Agosto 20, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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RECONKERING A FIRENZE: TRA STRATEGIA, NARRAZIONE E UN LUSSO CHE CAMBIA PELLE

RECONKERING A FIRENZE: TRA STRATEGIA, NARRAZIONE E UN LUSSO CHE CAMBIA PELLE

Firenze, Stazione Leopolda. Un luogo che negli anni è diventato simbolo di visioni, presentazioni, momenti chiave per il sistema moda. È qui che Kering ha scelto di mettere in scena il proprio rilancio, affidando a Luca de Meo il racconto di “ReconKering”: un neologismo ambizioso, quasi programmatico, che richiama l’idea della riconquista.

Tre ore di intervento, una platea internazionale composta da analisti, giornalisti e stakeholder del settore, i CEO delle maison in prima fila, insieme a François-Henri Pinault. Un impianto preciso, costruito con cura: visione strategica, numeri, struttura operativa. Un momento forte, senza dubbio. Ma anche un momento che, proprio per la sua forza scenica, richiede una lettura lucida, oltre la qualità della messa in scena.

Il racconto restituito da Olivier Goyot su FashionNetwork è ordinato, coerente, efficace nel ricostruire le leve strategiche del piano. Un testo che accompagna il lettore dentro il disegno di de Meo, seguendone la logica e la progressione. E proprio per questo, a mio avviso, appare anche troppo clemente.

Perché si concentra sul “come” — le quattro leve, la riorganizzazione, la disciplina industriale — ma resta più sfumato sul “perché”. E soprattutto su un punto fondamentale: rimettere ordine non significa automaticamente ricostruire desiderio.

A spostare davvero il baricentro della lettura è invece l’analisi di Antonio Mancinelli, che offre una chiave più ampia e, per certi versi, più scomoda. Non è soltanto Keringa essere in difficoltà: è il sistema lusso nel suo complesso che sta vivendo una trasformazione profonda.

Negli ultimi anni si è progressivamente svuotato quello che per decenni è stato il cuore del mercato: il segmento medio-alto, quello del desiderio diffuso, dell’acquisto come gesto personale, come gratificazione. Al suo posto si è creata una polarizzazione sempre più evidente.

Da una parte il lusso estremo, il gioiello, l’oggetto unico, sempre più vicino a una logica di investimento. Dall’altra un lusso accessibile, frammentato, fatto di occhiali, profumi, piccoli accessori: prodotti che permettono di entrare nel brand senza affrontarne il costo pieno. In mezzo, proprio quei territori — abbigliamento, pelletteria, costruzione stilistica — che per anni hanno sostenuto la grande narrazione del lusso, oggi mostrano segnali di rallentamento.

È una dinamica che non nasce dal nulla. Per anni il settore ha spinto la crescita attraverso un aumento costante dei prezzi, più che dei volumi. Un meccanismo che ha funzionato finché la domanda aspirazionale è rimasta solida, ma che oggi mostra un limite evidente. Il risultato è un mercato più fragile, più selettivo, meno disposto a comprare “a prescindere”.

A questo scenario, però, si aggiunge un elemento che spesso viene trattato con cautela, ma che non può essere ignorato.

Non c’è solo il contesto economico, geopolitico o culturale. Non c’è solo il cambiamento del consumatore. C’è anche una responsabilità interna al sistema.

Negli ultimi anni, in diversi casi, sono state fatte scelte di direzione artistica e stilistica che non hanno generato un reale desiderio. E quando il prodotto smette di attrarre, tutto il resto — pricing, distribuzione, strategie di marketing — perde efficacia.

Il lusso non vive di struttura. Vive di tensione emotiva.

Se il cliente non si innamora, non compra. E quando questo accade, il sistema tende a rifugiarsi negli estremi: da un lato l’oggetto da investimento, dall’altro il prodotto accessibile che consente comunque di partecipare al mondo del brand.

È qui che la domanda diventa inevitabile, ed è la stessa che emerge, con forza, nella riflessione più lucida: che fine ha fatto l’acquisto per piacere? Quello di un abito, di una borsa, di un capo scelto non per status o accesso, ma per slancio, per riconoscersi.

Se quel centro si svuota, il lusso non cambia soltanto modello economico. Cambia natura.

E allora il punto non è solo se “ReconKering” funzionerà. Il punto è capire se il lusso è ancora capace di generare desiderio, o se sta imparando a sopravvivere anche senza di esso.

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



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