Marzo 18, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LUCIO FONTANA – PERCHÉ I TAGLI. COME NASCE IL CONCETTO SPAZIALE

LUCIO FONTANA

Quanti di noi, davanti a una tela di Lucio Fontana, si sono chiesti: “Ma è davvero arte, o solo una tela tagliata, spinta dai mercanti d’arte e dal marketing? O c’è qualcosa di più?” E quanti hanno pensato: “Sì, interessante, ma in fondo è solo un taglio, punto e basta.”

Del resto, il mercato dell’arte vive anche di questo: un’opera acquistata a poco tempo prima può, con il passare degli anni e la spinta di gallerie e collezionisti, moltiplicare il proprio valore. L’illusione diventa realtà, e più quella realtà appare concreta, più cresce il desiderio di possederla.

Il cuore del concetto spaziale di Lucio Fontana è semplice e radicale: la tela non è più soltanto un piano da riempire con colori e figure, ma un corpo da attraversare. Con i suoi tagli, l’artista mette in crisi secoli di pittura intesa come finestra illusoria: invece di simulare la profondità, la apre davvero.

Lo spazio, per Fontana, non è solo quello fisico dietro la tela, ma anche quello infinito che si intuisce oltre. È un’arte che dialoga con il suo tempo, con la scienza e con l’epoca delle conquiste spaziali. La pittura non basta più: serve un linguaggio capace di restituire la percezione di un universo che si espande. Così i suoi Concetti Spaziali non sono quadri rovinati, ma opere che trasformano la tela in portale.

Il vuoto non è negazione, è possibilità, energia viva. E qui la metafora può allargarsi: mi piace pensare, anche se non è un concetto espresso direttamente dall’artista, che questo rimandi al vuoto della fisica quantistica, un vuoto che non è mai davvero vuoto, ma contiene energia latente, potenziale in attesa di emergere. In questa chiave, il taglio diventa simbolo di un varco su una dimensione altra, visibile e invisibile insieme.

Fontana non abbandona il colore o la pittura di colpo: li semplifica, li riduce a supporto del gesto essenziale. Colore e figura appartengono a un linguaggio antico, chiuso dentro i confini della tela, e il suo percorso lo porta progressivamente a liberarsene. Il taglio allora sostituisce la pittura: non rappresenta più lo spazio con illusioni prospettiche, lo crea davvero, aprendo un varco.

In questo senso, l’opera non è più solo un dipinto, ma un oggetto trasformato. Non è una finestra che mostra qualcosa, ma una presenza che vive nel presente, sospesa tra pittura, scultura e architettura.

 

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager

Alessandro Sicuro Comunication

 

 


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