Il fatto che una storia come quella della macchina di Majorana e Pelizza sia arrivata sul tavolo del Senato della Repubblica dice molto più del suo contenuto tecnico: racconta il bisogno collettivo di credere, ancora oggi, che la conoscenza possa oltrepassare i limiti del possibile.
C’è un momento, nella storia di ogni leggenda, in cui il confine tra realtà e immaginazione vacilla. È accaduto ieri, quando la vicenda di Ettore Majorana e del suo presunto discepolo Rolando Pelizza è tornata a occupare una sala di Palazzo Madama, non più come curiosità da appassionati, ma come tema di un incontro ufficiale.
Nella Sala Nassiriya, un tavolo di relatori eterogenei – un teologo, una storica, un ingegnere, un presidente di associazione scientifica e uno scrittore – ha riportato in vita la figura del fisico scomparso nel 1938 e la sua enigmatica “macchina dell’energia infinita”. Al centro del dibattito, il libro Majorana-Pelizza. Il segreto svelato di Alfredo Ravelli, che raccoglie lettere, fotografie e testimonianze di una “seconda vita” di Majorana, trascorsa – si dice – in un monastero del Sud Italia per sfuggire all’incubo della bomba atomica.
Secondo il racconto, Majorana non sarebbe morto né fuggito all’estero, ma avrebbe continuato i suoi esperimenti in segreto, affiancato da Rolando Pelizza, imprenditore bresciano che sosteneva di aver costruito, sotto la sua guida, una macchina capace di annichilire la materia, produrre energia illimitata e perfino ringiovanire l’essere umano. Una visione che, anche solo a pronunciarla, scivola dal linguaggio della fisica a quello del mito prometeico.
Ravelli afferma di possedere tredici lettere autografe di Majorana, fotografie e un filmato che mostrerebbe Pelizza accanto a un anziano fisico, “periziati e autentici”. Racconta di esperimenti di trasmutazione della materia, come una fiamma che si sarebbe trasformata in grano, e di una proposta – al tempo stesso simbolica e provocatoria – di convertire in oro centinaia di migliaia di medagliette religiose destinate ai pellegrini.
Poi arrivano i capitoli più vertiginosi: un presunto accordo firmato da George W. Bush nel 2001 per produrre oro grazie alla macchina, l’interesse di Barack Obama in un’operazione segreta “contro la criminalità”, e infine un esperimento in cui lo stesso Majorana, ringiovanito dalla “traslazione energetica” del dispositivo, sarebbe tornato all’aspetto di un uomo di trent’anni.
Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, che ha concesso la sala per la conferenza, ha poi precisato: “L’utilizzo dello spazio non implica alcuna adesione ai contenuti esposti, né sostegno a teorie prive di fondamento scientifico.” Una precisazione diplomatica ma inevitabile, che evidenzia quanto sia sottile il confine tra libertà di ricerca e prudenza istituzionale.
Eppure, che una storia simile sia approdata a Palazzo Madama resta un evento culturale di rilievo. Significa che il mito di Majorana continua a esercitare un magnetismo profondo, capace di attrarre credenti e scettici nello stesso campo gravitazionale. La figura del genio scomparso, il discepolo visionario e la macchina capace di risolvere i problemi dell’umanità compongono una narrativa irresistibile, sospesa fra fede scientifica e desiderio di redenzione tecnologica.
Lorenzo Paletti, fisico e illusionista, aveva affrontato la stessa vicenda nel suo libro La Macchina di Rolando Pelizza (2024), indagandola con metodo e rigore. Il suo lavoro mostrava come dietro ogni presunta prova si nascondessero ambiguità, illusioni o fraintendimenti. Ma il fascino resta: ogni epoca ha bisogno dei propri misteri e delle proprie promesse di eternità.
Oggi Majorana e Pelizza non appartengono più soltanto alla cronaca: sono diventati archetipi contemporanei. Uno rappresenta la conoscenza che fugge per non distruggere, l’altro la fede che insegue per trasformare. E la loro macchina impossibile, che annienta e ricrea, non è forse che un simbolo: il sogno umano di riscrivere le leggi della materia e del tempo, là dove la scienza si piega alla nostalgia di Dio.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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