Gucci l’archivio prende vita
La sfilata Cruise 2026 di Gucci si è rivelata un’operazione a metà tra il rito e l’attesa: un ritorno emblematico a Firenze, città madre del marchio, e insieme un passo sospeso prima della svolta attesa per settembre, quando Demna Gvasalia prenderà il timone creativo.
Il cuore dell’evento? Palazzo Settimanni, sede dell’Archivio storico della Maison. Ma la vera sorpresa è arrivata quando le modelle hanno attraversato, come in un tableau vivant urbano, la piazza di Santo Spirito, inondando le strade con una moda viva, palpabile, e volutamente non relegata al chiuso.
Un gesto potente, che non ha mancato di scatenare polemiche sulla scelta di usare spazi pubblici e storici per fini privati. Le strade sono state chiuse, le riprese blindate, ma Firenze – come spesso accade – si è ritrovata al centro di un racconto più grande.
Archivio come atto di passaggio
Questa collezione non è solo una rassegna di capi: è una transizione. Una narrazione per immagini che collega decenni diversi della storia del brand, rimescolando le eredità stilistiche di chi ha segnato il percorso estetico di Gucci.
Non è un caso che tra le silhouette affiorino le memorie sensuali e rigorose degli anni di Tom Ford, il gusto teatrale e iper-romantico di Alessandro Michele, e qua e là, i sussurri misurati dell’eleganza più tradizionale. Il tutto, in attesa dell’irruzione visiva e concettuale di Gvasalia, che di “classico” ha ben poco.
L’eleganza di un raffinato caos
I look? Un raffinato caos orchestrato. Abiti lunghi punteggiati di trasparenze e drappeggi, camicie in pizzo abbinati a pantaloni in suede, cappotti imponenti su mise leggere. La femminilità si fa audace, giocando con volumi e contrasti in modo quasi irriverente. Il bon ton lascia spazio all’imprevedibilità.
Gli accessori? Da collezione. Gli occhiali oversize, le borse monumentali, gli orecchini scultorei: ogni dettaglio è un tassello di una narrazione che sa di nostalgia ma guarda avanti. In particolare, la nuova borsa Giglio, già virale sui social, si candida a diventare icona prima ancora dell’uscita ufficiale.
Un’eco di Maurizio Gucci
C’è un sapore preciso in tutto questo: un ritorno al passato che non è solo stilistico, ma culturale. Le atmosfere ricordano gli anni Novanta, e in certi momenti sembrano evocare lo spirito dell’era Maurizio Gucci, con richiami persino più antichi. Non si tratta di semplice archivio, ma di un bisogno strutturale di ristabilire un centro identitario, forse in vista del terremoto creativo annunciato per l’autunno.
Una collezione-ponte
Cruise 2026 è dunque una passerella di transizione, un atto intermedio che raccoglie tutto ciò che Gucci è stato, prima di spalancare le porte a ciò che sarà. Non a caso, manca un direttore creativo in carica: la collezione si muove su un terreno collettivo, fatto di memorie e visioni stratificate. È un affresco in movimento, che fonde ribellione e tradizione, aspettando la scossa definitiva.
In attesa che Demna Gvasalia riscriva tutto.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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