Aprile 9, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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TAVOLO DELLA MODA: INTESA CONTRO L’ULTRA-FAST FASHION, MA IL TEMPO STRINGE

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Dopo rinvii e attese, il Tavolo della Moda si è finalmente riunito il 15 dicembre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un incontro atteso, presieduto dal ministro Adolfo Urso insieme al sottosegretario Fausta Bergamotto, che ha visto seduti allo stesso tavolo associazioni di categoria e sindacati. Il punto di caduta è stato chiaro: un consenso ampio, definito “unanime”, sulla necessità di contrastare l’ultra-fast fashion.

Un fenomeno che, nelle parole del ministro, rappresenta una minaccia diretta non solo per il sistema produttivo, ma anche per la sicurezza, la salute e i diritti dei consumatori. Un modello che ha assunto dimensioni ormai ingestibili, favorito anche dagli squilibri del commercio internazionale e dagli effetti indiretti dei dazi americani.

Durante l’incontro sono stati ripercorsi i provvedimenti già avviati o in fase di introduzione. A livello europeo, l’introduzione di un dazio di 3 euro sui pacchi di valore inferiore ai 150 euro. Sul piano nazionale, gli emendamenti alla Legge di Bilancio che prevedono un’ulteriore tassazione di 2 euro sui pacchi low value provenienti da Paesi extra-UE. A questi strumenti si affiancano le nuove regole sui green claim e il rafforzamento dell’Extended Producer Responsibility, destinata a rendere più stringente la responsabilità ambientale anche per i produttori stranieri che vendono online nel mercato europeo.

Altro nodo centrale è quello della legalità lungo la filiera. Caporalato e lavoro irregolare continuano a rappresentare una ferita aperta per il settore. Urso ha ribadito la necessità di un’azione congiunta e coordinata, annunciando l’avvio di un confronto immediato per arrivare a una soluzione normativa più strutturata ed efficace rispetto alle prime ipotesi contenute nel ddl Pmi attualmente in discussione alla Camera.

Dal mondo industriale, Confindustria Moda ha portato numeri che pesano come macigni: negli ultimi due anni il settore ha perso circa 20 miliardi di euro, una contrazione paragonabile alla scomparsa improvvisa di un intero comparto industriale. Da qui l’urgenza di un Piano strategico nazionale per la moda, capace di fermare l’emorragia. La lotta all’illegalità, però, secondo il presidente Luca Sburlati, non deve trasformarsi in una gogna mediatica che rischia di colpire indiscriminatamente un settore già in difficoltà. Servono regole chiare, controlli seri e un sistema di auditing condiviso lungo tutta la filiera.

Sul fronte del sostegno economico, il ministro ha ricordato gli strumenti già attivi o in partenza: dal Piano Transizione 5.0 ai contratti di sviluppo, dal Fondo di Garanzia per le Pmi alla Nuova Sabatini, fino agli interventi sulle fibre tessili naturali e riciclate. Particolare attenzione è stata riservata alla proroga del credito d’imposta per design e ideazione estetica fino al 2026, con un aumento dell’intensità dell’aiuto dal 5 al 10%. Nel ddl Pmi è stato inoltre inserito un fondo da 100 milioni di euro per i mini-contratti di sviluppo nel settore moda, con una soglia di accesso abbassata a 1 milione di euro per favorire le piccole e medie imprese.

Dal lato commerciale, Federazione Moda Italia–Confcommercio ha acceso i riflettori sul retail, oggi l’anello più fragile della catena. Il paradosso italiano è evidente: mentre l’economia mostra timidi segnali di ripresa, i consumi di moda continuano a scendere. Nei primi dieci mesi dell’anno le vendite hanno registrato un calo superiore al 5%, con una perdita di circa 4 miliardi di euro rispetto al 2019. Ancora più preoccupante il dato sulle chiusure: nel solo 2024 sono scomparsi oltre 6.400 punti vendita.

Ogni negozio che abbassa la serranda non è solo un problema economico, ma anche sociale e culturale. Per questo Confcommercio chiede interventi urgenti: incentivi fiscali per gli acquisti sostenibili e made in UE nei negozi di prossimità, Iva agevolata sui beni moda, sostegno ai costi di locazione. Perché il Made in Italy non vive solo nelle fabbriche, ma anche nelle strade, nelle vetrine, nelle relazioni quotidiane tra territorio e persone.

 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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