Marzo 16, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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OLTRE LA LUCE – L’ESPERIENZA CHE HA TRASFORMATO LA PAURA IN CONSAPEVOLEZZA

L’esperienza di Patrizia Lo Bracco

 

Ci sono storie che non si raccontano per stupire, ma per condividere una verità interiore.
Patrizia Lo Bracco, guida spirituale, medium e Angel Coach, ripercorre la propria esperienza di confine, un evento che ha cambiato per sempre il suo modo di vedere la vita, la morte e ciò che esiste fra le due. La sua voce, pacata ma intensa, restituisce una testimonianza che attraversa i confini della logica senza mai abbandonare la chiarezza dell’esperienza umana.

«La verità è che io ci sono nata con quello che le persone chiamano un dono», racconta Patrizia. «Per me, più che un dono, è sempre stato un effetto di fabbrica. Oggi lo chiamo “optional”, perché sono uscita dalla fabbrica della vita con qualcosa in più. Ricordo perfettamente le mie due ultime vite precedenti: so da dove vengo e, se chiudo gli occhi, rivedo ancora la scena della mia nascita. Sento il liquido amniotico, le urla di mia madre, la confusione di quel momento. Non dovevo esserci, o almeno non così. Non dovevo essere femmina. Ma ho deciso di venire lo stesso, a prescindere.»

I primi ricordi risalgono ai suoi primi mesi di vita: «Mia madre lavorava con la tagliacuci nel piccolo garage sotto casa e mi lasciava su una coperta piena di giocattoli. Ricordo tutto: lei, io e alcuni oggetti eravamo a colori, ma il resto della stanza era in bianco e nero. Solo crescendo ho capito che le figure in bianco e nero erano i defunti. Li vedevo da sempre. Vivevo in due mondi: uno in bianco e nero, uno a colori.»

Durante l’infanzia e l’adolescenza quella sensibilità divenne un peso. «Ogni volta che parlavo di quello che vedevo, finivo da uno psichiatra o da un esorcista. Cinquant’anni fa non c’era apertura mentale, si pensava al male, non all’anima. Poi un frate benedettino disse a mia madre: “Lasci perdere, questa ragazza ha un dono, lo scoprirà vivendo.” Da allora mi lasciarono in pace.»

Ma la vita non smise di metterla alla prova. «A diciannove anni non volevo più vivere. Mi sentivo invisibile. Cercavo di farmi notare, di far capire che esistevo, ma nessuno se ne accorgeva. Pesavo trentasei chili. Ero una giovane promessa del judo, mio padre aveva una palestra. Una sera ho deciso di farla finita. Ho scritto una lettera, mi sono messa il judogi, ho trovato una bottiglia di acido muriatico e l’ho bevuto. Ricordo solo il bruciore e poi il buio.»

Poi, il risveglio in un’altra dimensione.
«Ho visto tutto dall’alto: il mio corpo a terra, l’arrivo dell’ambulanza, le sirene, il pronto soccorso, i medici che cercavano di salvarmi. Ero sospesa sopra di loro. Quando ho riconosciuto che quel corpo ero io, ho pensato: “Non sono morta?” E in quell’istante, tutto è diventato nero. Solo una scintilla di luce bianca brillava nel buio, e mi ha risucchiata dentro di sé.»

Patrizia racconta di aver attraversato un tunnel di luce e di aver ritrovato le anime che l’avevano accompagnata nella vita: la nonna paterna, il suo angelo custode, persino la sua prima gatta, Agatha. «Erano tutti fatti di luce. Ero fatta di luce anch’io. Sentivo di essere Patrizia, ma senza corpo. Quando ho abbassato la testa per guardarmi, ho percepito in un solo istante tutti i miei diciannove anni: ciò che avevo fatto, ciò che non avevo fatto, ciò che avrei potuto fare meglio. Mi sono giudicata. Nessuno ci giudica, lo facciamo noi stessi.»

Davanti a lei apparve una figura luminosa.
«Il Maestro. Gesù. Non ci sono parole per descrivere quella presenza: nei suoi occhi c’erano gli universi, le stelle, la pace. Ho sentito solo amore. Mi ha teso la mano e mi ha detto: “Tocca a te scegliere, ma sappi che questo non è il tuo momento.” Mi sono voltata e, nel farlo, ho scelto di tornare. Quando ho riaperto gli occhi ero in ospedale, dopo trentasei ore di coma.»

«Il giorno dopo cercai un parapsicologo», continua. «Mi disse che il fatto di avere ricordi lucidi e pensieri razionali durante l’esperienza significava che la mia anima era ancora legata al corpo. E aveva ragione. Da quel giorno la mia vita è cambiata per sempre.»

Oggi Patrizia definisce quell’esperienza “la benzina del suo motore”.
«Mi ha dato la consapevolezza -dice- del valore dell’esistenza e ha ampliato le mie doti medianiche. È il motivo per cui oggi accompagno le persone nel passaggio e sostengo chi resta. Questo viaggio mi ha insegnato che non esiste fine, ma solo trasformazione.»

 

 

 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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