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Ieri sera, 30 dicembre 2025, ho avuto il piacere di assistere a La Bohème di Giacomo Puccini al Teatro del Maggio di Firenze.
È stata una serata che mi ha rimesso davanti, senza sforzo, la potenza semplice dell’opera quando tutto funziona.
Mi hanno colpito subito le scene e le luci: curate, misurate, mai inutilmente ridondanti. C’era quella qualità rara per cui non guardi il palco “da fuori”, ma hai la sensazione di essere lì, in soffitta con i protagonisti, o in mezzo alla folla del Café Momus. I cori fuori scena, poi, davano davvero l’idea di una città viva, che respira oltre i bordi del palcoscenico.
I cantanti tutti bravi, ma le due protagoniste femminili mi hanno colpito in modo particolare:
Mimì, interpretata da Carolina López Moreno, è stata una sorpresa non solo per la voce ma per una bellezza non comune associata a questo ruolo, una presenza scenica intensa e delicata allo stesso tempo.
Musetta, con il volto e la voce di Mariam Battistelli, splendida, ha portato in scena quella miscela di leggerezza, civetteria e umanità che rende il personaggio irresistibile.
Molto convincente anche il Rodolfo di Piero Pretti: un tenore sicuro, partecipe, con una linea vocale pulita e un fraseggio capace di restituire sia l’entusiasmo del giovane poeta innamorato sia le ombre finali del dramma.
Sulla musica, lo ammetto, non sono imparziale: Puccini lo adoro. Posso però dire che l’orchestra ha lavorato benissimo, compatta, attenta, capace di stare addosso al palcoscenico senza coprirlo mai. E il mio posto, proprio sopra la fossa, mi ha permesso di godermi ogni dettaglio.
Mi ha fatto piacere vedere tanti giovani in scena tra i cantanti, e ancora di più i molti bambini nel coro: danno la sensazione di un teatro che non è solo memoria, ma futuro che si educa alla musica.
Un dettaglio che ho molto apprezzato: gli attori di scena, quelli che non cantano ma interpretano il cameriere, il pittore, gli avventori… tutti con una mimica viva, precisa, mai buttata lì. Piccole cose che però rendono credibili le situazioni e danno spessore al racconto.
L’acustica del teatro è davvero ottima: si sente che le forme della sala e le pareti in legno lavorano a favore di un’equalizzazione naturale, pulita, che avvolge senza rimbombare.
In buca, il giovane direttore Diego Ceretta, compiaciuto e spesso sorridente verso gli interpreti, ha guidato la serata con energia e attenzione, tenendo insieme orchestra e palcoscenico con sicurezza.
Una Bohème che dimostra come l’opera, quando funziona, riesce ancora a unire memoria e futuro in un unico respiro.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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