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Il mio punto di vista su un imprenditore che ha trasformato il capitalismo in un progetto di umanesimo industriale: un uomo che si è fatto da solo, quotato in borsa e fedele ai numeri, ma che al centro di tutto ha sempre messo le persone, la comunità di Solomeo e una visione etica del lavoro che oggi molti provano a comprendere e imitare.
È arrivato nelle sale Brunello, il visionario garbato, l’opera con cui Giuseppe Tornatore racconta non soltanto un imprenditore, ma un fenomeno culturale italiano. Non è un documentario in senso stretto, né una biografia tradizionale: è un racconto che attraversa memoria, filosofia, impresa e messa in scena. Perché Brunello Cucinelli non è solo un self-made man diventato leader globale; è qualcuno che ha reinterpretato il modo stesso di concepire l’impresa.
La sua storia parte da un’infanzia povera ma dignitosa a Castel Rigone, da un padre che ripete «cerca di essere una persona per bene», e da una giovinezza incerta, senza piani prestabiliti. L’intuizione arriva con il cashmere: non il classico beige austero, ma un cashmere vivo, colorato, trattato come materia creativa. Da quel gesto si forma un percorso che unisce qualità altissima, artigianato puro ed etica del lavoro.
Il modello cucinelliano è semplice e sofisticato allo stesso tempo: ciò che crea valore deve restituire valore. Prodotti di altissima qualità, prezzi proporzionati alle lavorazioni e maestranze che vengono pagate per ciò che realmente valgono. Ricamatrici, sarti e artigiani specializzati hanno stipendi che, in molti casi, superano quelli di professioni considerate più “nobili”. Non è marketing: è una struttura che Cucinelli ha costruito negli anni, insieme al sostegno concreto ai dipendenti — dalle case garantite in paese agli spazi di vita pensati per equilibrare lavoro e dignità.
Solomeo, il borgo restaurato e trasformato in comunità operosa, è il cuore simbolico di questa visione: un luogo in cui laboratori, teatro, vigne e architettura convivono in un disegno che unisce impresa e bellezza. Non stupisce che negli ultimi anni alcuni dei principali leader mondiali della tecnologia abbiano chiesto di trascorrere giorni lì, partecipando a workshop e confronti per comprendere da vicino una filosofia gestionale che capovolge le logiche iper-produttive della tech economy.
Tornatore sceglie un registro elegante: alterna testimonianza diretta e sequenze interpretate da Saul Nanni, lasciando che sia il protagonista stesso a guidare la narrazione. La musica di Nicola Piovani accompagna con delicatezza, trasformando il percorso imprenditoriale in un racconto intimo e quasi poetico.
Da parte mia — avendo vissuto Pitti Immagine in molte forme, tra fotografia, giornalismo e costruzione di campagne — quell’immagine non è nuova. Cucinelli l’ho osservato spesso: presente a ogni edizione, vicino al suo team, le mani nelle tasche della giacca, a scrutare ogni dettaglio con una calma vigile e una “buona educazione” rara. Ho qualche fotografia con lui scattata in quegli anni, ricordi che confermano ciò che il film restituisce: una persona coerente con la sua narrazione.
Brunello, il visionario garbato non mira a smontare un mito, né a costruirne uno artificiale. È il ritratto di un uomo che ha trasformato un’impresa in un pensiero e un borgo in una comunità. Mostra un modello possibile: solido, riconoscibile, capace di unire etica e impresa senza perdere di vista la realtà.
Che cosa succede quando un’azienda decide veramente di mettere l’essere umano al centro?
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GALLERY
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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