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Negli ultimi anni i negozi di abbigliamento in Italia stanno affrontando una difficoltà che va oltre il calo dei consumi o la concorrenza dell’online in senso generico. C’è una contraddizione più sottile, meno raccontata, ma profondamente destabilizzante per chi lavora sul territorio.
Il meccanismo è noto: i negozi fanno ordini stagionali negli showroom, selezionano collezioni, investono capitale con mesi di anticipo, costruiscono un assortimento coerente con il proprio pubblico. È il cuore del retail tradizionale, quello che richiede competenza, visione e rischio imprenditoriale.
Il problema nasce dopo.
Sempre più spesso accade che gli stessi brand, soprattutto quelli con una forte presenza digitale, pratichino sul proprio e-commerce sconti aggressivi e continui. Non più limitati ai saldi di fine stagione, ma distribuiti durante tutto l’anno: promozioni, private sale, Black Friday permanenti, codici sconto seriali.
Il risultato è paradossale: il negozio si ritrova a vendere a prezzo pieno – o con margini già ridotti – prodotti che online vengono proposti con ribassi del 50, 60, talvolta 70%. In alcuni casi il prezzo finale al pubblico online scende addirittura sotto il prezzo di acquisto che il negoziante ha pagato nello showroom.
A quel punto il danno non è solo economico. È reputazionale. Il cliente entra in negozio, prova, tocca, chiede consiglio… e poi scopre che lo stesso capo costa molto meno online, dallo stesso brand. Il negozio non appare più come un presidio di valore, ma come un intermediario “caro”, anche quando non lo è.
Qui non si tratta di demonizzare l’e-commerce, né di rimpiangere un passato che non tornerà. Si tratta di conflitto di canale. Un brand che vuole presidiare sia il digitale sia il retail fisico non può permettersi di essere il primo concorrente dei negozi che lo rappresentano.
Una possibile soluzione, discussa da molti operatori del settore, sarebbe la differenziazione reale delle linee: prodotti specifici per il retail fisico e prodotti destinati al canale online e alle grandi campagne promozionali. Non un maquillage, ma una strategia chiara, che permetta a entrambi i canali di lavorare senza cannibalizzarsi.
Il tema è più ampio e tocca il futuro stesso del commercio nei centri urbani. I negozi non sono solo punti vendita: sono luoghi di relazione, consulenza, cultura del prodotto. Se vengono svuotati di valore economico e simbolico, il danno non riguarda solo i commercianti, ma l’intero ecosistema della moda.
La domanda, allora, è semplice ma scomoda:
i brand vogliono davvero continuare a esistere anche nei negozi fisici, oppure li considerano solo una vetrina temporanea prima della vendita online?
Finché questa ambiguità non verrà affrontata con onestà strategica, la crisi del retail non sarà solo una questione di mercato, ma una scelta precisa. E le conseguenze sono già sotto gli occhi di tutti.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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