscimenti e risvolti che stanno diventando più numerosi e, soprattutto, visibili. La sensazione è chiara: la città sta lavorando per farsi trovare pronta, con la serietà che certi traguardi richiedono.
Napoli sta tornando a risplendere in Italia e nel mondo per la sua forza autentica: la qualità culinaria e l’eccellenza della ristorazione, un tessuto imprenditoriale vivo, una cultura capace di restare identità e, allo stesso tempo, linguaggio contemporaneo. E poi, elemento non secondario, quella straordinaria tradizione di saper fare — dalla sartoria napoletana all’artigianato — che è un patrimonio in sé e merita di essere valorizzato come parte della narrazione internazionale della città, non come nota folcloristica.
All’orizzonte, l’obiettivo dell’America’s Cup rappresenta un segnale forte di accreditamento internazionale: non è solo un evento, è una prova generale di reputazione, organizzazione e visione. Quando una città sa che dovrà accogliere ancora più mondo, il tempo non è più un concetto astratto: diventa un cronoprogramma, e diventa anche una misura di credibilità.
Scrivo da toscano, da fiorentino, e da estimatore di Napoli da oltre vent’anni. Ho raccontato questa città con articoli e servizi fotografici anche in periodi in cui veniva ridotta, da troppi, a una caricatura fatta di stereotipi e ombre. Nel tempo ho visto persone cambiare idea dopo averla vissuta davvero: Napoli non ha bisogno di essere “difesa”, ha bisogno di essere conosciuta. E quando una città così cambia passo, è giusto riconoscerlo.
In questi anni ho frequentato spesso anche l’area flegrea e Pozzuoli, dove ho costruito amicizie e storie personali importanti, imparando ad apprezzare la forza di un territorio vasto e densissimo di riferimenti, bellezza e archeologia. E qui vale una distinzione: da un lato c’è l’asse vesuviano, con luoghi come Ercolano e Pompei, un paesaggio archeologico unico legato alla storia antica; dall’altro c’è il mondo flegreo — Pozzuoli, Bacoli, Cuma, il Rione Terra, la Piscina Mirabilis — con una natura diversa, più “geologica” e mediterranea, fatta di mare, vulcani, rovine e orizzonti. Sono universi distinti, entrambi straordinari, e il bello è che convivono nella stessa grande mappa.
Per questo guardo con piacere a questo momento di slancio, che può portare benefici enormi non solo a Napoli, ma a tutta la Campania. Mi permetto soltanto un augurio concreto: che i lavori e i cantieri nell’area del Maschio Angioino (Castel Nuovo) possano concludersi il prima possibile, compatibilmente con le complessità tecniche. Quella parte della città è fondamentale e merita di essere restituita pienamente a chi la vive e a chi la visita: è un punto di bellezza incredibile e di identità profonda, e deve tornare ad essere fruibile, intero, vivo.
Scrivo queste righe con rispetto e con sincera felicità: vedere Napoli raccogliere attenzione, fiducia e riconoscimenti è una gioia vera, perché è semplicemente giusto.
MMMMM
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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