ELON MUSK, GENIO,  INTUITO E CAPACITA’, PRESENTA NEURALINK

ELON MUSK, GENIO,  INTUITO E CAPACITA’

SIAMO ORMAI ALLA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

LA PRIMA IL VAPORE, 2 L’ELETTRICITA’, 3 I COMPUTER E ADESSO  4 LA SMART MANUFACTORING

IN UN MONDO NEL QUALE DOMINERANNO GLI ALGORITMI E IL MIGLIORE DOMINERA’  IL MERCATO

IL GENIO DEGLI IMPRENDITORI TECNOLOGICI HA PENSATO DI DIFENDERSI CREANDO UNA SOCIETA’ NO PROFIT DENOMINATA OPEN A.I. NELLA QUALE SARANNO RACCOLTI GLI ALGORITMI E  DISPONIBILI PER TUTTI

MA LA GENIALATA MAGGIORE E’ SENZA DUBBIO PENSARE DI REALIZZARE UN CHIP DI INTELLIGENZA AUMENTATA DA INSERIRE NEL CORPO UMANO PER DARE ALL’UOMO LA POSSIBILITA’ DI SVILUPPARE ED ELABORARE ALLA VELOCITA’ DEGLI ALGORITMI DI NUOVA GENERAZIONE

NON gli bastano i razzi riutilizzabili di SpaceX con cui rivoluzionerà i viaggi spaziali per diletto e per commercio. Né, a quanto pare, aver messo in piedi quella che per molti è l’azienda più innovativa al mondo, la Tesla delle auto elettriche ad alte prestazioni (la nuova Model 3 arriverà nel 2018), così come Hyperloop, il supertreno da 1.200 km/h: entro il 2018 sarà pronta la prima capsula passeggeri. Elon Musk, vulcanico sudafricano naturalizzato statunitense e già cofondatore di PayPal e della no profit Open AI, vuole di più. Vuole i cyborg. O almeno, qualcosa del genere: potenziare un umano con elementi artificiali, alimentati dalle potenzialità dell’intelligenza artificiale.

 

 


Secondo le indiscrezioni del Wall Street Journal i lavori sarebbero già iniziati sotto lasigla Neuralink. Quella di una nuova azienda che avrà appunto l’obiettivo di arricchire il cervello umano di ingredienti sintetici come i cosiddetti ”lacci neurali”. Si tratta ovviamente di un’impresa su cui aleggia ancora il massimo grado di mistero, senza alcuna presenza pubblica, ma i fronti e i percorsi sembrano infiniti: dal potenziamento della memoria al dialogo con i dispositivi esterni fino all’incremento delle possibilità di calcolo. Sì, esatto: da Johnny Mnemonic a Matrix, tutto quello che vi viene in mente (e che spesso ha la faccia di Keanu Reeves) passando per alcuni inquietanti episodi della più recente serie britannica Black Mirror.

Insomma, sembra che Musk – come ha sempre fatto – voglia prendere il tema di petto. Se il campo dell’intelligenza artificiale, molto più che della realtà virtuale, è quello che raccoglierà il maggior numero di risorse e che cambierà le dinamiche future allora vale la pena entrarci duramente. Anche a costo di sollevare qualche problema etico. Basti pensare che nel 2016 le startup che si occupano di questo argomento hanno raccolto oltre 5 miliardi di dollari: alcuni esempi ne sono Kernel, che punta alla conoscenza umana, ma anche cose del tutto diverse come Banjo, sorta di piattaforma di previsione su ciò che accadrà nel mondo in base ai segnali raccolti sui social network. Il campo dell’“artificial intelligence” è vasto almeno tanto quanto le possibilità del nostro cervello unite alla curva di aumento delle capacità di apprendimento delle reti neurali artificiali.

D’altronde lo stesso fondatore aveva lanciato diversi segnali, nei mesi scorsi. Perfino su Twitter. Ultimamente a Dubai aveva spiegato che “nel corso del tempo vedremo probabilmente una sempre più stretta fusione dell’intelligenza biologica con quella digitale”. Affermando che gli sforzi principali, almeno in questa prima fase, andranno verso la portata e la velocità delle connessioni fra il nostro cervello e la versione digitale di noi stessi. Ancora prima, nel corso di un evento nel 2016, aveva puntato alla “simbiosi uomo-macchina” da raggiungere attraverso una sorta di “livello AI” da aggiungere fra l’uomo e le macchine con cui interagisce quotidianamente. Secondo alcune fonti, qualche risultato si dovrebbe vedere nel giro di un quinquennio.

NON CI SARA’ PIU’ BISOGNO DI SCRIVERE A TASTIERA BASTERA’ PENSARE LE COSE E IL PC ESEGUIRA’

Insomma, se cyborg sarà, sarà un cyborg in grado di comunicare, dialogare e integrarsi meglio con i dispositivi esterni piuttosto che incrementare pericolosamente le sue capacità. Ma su questo fronte siamo davvero ai confini con la fantascienza. Certi tipi di elettrodi destinati alla stimolazione cerebrale (la cosiddetta dbs, ”deep brain stimulation”) sono stati sperimentati in campo medicale per una serie di patologie neurodegenerative ma si tratta comunque di poche migliaia di persone nel mondo. Il cervello rimane infatti un campo pericoloso, delicato e in gran parte sconosciuto.

Neuralink è stata infatti registrata come società attiva nell’ambito medico lo scorso luglio in California. Ma aggiungere molto altro sarebbe al momento un azzardo. Se non che molti nomi importanti della ricerca – da Vanessa Toslosa del Lawrence Livermore National Laboratory a Philip Sabes dell’università della California passando per Timothy Gardner dell’ateneo di Boston, tutti esperti del settore – si sarebbero uniti al progetto. Sia perché Musk ci ha abituato a orizzonti cinematografici – “L’uomo su Marte entro il 2026!” – che per gli aspetti etici che toccano questa nuova impresa. Paragonabile, per certi versi, a quella lanciata da Facebook con gli esperimenti del programma Building 8. Ben oltre l’ansia di progresso delle altre società, la scommessa dei cyborg incrocia salute, dignità umana e solo in parte è questione tecnologica in senso stretto.

 

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