CHANEL SS26
Parigi, Grand Palais. C’è una luce diversa sulla passerella Chanel. Con il debutto di Matthieu Blazy, la maison ritrova respiro, abbandona la rigidità dei suoi schemi e si apre a un linguaggio più fluido, più vivo, più in sintonia con il tempo presente.
Da troppo tempo, chiunque l’abbia disegnata è rimasto incatenato — a quella gabbia, a quello schema. Il tweed a quadretti, i bottoni dorati, le simmetrie quasi militari: simboli iconici, ma diventati abitudini. Blazy non li cancella, li trasforma. Alleggerisce la forma, modifica i tagli, introduce una nuova vestibilità e una freschezza cromatica fatta di colori sgargianti, stampe floreali di grandi dimensioni e materiali che respirano. È una rivoluzione gentile: Chanel non cambia volto, cambia energia.
Blazy non distrugge Chanel: la ripulisce, la respira, la riporta in vita. Il suo gesto è chirurgico ma poetico: taglia, apre, destruttura, fa entrare aria dove per troppo tempo c’era solo rigore. Il tailleur, da armatura, diventa gesto. La giacca si accorcia, la spalla si piega, la camicia perde la sua compostezza e ritrova una femminilità imperfetta, ma viva! È una rivoluzione silenziosa, ma netta.
I volumi si ammorbidiscono, le silhouette si allungano, le gonne si aprono in pieghe mobili che seguono il corpo, non lo costringono. La palette abbandona la compostezza grafica per abbracciare una vibrazione cromatica piena di luce: beige bruciati, bordeaux vellutati, rossi esplosivi, oro che sembra sabbia, e poi il bianco, declinato in mille sfumature. Persino i tessuti sembrano respirare: tweed frangiati, lini naturali, chiffon lavorato come pelle vegetale, ricami floreali di dimensioni inedite. Una flora mai vista prima su un abito Chanel.
In passerella si alternano giacche spezzate, gonne asimmetriche, maglie leggere con fili metallici, abiti-lampo che mescolano struttura e libertà. L’immagine della donna Chanel si sposta: meno monumento, più persona. Una donna che cammina con le mani in tasca, che non esibisce, che si muove. Non posa, vive.
Blazy non ha paura del contrasto. Dove prima regnava la compostezza, ora c’è vita. Dove c’era il silenzio del museo, ora si sente il rumore del mondo. Il messaggio è chiaro: Chanel non è più un museo, è una lingua viva. Ogni collezione deve parlare il presente, non il passato. E Blazy, con questa collezione, ha dato voce al futuro, mescolando classicismo e istinto, rigore e sorpresa, come solo i grandi sanno fare.
I look che seguono sono quelli che mi hanno colpito di più. Gli altri — pur belli — non mi hanno emozionato. E nella moda, come nell’arte, l’emozione resta la sola unità di misura che conti davvero.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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