Ottobre 22, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

Cipro avviso di rientro forzoso. Prove tecniche ed anticipazione per L’Italia?

CIPRO, SLITTA VOTO SU PIANO SALVATAGGIO.
 PUTIN ATTACCA LA TASSA: “E’ PERICOLOSA”
da Repubblica.it

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Slitta a domani il voto del Parlamento cipriota (56 deputati) per dare il via libera al prelievo forzoso sui conti correnti e sui depositi nelle banche dell’isola richiesto dell’Ue in cambio di un piano di salvataggio da 10 miliardi di euro. La proposta dei ministri delle Finanze dell’Eurozona – un’imposta del 9,9% sui depositi oltre 100mila euro e del 6,75% per quelli di importo inferiore – ha provocato la rabbia dei correntisti ciprioti e degli stranieri residenti anche perché si tratta della prima volta che, per salvare l’economia di un Paese, vengono toccati i risparmi dei suoi cittadini. Ieri è quindi iniziato l’assalto a bancomat per prelevare più contanti possibili. Il governo tuttavia ha limitato a un giorno e non più a due la chiusura degli istituti di credito. In caso di via libera la Bce provvederà Cipro della liquidità necessaria.

In Europa, però, nessuno si assume la paternità della proposta. La Germania dice di essere aperta ad altre opzioni con il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, che spiega: “Il prelievo sui depositi sotto 100mila euro non è stata un’idea del governo tedesco. Se si trova un’altra soluzione noi non avremmo il minimo problema”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Bce: “Se il presidente di Cipro vuole cambiare qualcosa riguardo al prelievo sui conti bancari – ha detto il membro del board Joerg Asmussen – può farlo. Deve solo assciurare che il finanziamento sia intatto”.

ITALIA TORSOLO

ITALIA TORSOLO

La mossa di Cipro, però, preoccupa gli analisti: “L’introduzione di un prelievo sui depositi bancari sembra aver rotto un altro tabù” dice Morgan Stanley secondo cui “questo va al di là del mercato e delle nostre aspettative, sollevando timori di un possibile errore politico e che potrebbe causare un rischio sostanziale di contagio” a Paesi periferici.

Il presidente cipriota Nikos Anastasiades, parlando alla nazione, ha ribadito di aver fatto la “scelta meno dolorosa” accettando l’accordo per salvare l’economia del Paese ed ha assicurato che sta ancora facendo pressione affinchè l’Ue cambi decisione “per minimizzare l’impatto” sui piccoli depositi: si lavora, infatti, a una riduzione dal 6,75 al 3% dell’imposta sui depositi inferiori ai 100mila euro contro un innalzamento dal 9,9 al 12,5% per quelli di importo superiore.

ITALIA CRAC BUCOITALIA CRAC BUCO

Le perdite dei risparmiatori, però, potrebbero essere compensate con azioni in banche commerciali garantite dai futuri introiti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti sottomarini di gas naturale scoperti di recente a Sud dell’isola.

La decisione di Cipro preoccupa soprattutto la Russia: l’isola del mediterraneo è il principale “paradiso fiscale” per gli oligarchi russi, ma anche una delle principali destinazioni degli investimenti bancari russi. Secondo gli esperti, si tratta di almeno 20 miliardi di dollari, cui si aggiungono – nel 2012 – i circa 12 miliardi di dollari delle banche russe (3 miliardi in più rispetto al 2011).

Anche per questo nel 2011 Mosca aveva accordato a Nicosia un prestito da 2,5 miliardi. E per il presidente russo, Vladimir Putin la tassa è “ingiusta, non professionale e pericolosa”. Intanto, il ministro delle finanze di Cipro Michalis Sarris è atteso mercoledì a Mosca dove probabilmente discuterà la possibile ristrutturazione del prestito. Si è fatto sentire anche il premier Dmitri Medvedev: “La possibile tassazione dei depositi bancari a Cipro sembra una confisca dei soldi altrui. Non so chi sia l’autore di questa idea – ha detto Medvedev – ma tutto evoca una confisca”. Il capo del governo russo ha parlato di decisione “abbastanza strana e discutibile”.

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Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, invita a non drammatizzare la situazione: “Cipro è una realtà molto piccola, non credo proprio” che in Italia possa succedere una cosa del genere.

2 – I CONTI CIPRIOTI CONGELATI FINO A DOMANI
Marco Sodano per “la Stampa”

Pugnalati alle spalle, dai loro governanti e dall’Unione europea. Domenica di rabbia per i ciprioti: non riescono a digerire il fatto che il salvataggio dell’isola si farà sulla loro pelle. Salvata l’Irlanda con 67 miliardi, salvato il Portogallo (78 miliardi), salvata la Spagna (39 miliardi), salvata la Grecia (240 miliardi). Fino ad ora nessuno aveva fatto pagare il dissesto di un paese direttamente ai suoi cittadini.

Cipro invece si candida a ottenere questo sgradevole primato con la legge che imporrà, in cambio dei 10 miliardi in arrivo dall’Europa, un prelievo forzoso sui conti correnti del 9,90% per quelli sui quali ci sono più di 100 mila euro e del 6,75 su tutti gli altri.

Attenzione però: in cambio, i correntisti, riceveranno azioni dell’istituto presso il quale hanno il conto. Consolazione parziale vai a sapere nei prossimi giorni dove precipiteranno le quotazioni delle banche cipriote – che però cambia il quadro delle cose. In Italia, correva il 1992, il prelievo deciso da Amato con la tassa per l’euro fu 11 volte più basso di quello del 6,75%. Però nessuno ci ha restituito nulla.

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I ciprioti non se ne danno per intesi: ieri è continuata la corsa ai bancomat già vista sabato, stratagemma estremo per tentare di salvare il salvabile. Tutto inutile, la stragrande maggioranza degli sportelli automatici dell’isola è già a secco, per gli altri vale il congelamento delle attività deciso ieri dal governo. Stesso discorso per le filiali bancarie: chiuse oggi per il “lunedì pulito”, festività ortodossa che corrisponde al nostro mercoledì delle ceneri, lo resteranno anche domani, messe in ferie forzose dal governo che teme disordini. «Speriamo che il popolo ci capirà», ha dichiarato ieri il ministro delle Finanze. Non c’è da scommetterci.

Resta il problema di approvare la legge. Ieri il governo ha deciso di spostare la votazione ad oggi nel tentativo di trovare una maggioranza. Il presidente Nikos Anastasiades fatica a trovare i 57 voti necessari. La Banca centrale europea ha fatto pressing in tutti i modi per ottenere un voto domenicale spinta – a sentire fonti dell’Eurotower – «dal timore di un effetto domino» che potrebbe scatenarsi fin da questa mattina sui mercati finanziari e negli istituti bancari europei.

Secondo i siti web di Cipro, invece, la fretta di Francoforte nascerebbe dal timore che l’isola riesca a ottenere aiuti finanziari da altri creditori internazionali non europei. La Russia non sarà della partita: ha già fatto sapere che non intende fornire altri aiuti a Nicosia dopo il prestito di 2,5 miliardi di euro deciso nel 2011 (sul quale Mosca sarebbe però pronta a concedere un allungamento dei tempi di rimborso e un taglio del tasso di interesse). Però sempre ieri – e sempre a quanto scrivono i siti ciprioti – una delegazione di parlamentari sarebbe arrivata a Pechino per chiedere al governo cinese un prestito che consenta di non toccare i depositi bancari.

BANCAROTTABANCAROTTA

Ultimo atto di una giornata burrascosa, infine, è arrivato il discorso alla nazione del presidente Anastasiades. L’accordo fatto in Europa, ha detto, «è una scelta dolorosa ma è l’unica che consentirà di salvare la nostra economia». Rifiutare l’offerta dell’Eurozona equivarebbe all’immediata chiusura «di una delle maggiori banche di Cipro» e l’interruzione degli aiuti della Bce agli istituti di credito dell’isola con un corollario di conseguenze terribili: migliaia di posti di lavoro perduti nelle banche stesse, il fallimento di centinaia di piccole e medie imprese locali e «l’espulsione immediata dall’eurozona, con una paurosa svalutazione della moneta cipriota».

3 – L’EUROPA HA ROTTO UN TABÙ MA AL MINOR PREZZO POSSIBILE
Marco Zatterin per “la Stampa”

Il problema non è ciò che è successo, ma quello che potrebbe accadere. Per strappare Cipro al collasso finanziario, l’Eurozona ha deciso di rompere il suo storico patto coi risparmiatori e finanziare in parte il salvataggio imponendo una “una tantum” sui conti bancari dell’isola.

bandiera ciproBANDIERA CIPRO

Anche se metà delle vittime dello scalpo creditizio saranno stranieri, dunque non risparmiatori qualunque, i soldi destinati all’erario di Nicosia infrangono un tabù. Ora si sa che Bruxelles ha un’arma in più da utilizzare alla prossima crisi. Non è un segnale confortante, potrebbe innescare un fuga dai depositi alla prima incertezza, il che non tranquillizza i mercati, per i quali conta solo la stabilità.

NICOS ANASTASIADES

NICOS ANASTASIADES

A Bruxelles ricordano che qualcuno doveva pur pagare. La tempesta è cominciata in parallelo a quella greca, quando si è scoperto che le banche cipriote vantavano un’esposizione di oltre venti miliardi di euro nei confronti dei cugini ellenici, un buon 50% dei quali sarebbe andato perso con la “partecipazione dei privati” al salvataggio: era una somma doppia del pil isolano. Il tempo ha reso il quadro sempre meno sostenibile. Posto che sull’isola mediterranea nessuno, tantomeno lo stato, aveva i mezzi per ristrutturare la barca che affondava, il conto poteva avere solo tre intestatari: i contribuenti; i creditori; l’Europa e/o il Fmi.

Al punto in cui siamo – è il quinto salvataggio dal 2009 – la strada d’un intervento all’ombra della bandiera a dodici stelle non era praticabile, per molti motivi, a partire dal fatto che in Germania – il paese che per definizione paga più degli altri – si vota in settembre.

 

IL PRESIDENTE DI CIPRO NIKI ANASTASIADES CON MARTIN SCHULZIL PRESIDENTE DI CIPRO NIKI ANASTASIADES CON

 

 

 

MARTIN SCHULZ

Wolfgang Schaeuble

WOLFGANG SCHAEUBLE

Non si poteva fare nemmeno per “soli” 10 miliardi, somma tutto sommato piccola. Volendo evitare un aumento della pressione fiscale generalizzato in tempo di recessione, alla fine non restava che disegnare un pacchetto composito che mirasse ai correntisti, sapendo fra l’altro che fra loro ci sono parecchi stranieri, sopratutto i russi. I quali, viene rimarcato, non hanno necessariamente le carte in regole in un’isola che – stando a numerosi osservatore – è centro dinamico di riciclaggio.

Così i detentori di conti correnti pagheranno il 6,75% sotto i centomila euro e il 9,9% sopra. Una volta soltanto. Non a fondo perduto come la tassa italiana che il governo Amato impose nell’estate del 1992. Agli scotennati sarà data una quota di azioni della loro banca pari all’imposta. Limita i danni. I quali, come ha detto il presidente Anastasiades, sarebbero stati maggiori se si fosse fatto altrimenti.

DIMITRI MEDVEDEV E IL SUO IPHONE

DIMITRI MEDVEDEV E IL SUO IPHONE

Vero o falso? Per i ciprioti è probabilmente vero. Per ottenere i fondi necessari per ricapitalizzare le banche, il governo ha promesso di introdurre nuove imposte sulla finanza e rivedere il sistema creditizio, i cui asset sono arrivati a pesare l’850% del pil. Se non avesse tassato i correntisti avrebbe dovuto colpire i contribuenti: invece, per metà, carica l’onere su degli stranieri, magari non del tutto limpidi.

Gli effetti per l’Europa sono incerti. Appena un altro universo bancario dovesse traballare, l’una tantum cipriota consiglierebbe di cambiare aria ai depositanti, col risultato di impanicare il sistema. I mercati potrebbe non gradire, anche se i creditori obbligazionari privilegiati sono stati esclusi dalla tosatura.

PUTIN RENDE OMAGGIO A ALEKSANDR SOLZENICYN

PUTIN RENDE OMAGGIO A ALEKSANDR SOLZENICYN

L’ultima incertezza è tutta comunitaria: il pacchetto deve essere approvato da tutti e diciassette i parlamenti dell’Eurozona. Sarà una corsa ad ostacoli che si preannuncia faticosa e potrebbe non essere priva di incidenti. Dalle nostre parti succede spesso.

 

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