Maggio 9, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Sure-com Free Press & Culture on line

LA MODA HA SMESSO DI CREDERE IN SE STESSA – E ORA SI VEDE BENISSIMO

Altro che sogno. Guardiamoci negli occhi: oggi la moda entusiasma quanto una riunione condominiale. L’interesse del pubblico è in picchiata, e il colpevole è sotto gli occhi di tutti – anche se farlo notare è diventato quasi un tabù. La sovraesposizione sui social (che paradossalmente stanno anche perdendo slancio), sommata a un’escalation folle dei prezzi, ha trasformato il fascino del bello in una farsa riservata a pochi eletti. E i pochi che restano, spesso, lo fanno solo per nostalgia o snobismo.

Come se non bastasse, il settore sembra impegnato a rendersi sempre più antipatico. Non passa giorno senza un nuovo scandalo, una causa legale o una lite tra stilisti e CEO che fa notizia più del contenuto delle collezioni. In mezzo a tutto questo, ci si aspetta ancora che il pubblico creda nella “fabbrica dei sogni”? Ma davvero?

Nel frattempo, la finanza ha fatto man bassa dell’industria, trasformandola in un bollettino di borsa. Le sfilate sono passate in secondo piano rispetto agli spifferi bancari: basta un rumor da dentro una holding per far salire o crollare un titolo, o per rinviare una decisione strategica.
Quello che un tempo era un settore creativo, oggi sembra un ufficio investimenti con un buon reparto styling.

Il tutto mentre i manager ripetono il mantra: “tanto ci salvano i turisti di lusso e l’1% dei super ricchi”. Tradotto: abbiamo mollato il mercato medio. È andato. Addio. Nel frattempo, il fast fashion se la ride. Aumenta i prezzi — lasciando invariata la qualità imbarazzante — nella speranza che il consumatore, vedendo un cartellino più alto, si illuda di non finanziare più lo sfruttamento globale. Un trucco vecchio, ma a quanto pare funziona ancora. Almeno finché non si rompe tutto.

Perché, diciamolo: se il sistema continua così, l’implosione è garantita. E con lei, anche i posti di lavoro, la tenuta sociale e tutti quei bei discorsi sulla sostenibilità che il settore ama tanto fare nei keynote, ma poi dimentica al primo giro di profitto.

Nel frattempo, l’unica cosa che cresce davvero è la distanza tra ciò che la moda vorrebbe rappresentare e ciò che ormai rappresenta.
Altro che industria creativa: è diventata uno show sportivo, un’arena pubblica dove tutti guardano, pochi partecipano, e nessuno sogna più.

 

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager

Alessandro Sicuro Comunication

 

 

 

 

 

 

 


Scopri di più da ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Scopri di più da ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere