WERNER HERZOG
Il visionario del Nuovo Cinema Tedesco celebrato questa sera al Lido
Questa sera, mercoledì 27 agosto, la Mostra del Cinema di Venezia consegna a Werner Herzog il Leone d’Oro alla carriera. Il riconoscimento verrà attribuito nella Sala Grande durante la cerimonia inaugurale, poco prima della proiezione di La Grazia di Paolo Sorrentino. Una scelta che colpisce: due momenti di questa portata concentrati nello stesso spazio rischiano quasi di sottrarsi attenzione a vicenda. Ma Venezia è anche questo: un equilibrio precario, fatto di coincidenze e contrasti, che la rende viva.
Herzog, nato a Monaco nel 1942, ha cominciato a fare cinema a diciannove anni, dopo un’infanzia trascorsa in una valle bavarese lontana da tutto. Da allora non si è più fermato: circa settanta film, tra finzione e documentario, opere teatrali e liriche, libri di prosa e di poesia, installazioni e persino ruoli da attore, dal grande schermo di Jack Reacher alle serie globali come The Mandalorian. Sempre in movimento, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi.
Il suo cinema ha il volto dell’ossessione: da Aguirre, furore di Dio a Fitzcarraldo, dove fece trascinare davvero una nave su una montagna nella giungla, fino a Grizzly Man e Cave of Forgotten Dreams. Ogni volta ha spinto il linguaggio filmico al limite, cancellando i confini tra documentario e finzione, mettendo in gioco se stesso e chi lavorava con lui.
Accogliendo il premio, Herzog ha scelto il tono dell’umiltà: “Sono profondamente onorato. Ho cercato di essere un buon soldato del cinema, e questa mi sembra una medaglia per il mio lavoro. Ma non sono ancora finito, continuo a lavorare”. E infatti i progetti in corso lo confermano: un documentario appena girato in Africa, un nuovo film in Irlanda, un’animazione tratta dal suo romanzo The Twilight World e perfino la voce prestata a un personaggio nel prossimo film di Bong Joon-ho.
Quello che Venezia celebra oggi non è solo un regista. È un esploratore dell’immaginario, capace di trasformare la fatica fisica in visione poetica. Un uomo che continua a cercare, instancabile, quel “paesaggio dell’anima” che da sempre è il centro della sua opera.
GALLERY
Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
Scopri di più da ALESSANDRO SICURO COMUNICATION
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.










Altre storie
JAY KELLY – LA VERITÀ CHE RESTA QUANDO IL MITO SI SCOLORA
UNA DELLE PARODIE PIÙ AVVINCENTI DEL CINEMA E, PARADOSSALMENTE, UNO DEI PIÙ BEI FILM MAI REALIZZATI
L’ARTE COME LINGUAGGIO SEGRETO DELLA CONOSCENZA