Aprile 1, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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GIORGIO ARMANI, MENTRE ANNUNCIA L’INAUGURAZIONE DEL NEGOZIO DI NEW YORK E LA SFILATA, RIVELA: “TRA DUE ANNI LASCIO”. È LA FINE DI UN’ERA ICONICA NELLA MODA

 

 

 

GIORGIO ARMANI: L’APERTURA A NEW YORK E GLI ULTIMI ANNI PRIMA DEL RITIRO  

 

Giorgio Armani, icona della moda mondiale, ha annunciato che si ritirerà entro due o tre anni. A 90 anni, lo stilista italiano fa un bilancio della sua vita e carriera in un’intervista al Corriere della Sera, svelando che l’addio non è lontano. Questa rivelazione arriva alla vigilia di un importante evento: la presentazione della collezione Primavera/Estate 2025 di Armani Privé, non a Milano, ma a New York, in concomitanza con l’inaugurazione del nuovo negozio sulla prestigiosa Madison Avenue.

 

LA RIFLESSIONE SUL PASSATO E IL RIMPIANTO PIÙ GRANDE

Armani, cresciuto durante gli anni difficili del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale, ripercorre nell’intervista i momenti cruciali della sua vita, dalla Piacenza dell’infanzia alla Milano che lo ha consacrato come stilista. In modo sorprendente, ricorda con un certo equilibrio il periodo sotto Mussolini, affermando che “c’erano anche cose buone” in quel sistema, come l’organizzazione della vita quotidiana, sebbene non si potesse opporre. Dalla sua infanzia emerge una figura familiare forte, con legami stretti, in particolare con il fratello Sergio, descritto come un ragazzo alto e affascinante, per il quale il piccolo Giorgio nutriva una gelosia tenera.

Riflettendo sui successi e le difficoltà, Armani svela anche il suo più grande rimpianto: “Non aver avuto figli”. La sua vita, dedicata interamente alla moda, non gli ha permesso di costruire una famiglia, una scelta che oggi pesa maggiormente su di lui, soprattutto mentre si avvicina al termine della sua carriera.

 

L’EREDITÀ E I RAPPORTI NEL MONDO DELLA MODA

Nel corso degli anni, Armani ha costruito un impero basato su una visione innovativa della moda, liberando uomini e donne dalle rigide costrizioni stilistiche. “Come Chanel e Saint Laurent, ho cercato di fare lo stesso”, spiega, ricordando il contributo di quei designer che, come lui, hanno rivoluzionato il concetto di eleganza. Tuttavia, nell’intervista non mancano commenti sinceri, e talvolta taglienti, sui colleghi. Con Gianni Versace, con cui ha condiviso una certa rivalità, riconosce l’enorme contributo all’internazionalizzazione della moda italiana, pur sottolineando che non tutto ciò che Versace ha fatto è stato memorabile.

Più duri sono i giudizi su Miuccia Prada, che definisce “troppo nel suo mondo” e poco attenta all’aspetto pratico dell’abbigliamento. Anche Dolce&Gabbana non sfuggono alla sua schiettezza: li definisce “furbacchioni”, pur ammettendo di ammirarli per la capacità di attrarre costantemente attenzione.

Ma tra i colleghi, il rapporto più affettuoso è con Valentino, che ogni anno, senza mancare, gli invia un messaggio di apprezzamento per le sue collezioni. Armani, riconosciuto per il suo stile sobrio e senza tempo, ha sempre mantenuto un profondo rispetto per chi, come lui, ha dedicato la vita alla moda.

 

IL FUTURO DELL’AZIENDA E LA DECISIONE DI NON VENDERE

Una delle domande più frequenti che circondano Armani riguarda il destino del suo impero. Nonostante le numerose offerte da parte dei grandi gruppi del lusso, come LVMH e Kering, Armani ha sempre respinto l’idea di cedere il controllo: “Chi vende non è più suo”, afferma con decisione. La sua azienda, tra le poche ancora indipendenti, rimane saldamente nelle sue mani, con un futuro che, secondo lo stilista, sarà nelle mani della nipote Silvana e di Leo Dell’Orco, suo storico collaboratore e figura importante nella sua vita privata.

 

IL RAPPORTO CON MILANO E L’IMPEGNO DURANTE LA PANDEMIA

Milano ha giocato un ruolo fondamentale nella vita di Giorgio Armani, città che lo ha accolto nel 1947 e che è diventata il palcoscenico dei suoi primi successi. Tuttavia, lo stilista non nasconde la sua delusione per la direzione che la città ha preso negli ultimi anni. Se da un lato ammira il rinnovamento architettonico e urbanistico, dall’altro critica l’assenza di quell’umanità che un tempo caratterizzava la metropoli.

Durante la pandemia, Armani ha dimostrato il suo attaccamento alla città, contribuendo con iniziative solidali. Celebre la campagna natalizia del 2020, quando ha affisso per le strade di Milano cartelloni con il messaggio: “Io ci sono per Milano, con i milanesi, con sentimento”. Un gesto che ha consolidato ancora di più il suo legame con la città, dove tutto è iniziato.

 

L’ULTIMO CAPITOLO DI UNA LEGGENDA

Armani si prepara ora a chiudere un capitolo straordinario della sua vita. Due o tre anni ancora, afferma, sono il tempo massimo che intende dedicare all’azienda prima di ritirarsi definitivamente. Una decisione ponderata, consapevole che prolungare troppo la sua permanenza sarebbe “negativo”. La moda italiana, e il mondo intero, si apprestano così a salutare uno degli ultimi grandi maestri della couture.

 

 

 

Alessandro Sicuro Comunication
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