Aprile 7, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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PITTI UOMO 110 CHIAMA JIYONGKIM E SCEGLIE UNA MODA CHE NON HA PAURA DEL TEMPO

Ci sono nomi che arrivano a Pitti per confermare un sistema, e altri che invece servono a spostarlo di qualche grado. JiyongKim appartiene chiaramente alla seconda categoria. Per l’edizione 110 di Pitti Uomo, in programma a Firenze dal 16 al 19 giugno 2026, il salone fiorentino ha scelto come Special Guest il brand del designer sudcoreano Jiyong Kim, affidandogli non una sfilata convenzionale, ma un progetto-evento pensato appositamente per la Fortezza da Basso.

La scelta non è casuale, e soprattutto non è neutra. JiyongKim non rappresenta il menswear rassicurante, lucidato, facilmente digeribile. Rappresenta piuttosto una moda che accetta il tempo come co-autore del capo. Il suo linguaggio ruota attorno al celebre processo Sun-Bleach, attraverso cui tessuti e superfici vengono lasciati per mesi alla luce del sole e alle intemperie, fino a sviluppare sbiaditure, ombre, irregolarità e tonalità impossibili da replicare due volte nello stesso modo. In un’epoca che ha trasformato la parola autenticità in uno slogan svuotato, qui torna invece a significare qualcosa di materiale, visibile, quasi tattile.

È proprio questo il punto interessante: Jiyong Kim non usa la sostenibilità come una vernice morale da spalmare sul prodotto. La porta dentro la costruzione stessa del capo, dentro il suo decadimento controllato, dentro l’idea che un indumento possa essere vivo, vulnerabile, esposto. Non è un caso che Pitti abbia parlato del suo lavoro come di un approccio capace di dare una seconda vita ai materiali e di trasformare tessuti e capi vintage in pezzi unici, attraversati da segni di caducità e da rimandi anche alla crisi climatica.

Ma sarebbe riduttivo leggerlo solo come designer “etico”. JiyongKim interessa perché tiene insieme concetto e forma. Da una parte c’è la riflessione sul tempo, sull’alterazione, sull’imperfezione; dall’altra c’è un lavoro rigoroso sulla costruzione del capo, sul pattern making, sul rapporto con il corpo e con il movimento. Il fatto che sia stato notato anche nel circuito del LVMH Prize 2024 non è un dettaglio accessorio: segnala che il suo lavoro è già entrato da tempo nel radar di chi osserva davvero dove può andare la moda maschile contemporanea.

La cosa più intelligente, però, è forse un’altra: per Firenze non ha scelto di limitarsi a una sfilata. Ha parlato invece di una mostra, di uno spazio in cui abiti, ambiente e tempo possano interagire. Ed è qui che il suo arrivo a Pitti smette di essere una semplice notizia di calendario e diventa un segnale culturale. Perché oggi il menswear più interessante non è quello che urla novità a colpi di styling. È quello che riesce ancora a cambiare pelle, lentamente, davanti ai nostri occhi.

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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