Carlo Capasa (Cnmi): «Calendario debole? No, all’avanguardia»

Carlo Capasa (Cnmi): «Calendario debole? No, all'avanguardia»

Al via stasera, 12 gennaio, con la sfilata di Ermenegildo Zegna la Milano Fashion Week maschile – anche se in realtà numerosi eventi sono co-ed -, di scena fino al 15. In un’intervista a Fashion, il presidente di Camera Moda Carlo Capasa (nella foto) risponde a chi bolla in anticipo questa edizione come sottotono. «Tutt’altro – ribatte -. Milano offre chance vere ai giovani talenti e ai nuovi marchi. E con BurlonSunnei e Palm Angels, per citare alcuni nomi, ha un appeal forte. La fusione delle settimane uomo e donna? Non credo che correremo questo rischio, per lo meno a breve».

«In totale – precisa Capasa – a questa tornata abbiamo 55 appuntamenti, di cui 31 sono sfilate, molte co-ed, con una grande apertura internazionale».

Il numero uno di Cnmi sottolinea come il sistema moda italiano stia trasmettendo forti segnali di vitalità, con diverse imprese in crescita e nomi nuovi che si stanno facendo strada: «Una grande sfida per le kermesse internazionali, in cui l’Italia può offrire tanto e così anche Parigi (che aumenta la durata da cinque a sei giorni, ndr)».

New York e Londra sono in secondo piano: la prima tenta il rilancio, agganciando una rassegna maschile debole alla settimana della donna, mentre Londra in una stagione ha quasi dimezzato il numero degli appuntamenti.

Ma come si attrezza Milano per mantenere e possibilmente rafforzare la leadership? Con un format che non fa più distinzioni tra sfilate e presentazioni, sottolinea Capasa, perché «i vecchi steccati non esistono più. La passerella ormai per alcune realtà è diventata una gabbia».

Unificare i défilé e cambiare impostazione «non è semplicemente un escamotage per risparmiare, ma un’evoluzione necessaria. A Milano ci saranno veri e propri eventi, la cui realizzazione comporta investimenti pari o superiori a quelli di una passerella».

Sulla prospettiva della fusione delle settimane uomo e donna Capasa è cauto. Ritiene infatti che non possa essere uno sviluppo nel breve termine (anche se l’ipotesi è caldeggiata da più parti), anche perché «ci sono aziende che di fatto sono retailer, per cui le tempistiche del womenswear sono perfette, mentre per i marchi più legati al wholesale anticipare il più possibile è un vantaggio».

Quattro appuntamenti l’anno secondo lui «sono addirittura pochi. Tra novembre e inizio dicembre la città è letteralmente presa d’assalto da buyer impegnati a fare gli ordini delle precollezioni in showroom e francamente ci sembra un’occasione sprecata far passare inosservato questo momento». La Camera sta dunque pensando a creare un nuovo evento-contenitore proprio in quel periodo.

Tornando al calendario di questi giorni, l’imprenditore non tralascia di citare brand internazionali che sfilano per la prima volta (come Isabel Benenato e Sartorial Monk dall’Italia e dall’estero Hunting World e Represent), insieme a Marcelo Burlon, Palm Angels e Sunnei.

«M1992 – afferma – questa stagione è in trasferta a Pitti ma poi tornerà da noi». «Il calendario – conclude – rispetta i big ma dà grande spazio agli emergenti e questo è uno dei motivi per cui non perderemo mai la leadership».

L’intervista integrale è pubblicata sul numero 1 di Fashion, in distribuzione a Pitti Uomo e a Milano Moda Uomo.


Alessandro Sicuro Comunication

 

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