IL FILM BORG MCENROE AL CINEMA LA PIU’ LEGGENDARIA COPPIA DEL TENNIS

BORG  MCENROE

 

TRAMA :  Borg McEnroe porta sullo schermo la leggendaria rivalità tra due dei migliori tennisti della storia, finiti ai lati opposti dello stesso campo per 14 volte in quattro anni (tra il 1978 e il 1981).

La calma glaciale del tennista Björn Borg (Sverrir Gudnason) contro il temperamento impetuoso dell’avversario John McEnroe (Shia Labeouf); i movimenti rigidi e calibrati del giocatore svedese contro il gioco nervoso e dinamico dello statunitense, preda di frequenti attacchi d’ira ai danni degli spettatori e dell’arbitro di turno. La contrapposizione tra i due atleti non si esaurisce sul campo da tennis: le personalità opposte, gli stili diversi e l’imprevedibilità dei risultati rendono il confronto ancora più serrato e avvincente, proiettando i due campioni tra le stelle del firmamento sportivo. Fino alla finale di Wimbledon del 1980, considerata una delle partite più belle della storia del tennis.

PANORAMICA SUL FILM:  Il film nasce come produzione svedese, e va da sé, allora, che il vero protagonista, l’oggetto del biopic, è Björn Borg: tanto che, in Svezia, il titolo di Borg McEnroe è appunto, semplicemente, Borg. Ma è ovvio che raccontare la vita e la carriera sportiva di uno dei più grandi tennisti di sempre non può non considerare – e anzi, deve assolutamente comprendere in maniera centrale – la sua rivalità con John McEnroe. Una rivalità tra due campioni straordinari, diversissimi e inimitabili, non solo una delle più grandi e appassionanti nella storia del tennis, ma dello sport in generale. Borg (classe 1956, nel film interpretato da Sverrir Gudnason, semi-sconosciuto fuori dalla Svezia) e McEnroe (classe 1959, nel film interpretato – con una mossa di casting al limite del geniale – dal bizzoso Shia LaBeouf) si sono incontrati per la prima volta nel 1978, in un torneo di Stoccolma: in quel momento lo svedese era già un campione affermato, mentre lo statunitense un semi-esordiente di chiaro talento.

Da allora, e nell’arco di una manciata di anni, prima del ritiro di Borg, i due hanno giocato l’uno contro l’altro per 14 volte, dividendosi in maniera equanime le vittorie: 7 a Borg e 7 a McEnroe. Alcuni dei loro incontri sono entrati nella storia del tennis, e la finale di Wimbledon del 1980, quella raccontata nel film di Janus Metz Pedersen, è per molti la più bella partita che sia mai stata giocata, il punto più sublime dello scontro tra due modi di giocare a tennis e di vivere la vita, vinta al termine di cinque lunghissimi e combattutissimi set dallo svedese, che si laureò così campione del torneo inglese per la quinta volta consecutiva (per la cronaca McEnroe si concesse la rivincita pochi mesi dopo, battendolo nella finale degli US Open, ma questo nel film non ci sarà). A far appassionare tanto i tifosi alla rivalità tra Borg e McEnroe non è stato solo il talento dei due, o le differenze evidenti nello stile di gioco, ma soprattutto il loro aspetto caratteriale: apparentemente freddissimo e calcolatore lo svedese, esuberantissimo, vulcanico e rabbioso l’americano, famoso per le sue sfuriate. Differenze che torneranno utilissime anche al cinema, e a un film che promette di trattare finalmente col dovuto rispetto il tennis e l’erba di Wimbledon: quel rispetto che il film del 2004 con Paul Bettany e Kirsten Dunst – intitolato, appunto, Wimbledon – non gli riconosceva pienamente, annacquando in una banale trama da rom-com una vicenda ispirata (seppur vagamente) a quella di Goran Ivanišević, che nel 2001 divenne il primo giocatore a vincere il torneo inglese partendo da una wild card.

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