Aprile 12, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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BOTTEGA VENETA: L’ESORDIO DI LOUISE TROTTER TRA ARTIGIANATO, SUGGESTIONI E CORAGGIO

BOTTEGA VENETA

L’ingresso di Louise Trotter come direttrice creativa di Bottega Veneta era carico di aspettative — ereditare l’eredità di Blazy, mantenere il filo del brand, portare una visione nuova. Con la sfilata della primavera-estate 2026 ha fatto un passo che definirei ponderato, non rivoluzionario, ma pieno di segnali interessanti.

Dal primo momento si avverte che Trotter non vuole smontare il sistema: l’intreccio viene trattato come linguaggio, non come sigla meccanica. Il celebre motivo intrecciato non sparisce, ma si reinventa: nei volumi, nelle trame audaci, nei tagli che lo rendono meno ornamentale e più parte viva del capo. Nei materiali e nei dettagli — frange leggere che si muovono come piccoli scarti visivi, tessuti che sembrano respirare, superfici che dialogano con la luce — scorgi il tentativo di fondere artigianato e fantasia.

Non tutto però è filato liscio: alcune soluzioni appaiono cautelative, come se Trotter sentisse il bisogno di garantire continuità piuttosto che strappare con il passato. Questo è comprensibile. Il rischio grosso — in un cambio di guida — è perdere l’identità. Meglio modulare che stravolgere. E lei ha scelto di modulare.

Le silhouettes mostrano un equilibrio fra forma e fluidità. Abiti scultorei si alternano a vestiti dritti, e le proporzioni sono ben costruite: non vedi eccessi incontrollati, ma dosature. I colori non gridano, ma suggeriscono — tonalità neutre, punte più vivide, qualche contrasto calibrato. Si avverte la volontà di non spaventare chi ama Bottega Veneta, ma anche di incuriosire chi attende una traccia di “nuovo”.

Ho apprezzato gli inserti: dettagli architettonici, tagli asimmetrici, superfici leggermente lavorate. L’abilità artigianale, che è da sempre cuore del marchio, non è messa in secondo piano. In qualche look la frangia, ad esempio, diventa elemento che rompe la regolarità, un accento visivo che chiede attenzione. Il risultato è meno “esibizione estrema” e più “racconto che si fa”.

Il debutto mi pare un esordio riuscito: non una rivoluzione, ma una promessa. La promessa che Bottega Veneta può avanzare guardando avanti senza tradire se stessa. Che Trotter ha avuto il coraggio di lasciare qualche filo aperto, piuttosto che chiudere tutto con un colpo e poi pentirsene.

Se dovessi dare un giudizio netto: la nuova stilista ha esordito bene, con una mano sicura e con l’umiltà di chi sa di essere arrivata in un terreno che respira storia. Dirigere una maison come Bottega non è da tutti; lei sceglie di inserirsi con rispetto e con visione.

GALLERIA

 

 

Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager

Alessandro Sicuro Comunication

 

 


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