QUANDO TUTTO ENTRA OVUNQUE, NULLA RESTA RICONOSCIBILE
Milano, nei giorni del Salone, non racconta soltanto il mobile. Racconta un sistema più ampio, fatto di progetto, interni, architettura, città, immagine e relazione. È una settimana in cui l’oggetto esce dalla sua funzione e diventa linguaggio, presenza, atmosfera.
Negli anni, questa energia si è allargata. Il Fuorisalone ha portato il design fuori dai padiglioni, dentro cortili, palazzi, showroom, spazi industriali e ambienti milanesi capaci di trasformarsi in scenografie vive. Quando questo accade con intelligenza, il risultato può essere straordinario, perché il progetto incontra la città e la città diventa parte del progetto.
In questo passaggio si è affermata anche una definizione più ampia: Design Week. Un termine che non riguarda più soltanto il mobile, ma tutto ciò che può essere ricondotto al concetto di design. Ed è proprio questa apertura che ha reso possibile un allargamento progressivo dei linguaggi, fino a includere mondi che nascono con logiche diverse.
Il problema non è questo. Il problema nasce quando questa apertura diventa contenitore indistinto, quando tutto entra dentro la stessa settimana solo perché quella settimana funziona, attira pubblico, produce immagini, genera relazioni e garantisce visibilità. A quel punto non siamo più davanti a un dialogo tra discipline, ma a una sovrapposizione che rischia di confondere i linguaggi.
Su questo mi trovo d’accordo con Antonio Mancinelli, che anche questa volta riesce a leggere il fenomeno con una scrittura impeccabile, attraversata da un’ironia colta e da un sarcasmo sottile, mai gratuito, mai scomposto: la moda, negli ultimi anni, non si è limitata a dialogare con il design, ma ha iniziato a usare questo contesto come un nuovo spazio di rappresentazione.
La moda è arte, cultura visiva, forma, costruzione dell’immaginario. Ma proprio per questo dovrebbe avere la forza di restare riconoscibile. Quando entra nel mondo del design con una visione vera, può generare valore. Quando invece entra solo per occupare scena, produce rumore.
Ed è qui che si crea il minestrone. Il mobile perde nitidezza, perché da progetto sull’abitare rischia di diventare sfondo estetico per altri racconti. La moda perde identità, perché invece di rigenerare il proprio linguaggio sembra cercare energia nei territori degli altri.
La contaminazione è fertile quando genera dialogo. Diventa confusione quando cancella i confini fino a rendere tutto meno leggibile.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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