Il 2025 si apre con aspettative moderate per l’industria del lusso, segnalando una fase di trasformazione piuttosto che di ripresa piena. Secondo Deutsche Bank, il nuovo anno sarà dominato dallo spirito del Serpente, simbolo di rinnovamento nello zodiaco cinese, con una crescita globale del settore stimata intorno al 4%, concentrata soprattutto nel secondo semestre. La prima metà dell’anno, invece, potrebbe ancora mostrare segnali di debolezza nelle vendite.
A trainare questa crescita potrebbe essere la Cina, che torna al centro della scena dopo un biennio in cui ha rallentato il settore. Le previsioni di Deutsche Bank indicano un’espansione del PIL cinese del 4,8%, molto più significativa rispetto a quella europea (+0,8%) e statunitense (+2,5%). Questa dinamica potrebbe essere favorita da politiche economiche di stimolo e una possibile riduzione delle tensioni commerciali, ma per una ripresa concreta bisognerà attendere almeno il 2026.
Tra i gruppi citati come potenziali protagonisti della trasformazione del lusso, spiccano Kering e Burberry. Il colosso francese sta cercando di risalire la china dopo un periodo difficile, mentre Burberry beneficia di un rinnovamento strategico che rafforza il suo posizionamento. Entrambi rappresentano esempi di come l’industria stia cercando di adattarsi alle sfide attuali.
Anche Altagamma offre una visione prudente per il 2025. La fondazione prevede una crescita più contenuta, con un incremento del mercato europeo intorno al 2%. Gli effetti combinati di inflazione, tassi di interesse elevati e tensioni geopolitiche continuano a pesare sui consumi interni, ma i flussi turistici – in particolare da Stati Uniti e Cina – potrebbero rappresentare una boccata d’ossigeno. La fiducia dei consumatori cinesi e il rilancio dei viaggi internazionali potrebbero giocare un ruolo determinante nella seconda metà dell’anno, con un aumento stimato dei ricavi e dell’ebitda del 3%.
In Italia, le prospettive sono altrettanto caute. Secondo Sergio Tamborini, presidente di Confindustria Moda, il 74% delle aziende si aspetta una ripresa nel 2025, mentre il 19% prevede miglioramenti non prima del 2026. La chiusura del 2024 ha evidenziato difficoltà significative, con una contrazione del fatturato del 6% e una perdita di posti di lavoro che ha ridotto il numero degli addetti del settore a 141mila. Tamborini sottolinea che il “saper fare” italiano resta un punto di forza, ma la mancanza di visione strategica e l’eccessiva burocrazia continuano a rappresentare un freno.
Più scettica è Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda, che rimanda ogni ottimismo a un cambio di rotta effettivo nella seconda metà del 2025. Le aziende del comparto puntano su sostenibilità, formazione e qualità delle materie prime per affrontare le sfide, ma chiedono un intervento concreto del Governo per salvaguardare occupazione e competenze. La perdita di artigiani esperti rappresenta una minaccia per una filiera che si distingue per eccellenza e unicità.
Il 2025 si prospetta dunque come un anno di evoluzione per il lusso, con l’attenzione rivolta alla Cina e ai flussi turistici come possibili catalizzatori di una ripresa. Tuttavia, il percorso resta segnato da incertezze macroeconomiche e geopolitiche, che richiederanno strategie mirate e un maggiore sostegno istituzionale per garantire il futuro di uno dei settori simbolo del Made in Italy.
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