UNA STRATEGIA DI MARKETING VINCENTE
Disclaimer: questo articolo non ha alcuna inclinazione politica o economica. Non è sponsorizzato, non è sostenuto da partiti, fondazioni o lobby. È un saggio di analisi sul marketing politico — o, più precisamente, sul fenomeno del Political Branding — scritto con finalità puramente culturali e accademiche.
Il paradosso è evidente: nella città con più miliardari residenti al mondo, il nuovo sindaco è un uomo che ha promesso di tassarli. È l’immagine vivente di ciò che il 90% dei newyorkesi teme, osteggia o considera utopico: un socialista con un programma radicale, figlio di immigrati, trentiquattrenne, musulmano, e con la convinzione di poter ribaltare l’ordine economico della città che non dorme mai. Eppure è lì. E non per caso.
Zoran Mamdani ha vinto grazie a un’operazione di marketing politico perfetta, lucida, chirurgica. Un esercizio di Political Branding in cui ogni elemento — identità, linguaggio, immagine, ritmo comunicativo — è stato costruito per scardinare le gerarchie del potere senza sembrare rivoluzionario, ma inevitabile.
Non viene da scuole di partito né da accademie di comunicazione. Si è formato in Economia e Filosofia al Bowdoin College, nel Maine, e ha imparato la politica sui marciapiedi del Queens, tra sfratti, proteste e affitti impossibili. La sua carriera inizia come organizzatore comunitario, poi entra nell’Assemblea dello Stato di New York con la corrente dei Democratic Socialists of America, la stessa di Alexandria Ocasio-Cortez. È cresciuto nella cultura della strada e nell’attivismo, non nel cerimoniale politico. È qui che nasce la sua forza: la capacità di tradurre la protesta in linguaggio popolare, e il malessere in consenso.
Il suo racconto parte da un’idea tanto semplice quanto devastante: restituire New York ai cittadini comuni. Non ai fondi immobiliari, non ai broker, non agli imperi del lusso. Ma a chi vive l’affitto come una ferita aperta, a chi prende la metro ogni giorno, a chi è costretto a fare due lavori per sopravvivere in una città che ha dimenticato il concetto di “costo umano”.
Nel suo programma ci sono parole che in America fanno tremare le poltrone: blocco degli affitti, trasporti gratuiti, asili pubblici senza rette, supermercati comunali a prezzi popolari. Tutto finanziato da un aumento delle tasse per chi guadagna più di un milione di dollari l’anno. Roba da film, se non fosse che il film è andato in onda davvero — e il protagonista ha vinto.
Negli Stati Uniti, dove la parola socialismo è ancora sinonimo di minaccia, Mamdani ha saputo tradurre un’ideologia in linguaggio popolare. Non ha predicato, ha narrato. Non ha promesso il paradiso, ha descritto l’inferno in cui già vivono i suoi elettori. E lo ha fatto con un tono che è l’esatto contrario della propaganda: intimo, ironico, diretto, quasi artigianale.
Sui social ha costruito un personaggio che non sembra un politico: è il ragazzo del quartiere, quello che ti ferma alla fermata del bus per dirti che sì, il biglietto dovrebbe essere gratis. I suoi video hanno la forza dell’immediatezza, girati per strada, con luci sbagliate e sorrisi veri. È l’anti-format che diventa format. Ha usato il vintage per comunicare futuro: grafiche anni Settanta, montaggi veloci, sottotitoli in più lingue, un’estetica da VHS contaminata da TikTok. Tutto calibrato per un pubblico stanco delle produzioni patinate e delle menzogne levigate.
Il suo segreto è la coerenza. Mamdani dice uguaglianza e veste da persona comune. Parla di comunità e si mostra per strada. Denuncia i privilegi e non ne ostenta nessuno. In un tempo in cui la politica è immagine, lui ha capito che l’immagine deve coincidere con l’uomo. È lì che la comunicazione diventa marketing, e il marketing — arte della percezione — diventa potere.
Ora viene il difficile: governare davvero quella città, con un programma che mette in discussione i totem economici di un intero Paese. Ma, indipendentemente da come finirà, Zoran Mamdani ha già riscritto la grammatica della politica americana. Non ha venduto un’idea. Ha venduto la sensazione che la politica possa ancora servire a qualcosa.
E in fondo, questo è il vero marketing: far credere possibile ciò che tutti davano per perso.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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