Ralph Lauren supera le stime trimestrali oltre le attese e rilancia sul marketing delle linee premium. Nonostante i timori legati a dazi, Cina e margini, il mercato e non solo la borsa, premia la coerenza del brand e la strategia di posizionamento.
In un contesto internazionale complicato, tra tensioni geopolitiche e nuove politiche doganali, Ralph Lauren sorprende il mercato con risultati sopra le aspettative nel quarto trimestre. Il brand americano ha registrato un fatturato di 1,70 miliardi di dollari, contro gli 1,65 miliardi previsti dagli analisti, e un utile rettificato di 2,27 dollari per azione, anch’esso superiore ai 2 dollari attesi. Un segnale di forza che ha spinto il titolo in Borsa con un +2% nelle prime ore di contrattazione. A fare da traino, secondo il CEO Patrice Louvet, è stato l’impatto positivo di una strategia combinata di investimenti nei marchi premium del gruppo – in particolare Polo e Purple Label – e un’accelerazione delle attività di marketing, con focus mirato su mercati ad alta marginalità. Ma il quadro resta complesso.
“Stiamo valutando ulteriori azioni di pricing per l’intero anno 2025 e la primavera del 2026 per mitigare il potenziale impatto dell’evoluzione dei dazi”, ha dichiarato Louvet in conference call con gli analisti. Una dichiarazione che conferma la necessità, da parte dei grandi gruppi del lusso, di adattarsi in modo reattivo e dinamico a scenari normativi sempre più volatili. Nonostante il buon risultato trimestrale, le prospettive per il 2026 restano prudenti: la società prevede un incremento del fatturato a una sola cifra percentuale, frenato da inflazione, dazi e contrazione dei consumi. Le stime degli analisti – raccolte da LSEG – parlano di una crescita attesa del 4,39%. Un dato in linea con un settore che cerca nuovi equilibri dopo gli anni post-pandemici e la recente instabilità economica globale.
A incidere pesantemente, il nodo della supply chain. Ralph Lauren produce oggi circa il 96% dei propri capi fuori dagli Stati Uniti, con il 12% proveniente dalla Cina. Nonostante una recente tregua commerciale tra Washington e Pechino abbia temporaneamente abbassato i dazi statunitensi dal 145% al 30%, l’instabilità resta. E con essa, la necessità di strategie industriali più resilienti. La Cina, oltre che polo produttivo, resta anche uno dei principali mercati di sbocco per Ralph Lauren, insieme al Nord America e all’Europa. Un rallentamento della domanda asiatica, accompagnato da un sentiment dei consumatori più fragile, potrebbe tuttavia mettere sotto pressione i margini e l’appeal globale del marchio.
Non a caso, l’azienda prevede una contrazione dei margini lordi nella seconda metà del 2025. La sfida sarà quella di bilanciare qualità percepita, pricing intelligente e una distribuzione globale sempre più selettiva. Ralph Lauren, insomma, non rinuncia alla crescita. Ma lo fa con cautela, adattando la propria visione a un mondo che chiede flessibilità, visione e radicamento. Come ogni maison del lusso che voglia restare fedele al proprio DNA, ma anche sopravvivere all’imprevedibile.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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