Settembre 19, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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La donna italiana accelerata con l’export (+4,8%)

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LA MODA-DONNA ITALIANA RICEVE UN INCREMENTO DALL’EXPORT

Dopo un 2018 di crescita al rallenty, il 2019 ha segnato il ritorno in forze in ambito internazionale dell’industria italiana della moda femminile. In base alle analisi preliminari elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda per Smi, il fatturato del settore nella sua totalità dovrebbe evolvere del 2,7% rispetto al +1% dell’anno precedente, per un totale di 13,7 miliardi di euro. In progress del 4,8% l’export, che si porta a quota 8,8 miliardi di euro.

Durante tutto l’anno le esportazioni del settore, che da solo concorre a circa il 24,5% del turnover complessivo del Tessile-Moda, hanno registrato un ritmo di crescita superiore rispetto a quello sperimentato nel 2018, quando viaggiavano al +3,1%.

Secondo le stime l’import di moda donna dovrebbe incrementare del 5%, a quota 5 miliardi. I consumi nazionali, invece, pur mediamente in miglioramento rispetto al dato 2018, sono rimasti interessati da una dinamica di segno negativo, con una flessione prevista del 2,3%. In calo anche il valore della produzione effettuata in Italia, che dovrebbe cedere l’1,9%.

Anche se con percentuali diverse, tutti i comparti esaminati dovrebbero chiudere il 2019 in progress. A differenza di quanto accaduto nel 2018, maglieria, camiceria e pelle hanno abbandonato il trend negativo e sono tornate a salire (soprattutto la maglieria e la camiceria, mentre la percentuale di incremento della pelle si attesterebbe sotto all’1%). Per rimanendo in area positiva, la confezione dovrebbe riportare progressioni inferiori rispetto al 2018.

Analizzando i risultati per macro-area geografica, i dati Istat relativi al periodo gennaio-ottobre 2019 evidenziano alla voce export la generalizzata evoluzione positiva della Ue, che sale del +6,2% (coprendo il 50,5% del totale esportato), mentre le vendite extra-Ue registrano un +7%.

In ambito Ue la Francia, primo mercato di sbocco della moda femminile made in Italy con una quota dell’11,3%, avanza dell’8,1%. La Germania invece frena al -0,2%, mentre il Regno Unito mette a segno un +12,2%, incidendo per il 7,3% del totale. La Spagna inverte nuovamente il trend con un balzo del +10,3%.

Per quanto riguarda gli sbocchi extra-europei, salta agli occhi il dinamismo della Svizzera (+31,2%), che passa in terza posizione dopo Francia e Germania: un mercato che in primis è una piattaforma logistico-commerciale per molti operatori del settore, ma la cui performance evidenzia il favore che il mercato globale – verso cui vengono in larga parte redistribuiti i capi donna in esame – riserva alle produzioni italiane.

In evoluzione double digit anche le vendite negli Usa (+11,4%), mercato che copre il 7,9% del totale esportato dal comparto. Brusco calo invece per Hong Kong (-12,3%), mentre l’export verso la Cina balza al +14,1%: due mercati che messi insieme sarebbero secondi solo alla Francia. Prosegue il trend favorevole del Giappone, che chiude i primi 10 mesi del 2019 a +12,1%, mentre la Corea del Sud accelera al +18,3%. Contina a calare, invece, la Russia, che dopo il -1,4% di gennaio-ottobre 2018, ha riportato un più sostanziale -6.7%.

Guardando ai diversi segmenti di prodotto, nel periodo esaminato l’export di confezione viaggia al +4,3%, la maglieria guadagna il 12% e la camiceria il 3,5%.

Per quanto riguarda l’import, la Ue evidenzia uno sviluppo del 9,1%, mentre l’area fuori dall’Unione Europea cresce del 2,8%, garantendo il 49,1% dei flussi in ingresso. In particolare la Cina, primo supplier, cala dell’1,7%, mentre evolve in maniera esponenziale la Spagna, al secondo posto con il +86,1%, sorpassando la Francia, che arretra del 19,6%.

Nota dolente, come si diceva, sono i consumi interni: le rilevazioni di Sita Ricerca relative ai prodotti di Tessile-Abbigliamento femminile per l’autunno-inverno 2018-2019 evidenziano un calo della spesa corrente pari al -3,2%, una performance migliore rispetto alla moda maschile, in flessione del -5,3%. L’unica merceologia caratterizzata da segno positivo è la camiceria, grazie in particolare alle bluse, il cui sell out ha messo a segno un aumento pari al +1,7%. Deludono la maglieria e la confezione, segmento quest’ultimo che resta comunque preponderante, assorbendo il 56,9% del sell-out a valore.

Nella stagione in esame l’online ha registrato una dinamica di sviluppo molto vivace, con una progressione del 36,4% (dopo il +1,7% del 2017-2018), che lo porta a guadagnare uno share del 9,8% del mercato (più 2,8 punti quota rispetto all’autunno-inverno 2017-2018), superando il dato medio stagionale per il complesso del Tessile-Moda, pari al 7,3%.

Per quanto riguarda gli altri canali le catene tornano a progredire, con un aumento del sell out del 2,1%, confermandosi primo canale per le vendite di moda donna, con un +47,7% del mercato a valore. Flette la Gdo, a causa delle perdite nel segmento food, mentre i grandi magazzini incrementano le vendite di womenswear del 3,3%. Resta in calo il dettaglio indipendente (-12,2%).

Alessandro Sicuro

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