Settembre 26, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

IL MALE DI ESISTERE GIOVANILE

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ESISTERE O NON ESISTERE AFFATTO

 
Questo fenomeno per me è la manifestazione di un malessere esistenziale di molti ragazzi che deriva dalla mancanza di alternative di divertimento, inventano dei giochi, delle vere e proprie sfide con la morte.
 
Moltissimi dei ragazzi che muoiono il venerdì o sabato sera arrivano a una situazione limite, cioè in realtà molti di questi casi si potrebbero identificare come “suicidi mascherati”, come se i protagonisti volessero fuggire dalla realtà e cercare di sfidare se stessi e la società che non li ascolta più.
 
Il fine settimana diventa spazio di evasione e libertà di trasgressione delle regole e dell’ipocrisia: vivere la notte è una sorta di rituale che consente ogni sfida, che restituisce uno spazio di indipendenza di apparente leggerezza, la possibilità d’essere aggressivi e disinibiti e di lottare contro il tempo e la solita routine e la sua noia mortale, ma sopratutto di un mondo , una nazione senza speranze per loro.
 
Anche le sfide in corsie contromano in autostrada o le gare a velocità folle tra automobilisti rappresentano dei riti, comunque tragici, che si potrebbero anch’essi assimilare a un suicidio (non si vuole morire, ma mettere in gioco la vita propria perché disprezzata).Tutte queste sfide contengono un angosciante messaggio di autodistruttività che inviano inconsciamente al mondo degli adulti così lontano e sordo.
 
Situazioni esistenziali descritte sapientemente anche nel film Fight Club, diretto da David Fincher che offre una visione altamente critica del consumismo e dell’alienazione dell’uomo moderno, per la mancanza di valori e di spessore di una società malata che basa ogni obiettivo sul profitto e non sulla ricerca della felicità e della realizzazione spirituale.
 
I giovani vogliono distruggere la loro vita perchè non la ritengono importante e preziosa, poichè chi dovrebbe tenere di più a loro, i genitori, non dimostrano interesse nei loro confronti, occupati come sono a vivere le loro disperate vite.

Il tema dei giovani e del loro rifugio nella droga come fuga da un mondo che non li riconosce è la condizione giovanile che  si muove in un contesto nel quale non appare un futuro prevedibile”.

Non riuscendo a progettare nulla i giovani  vivono nell’attimo presente, cercando di estrarre da quel momento più emozioni possibili e cercando di realizzare il massimo di felicità sul momento. Questa grande sofferenza delle famiglie si vive solo in privato, pubblicamente pochi ne parlano.  Inoltre gli insegnanti, “i professori, non si occupano dell’aspetto più importante che prevede anche una crescita emotiva degli alunni. Situazione pesantissima, peggio della situazione economica che stiamo subendo”, poichè si vanno a sviluppare sempre nuovi individui portatori sani di frustrazioni le quali rappresentano delle vere e proprie bombe a orologeria sulle quali sono seduti essi stessi, che poi sfociano in episodi di cui la cronaca ci racconta ogni giorno.

In ultima analisi credo si debba fare una semplice riflessione, nasciamo per vivere una vita oppure per subire l’esistenza pensata da altri. Mi spiego meglio: dalla mattina alla sera siamo bombardati da sollecitazioni continue che ci inducono a fare cose dettate da un programma preconfezionato da qualcuno che non siamo noi (il nostro cuore).

Ci lasciamo dunque influenzare da questi messaggi polarizzanti anche trascinati dal gregge dei nostri simili che agiscono indotti da qualcosa o qualcuno. Compriamo cose che spesso non ci servono, siamo poi costretti a comprare contenitori per contenere queste cose inutili, dobbiamo trovare abitazioni più grandi per contenere tutta questa inutilità. Siamo costretti ad indebitarci per sostenere l’onere di questo folle programma ma, tralasciamo l’aspetto, a mio avviso più importante che governa la nostra esistenza e cioè l’etica e l’amore.

Finisce quindi che ci troviamo sfiancati e pieni di oggetti ma soli, vuoti e frustrati. Cos’è che non funziona?  una persona che sta bene non ha bisogno di comprare quasi niente di più del necessario! Lo shopping compulsivo non è altro che una patologia che dimostra la nostra vacuità.

Dobbiamo resettare tutto e tornare alle origini, riscoprire il piacere dei rapporti, il dono dell’amore di una donna,     la sua attenzione. Comprendere l’insicurezza dei figli e donare loro la nostra presenza, la nostra complicità.

Alessandro Sicuro

 

” Per soffocare anticipatamente qualunque rivolta non bisogna affrontarla in maniera violenta. Basta creare un condizionamento collettivo talmente potente che la stessa idea di rivolta non verrà neppure più in mente agli uomini. L’ideale sarebbe formattare gli individui fin dalla nascita limitandone le attitudini biologiche innate. Il condizionamento potrebbe poi proseguire con una diminuzione drastica dell’educazione fino a ridurla a una specie d’inserzione professionale. Un individuo incolto ha un orizzonte di pensiero limitato e più il suo pensiero si limita a preoccupazioni mediocri meno è in grado di rivoltarsi. Bisogna fare in modo che l’accesso al sapere diventi sempre più difficile ed elitista. Che si approfondisca il fossato tra il popolo e la scienza, che l’informazione destinata al grande pubblico sia anestetizzata da ogni contenuto sovversivo. Soprattutto niente filosofia. Ancora una volta bisogna fare opera di persuasione e non di violenza diretta: si diffonderanno massivamente, attraverso la televisione, delle informazioni e dei divertimenti che accarezzino sempre l’emozionale o l’istintivo. Si occuperanno le intelligenze con quel che è futile e ludico. Risulta ottimo, tramite un chiacchiericcio e una musica incessante, impedire le intelligenze sensibili di pensare. Si metterà la sessualità reificata al primo posto degli interessi umani. Non c’è niente di meglio come tranquillizzante sociale. In generale, si farà in sorta di bandire quel che è serio dall’esistenza, di ridicolizzare tutto quello che ha un valore elevato, di coltivare una costante apologia del superficiale in modo che l’euforia della pubblicità diventi lo standard della felicità umana e il modello della libertà.”

Aldous Huxley 1939 (Brave New World)

 

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