Se i numeri continueranno su questa traiettoria, Milano-Cortina 2026 non sarà soltanto un’edizione felice: sarà la più proficua di sempre per l’Italia alle Olimpiadi invernali, per quantità e qualità dei podi. E questo, al netto della retorica da bandierina, è un fatto che pesa.
Perché il medagliere è una fotografia impietosa: ti dice se un sistema funziona oppure no. E quando vedi più ori, più piazzamenti, più continuità di rendimento rispetto alle precedenti edizioni, capisci che dietro non c’è un colpo di fortuna. C’è lavoro: programmazione, staff, federazioni, atleti che reggono la pressione e non vanno in pezzi al momento decisivo.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia — letteralmente — quella che fa meno titoli ma incide sul bilancio. In Italia, infatti, alle medaglie olimpiche corrispondono anche premi economici pagati dal Paese (non dall’organizzazione dei Giochi). Le cifre restano quelle già viste a Parigi 2024: 180 mila euro lordi per l’oro, 90 mila per l’argento, 60 mila per il bronzo.
Sono numeri importanti, soprattutto per gli atleti delle discipline dove non girano sponsor milionari e il “business” non arriva mai. In quei casi il premio non è un vezzo: è una boccata d’ossigeno, spesso un modo per continuare a fare sport ad alto livello senza trasformarsi in equilibristi della sopravvivenza.
Il punto è che un’Olimpiade così vincente, se davvero dovesse chiudersi con un record azzurro, può diventare anche un costo extra inatteso. Da qui l’idea — già emersa in queste ore — che possa servire un supporto pubblico per sostenere l’eccezionalità del momento. Suona paradossale: vinci troppo e devi trovare i soldi per festeggiare. Ma è così.
Solo che “prestigio” non è una parola da cerimonia. È reputazione-Paese. È un brand che si rafforza davanti al mondo. Milano, Cortina, Livigno, Bormio: non sono solo luoghi su una mappa, sono una vetrina globale che lascia strascichi concreti. Visibilità, turismo, desiderabilità. La gente viene per i Giochi e poi torna per il territorio, se il territorio si racconta bene.
Insomma: le medaglie sono gloria, sì. Ma sono anche economia, immagine, futuro. E questa volta — se il finale confermerà il trend — l’Italia non sta solo “andando forte”. Sta firmando un’edizione che resterà come riferimento.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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