Marzo 15, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LA FIRMA BIOLOGICA DEL GRUPPO RH NEGATIVO: MITO O REALTÀ SCIENTIFICA

 

LA FIRMA BIOLOGICA 

Il sangue è una materia silenziosa che ci attraversa: non solo ossigeno e nutrienti, ma storie, segnali, memorie. Ogni goccia porta tracce di ciò che siamo stati; per questo il gruppo Rh negativo suscita curiosità non soltanto tra i medici, ma anche tra antropologi, filosofi e chi si occupa di simboli.

Anch’io appartengo a quella minoranza. Circa il quindici per cento della popolazione non presenta sull’emoglobina una piccola proteina chiamata antigene D: è questa assenza, non una malattia, a definire il gruppo Rh negativo. L’antigene D è parte del sistema Rhesus; diverso è il sistema AB0, che riguarda gli antigeni A e B e determina i gruppi A, B, AB o 0. In pratica, il gruppo (A, B, AB, 0) e il fattore Rh (positivo o negativo) sono due livelli distinti della stessa matrice ematica: si combinano, ma non si confondono.

La scoperta del fattore Rh risale al 1940, a Landsteiner e Wiener; da allora sappiamo bene come la sua assenza possa avere implicazioni cliniche — il caso più noto è l’incompatibilità materno-fetale, quando una madre Rh– porta in grembo un feto Rh+. Il sistema immunitario materno può riconoscere alcune cellule del feto come “altro” e reagire: una spiegazione chiara, biologica, di un fenomeno che però porta con sé un’immagine potente e paradossale: la vita che può respingere la vita.

A ogni modo, il mistero non finisce alla biologia. Perché l’Rh negativo si concentra in certe aree — tra i Baschi, in Islanda, in alcune isole — e scarseggia in altre? Le ipotesi vanno dall’isolamento genetico a modelli di selezione locale, ma l’assenza di risposte nette ha lasciato spazio anche a narrazioni: remoti retaggi, civiltà perdute, memorie collettive. È lì che mito e scienza si sfiorano senza sovrapporsi.

Se proviamo a leggere il fenomeno con una chiave più ampia, allora emerge un tema che mi interessa: la memoria liquida. Il corpo umano è fatto per oltre il settanta per cento d’acqua; il sangue è acqua aggregata a proteine, cellule e impulsi elettrici. Alcuni esperimenti — noti e controversi — hanno suggerito che l’acqua risponda a stimoli esterni: Masaru Emoto, ad esempio, ha documentato come la morfologia dei cristalli d’acqua cambi in relazione a suoni o parole vedi mio articolo  del 12-apr-2015. Quegli studi sono stati criticati per metodo e interpretazione, e non costituiscono, “dicono”,  prova scientifica conclamata. Tuttavia, restituendo il senso simbolico dell’osservazione: se l’acqua, componente primaria del corpo, è sensibile a vibrazioni e contesti, è legittimo interrogarsi su quanto il sangue, forma complessa e dinamica dell’acqua corporea, possa conservare tracce di memoria dell’esperienza.

Non è affermazione di miracoli: è un’apertura di prospettiva. Il sangue registra storia biologica e reazioni, riflette lo stato immunitario, metabolico e, in un certo senso, anche il modo in cui viviamo. Pensarlo come “archivio” non significa sostituire la medicina con la mitologia; significa riconoscere che il corpo porta dati e narrazioni che meritano lettura attenta.

Alla fine, la questione del gruppo Rh negativo ci parla di identità e diversità, non solo di genetica. È una traccia — un piccolo segno sulla pelle dell’umanità — che invita a guardare oltre la classificazione per porre domande più ampie sul senso e sulla memoria.

Il sangue non è solo ciò che ci tiene in vita: è anche un luogo in cui si intrecciano corpo, storia e memoria. Scorre, e racconta di noi.

 

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication


 


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