L’avvio della guerra commerciale da parte degli Stati Uniti ha scatenato un acceso dibattito. Mentre alcuni analisti ritengono che il protezionismo possa rafforzare le industrie interne, la storia offre una lezione chiara e inequivocabile: l’unico vero problema che emerge è che a farne le spese saranno soprattutto i consumatori.
IL RISCHIO DEI DAZI: LA STORIA INSEGNA CHE IL PROTEZIONISMO NON HA FUNZIONATO
Il Premio Nobel per l’Economia Robert Shiller ha espresso preoccupazione riguardo alle recenti politiche protezionistiche, avvertendo che le guerre commerciali potrebbero ritorcersi contro gli Stati Uniti stessi.
In Italia, l’esperienza storica della “battaglia del grano” durante il periodo fascista offre un monito sulle conseguenze dell’autarchia economica. L’iniziativa, volta a rendere il Paese autosufficiente nella produzione di frumento, determinò la riduzione delle coltivazioni di frutta, pascoli e olio d’oliva, alterando drasticamente la dieta degli italiani. Carne, verdura e olio divennero beni sempre più rari e costosi. Nonostante l’aumento della produzione di grano, gli indicatori economici peggiorarono, avvantaggiando principalmente i latifondisti e le classi più abbienti, mentre il ceto medio e basso subì un grave impoverimento.
Ma la storia offre altri esempi dei malfunzionamenti delle politiche basate sui dazi:
- La Guerra dei Dazi del 1930 – Con il “Smoot-Hawley Tariff Act”, gli Stati Uniti aumentarono i dazi su oltre 20.000 prodotti importati, provocando una reazione immediata da parte di Europa e Canada. Il risultato? Il crollo delle esportazioni americane e l’aggravarsi della Grande Depressione.
- La crisi economica dell’Argentina negli anni 2000 – Il governo argentino impose forti barriere commerciali per proteggere le produzioni interne, ma l’effetto fu un aumento vertiginoso dei prezzi e il collasso di interi settori produttivi.
- La Cina negli anni ’70 – Prima delle riforme economiche, il tentativo di autarchia aveva creato stagnazione produttiva e scarsità di beni, risolta solo con l’apertura ai mercati esteri.
Oggi, la Cina sta già preparando contromisure in risposta ai dazi statunitensi, e anche il Canada ha annunciato ritorsioni commerciali.
DA MINACCIA A OPPORTUNITÀ? IL COMMENTO DELL’ECONOMISTA RICCARDO FIORENTINI
Secondo il prof. Riccardo Fiorentini, docente di economia politica, i dazi potrebbero trasformarsi in un’opportunità, ma solo a precise condizioni.
Se i dazi americani colpissero principalmente la Cina, l’Europa potrebbe trarne vantaggio intercettando parte dei flussi commerciali ridotti tra Pechino e Washington. Tuttavia, se la nuova amministrazione statunitense dovesse introdurre dazi generalizzati contro tutti i Paesi, il risultato sarebbe un danno globale senza reali benefici.
Inoltre, i dazi potrebbero spingere i Paesi europei a rafforzare la coesione dell’UE, rendendola più competitiva sullo scenario internazionale. Se ciò accadesse, la guerra commerciale lanciata dagli USA potrebbe paradossalmente accelerare il processo di integrazione economica europea.
CONCLUSIONE
Se la storia insegna qualcosa, è che il protezionismo estremo e le politiche basate sui dazi non rafforzano l’economia, ma la danneggiano. Chi ne paga il prezzo più alto? I consumatori, il potere d’acquisto e la crescita delle imprese.
Proprio come accadde con la battaglia del grano e lo Smoot-Hawley Act, anche oggi il protezionismo rischia di trasformarsi in un boomerang economico e sociale.
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