Le nomine creative in casa Kering
Affidano a Pierpaolo Piccioli la guida creativa di Balenciaga. Lui, raffinato e misurato, autore di una couture che si fa racconto umano, spirituale. Arriva in una maison che, sotto la direzione di Demna Gvasalia, ha portato la moda al limite dell’estetica traumatica, del gesto distruttivo, della provocazione visiva elevata a linguaggio.
Intanto, in un gioco di riflessi quasi mitologici, lo stesso Demna sembra spostare la propria visione — o almeno la sua eredità — verso Gucci. Due traiettorie incrociate. Due dèi inquieti che si ritrovano in templi non loro, e proprio per questo carichi di tensione simbolica.
Balenciaga – Gucci: due genealogie a confronto
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Balenciaga è taglio, è struttura, è pensiero. È moda come architettura e ipotesi visiva.
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Gucci, invece, è codice. È accessorio come segno, storia, status. È la borsa, la scarpa, il dettaglio che racconta un’epoca.
Il morsetto, la Jackie, la Horsebit, la Bamboo — sono oggetti che parlano, che sedimentano significati.
Ed è qui che il secondo punto diventa centrale: le nuove generazioni non conoscono davvero questo patrimonio.
Non per disinteresse, ma perché nessuno ha saputo trasmetterlo con profondità.
Il valore dell’artigianalità, della cultura del bello, della precisione invisibile — è un sapere che si sta sfilacciando.
Un valore che né la politica, né l’impresa, né la scuola hanno saputo raccontare con il giusto orgoglio.
Eppure è proprio ciò che anche i più giovani cercano, spesso senza saperlo, nei capi e negli oggetti che scelgono di indossare.
Ma quanti conoscono davvero il significato tecnico e simbolico di un mocassino ben fatto?
Quanti sanno la differenza tra un contrafforte in salpa e uno in plastica, o tra una colla naturale ad acqua e una chimica industriale?
O che una buona scarpa deve riposare almeno cinque giorni sul fermo forma, per garantire struttura e durata?
Nelle eccellenze italiane, come Ferragamo, questi rituali resistono.
E mentre giovani artigiani da tutto il mondo — in particolare dall’Asia — vengono in Italia per apprendere queste tecniche, da noi rischiano di restare ai margini.
Non è un’accusa. È una constatazione: viviamo un tempo in cui il saper fare è diventato invisibile, e spesso il sistema non offre strumenti per riconoscerlo, apprezzarlo, valorizzarlo.
Dentro una manovia: il luogo dove la moda è reale
Basta entrare in una manovia — quei reparti dove si costruiscono scarpe e borse per le grandi firme — per capire.
Basta respirare: Il profumo della pelle appena tagliata, grezza, viva. La bellezza discreta degli accessori: ogni cucitura è una scelta, ogni forma è un linguaggio. La sapienza delle mani: il maestro calzolaio, il tagliatore di pellami, la premonta.
Mani che ho visto all’opera nei calzaturifici e borsifici dei più importanti marchi italiani. Il gesto sapiente, preciso, invisibile. È quello il gesto che rende la moda reale.
Piccioli e Gvasalia: due forze opposte, una sfida culturale
Stavamo forse sognando un ritorno — Tom Ford per Gucci, o almeno un’eco glamour, sensuale, cinematografica.
Come la “cruise 2026” a firenze fatta di ritorno ai codici, di celebrazione degli archivi, di rigore iconografico. Ma no…
Kering ha scelto il rischio, la dissonanza, il confronto.
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Piccioli approda a Balenciaga per ricostruire, con grazia e precisione, un nuovo linguaggio all’interno di un tempio desacralizzato.
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Demna, con la sua carica destrutturante, potrebbe portare a Gucci un’altra scossa, sicuramente un altro terreno di conflitto visivo.
E allora ci chiediamo: quale eredità sarà davvero ascoltata? Chi saprà parlare ai desideri profondi del pubblico — non solo alle sue reazioni superficiali? E, più di tutto, chi avrà il coraggio di restituire valore al contenuto, e non solo al messaggio?
Forse è l’inizio di una grammatica nuova. O forse è solo l’ennesimo atto di un teatro in cui gli dèi inquieti della moda continuano a cambiare tempio, ma non smettono mai di raccontarci — nel bene e nel male — chi siamo e dove stiamo andando.
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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1 pensato su “GLI DÈI DELLA MODA CAMBIANO TEMPIO, I SEGUACI PERDERANNO LA FEDE E GLI ALTRI SI DISORIENTERANNO”