Novembre 26, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

LE UNICHE INIEZIONI DI DRAGHI E BERNANKE ALL’ECONOMIA SONO SOLO PAROLE. LA BORSA FINGE DI CREDERCI MA SOLO PER ILLUDERE IL PARCO BUOI. MA PER IL BENESSERE DIFFUSO SERVONO PIANI ARTICOLATI, STRUTTURATI E DECISIONI DRASTICHE.

Schermata 08-2456517 alle 13.05.42

DRAGHI  INIETTA FIDUCIA CON LE PAROLE E BERNANKE STAMPA MONETA NELLA SPERANZA CHE CON L’ECONOMIA VIRTUALE RIPARTA ANCHE L’ECONOMIA REALE. QUESTI SIGNORI HANNO DIMENTICATO CHE QUALSIASI MECCANISMO INERTE NECESSITA DI UN AIUTO REALE PER RIMETTERSI IN MOTO. IL MOTORE DELLA LORO AUTO COME PARTE CON LE PAROLE O CON IL MOTORINO DI AVVIAMENTO?! PERCHE’ NON USANO LO STESSO MECCANISMO CHE HANNO USATO CON LE BANCHE ANCHE CON LE IMPRESE ?!

Keyne's Study
John Maynard Keynes, Barone Keynes di Tilton     (/ˈkeɪnz/; Cambridge, 5 giugno 1883 – Firle, 21 aprile 1946), è stato un economista britannico, padre della macroeconomia e considerato uno dei più grandi economisti del XX secolo.

Non esiste più la politica economica, è solo questione di comunicazione e di potenzialità di diffusione di un certo slogan o linguaggio emotivo. Lo scopo è convincere che se la ripresa è alle porte, allora ripartono pure credito, consumi e investimenti – Ma se anche arrivasse la crescita in Italia, ci vorranno anni per trasformarla in benessere diffuso, non siamo strutturati. La politica economica è diventata una questione di comunicazione. La Fed ha creato un’aspettativa continua di quantitative easing, con l’obiettivo di iniettare fiducia; la Borsa, più sensibile agli umori, sale, creando un effetto ricchezza; la gente, sentendosi più ricca dovrebbe consumare di più e le imprese tornare a investire. Ma se Wall Street ha messo a segno una forte crescita, credito, consumo e investimenti languono.

La Fed ha fatto però proseliti. Per mettere fine al “ventennio perduto”, Abe ha annunciato una rivoluzione della politica economica giapponese, mandando il Nikkei alle stelle; anche se per ora si è vista solo una svalutazione dello Yen vecchio stile; e la Borsa ha ricominciato a oscillare.

Anche Draghi ha sposato l’approccio mediatico. Prima con l’annuncio degli acquisti sul mercato di titoliSchermata 08-2456517 alle 13.32.40 di Stato per difendere l’euro “a qualunque costo” (anche se non ha mai specificato quando e come interverrebbe ): una sfida al mercato a “vedere” le carte; il mercato ha passato; Draghi ha vinto la mano e lo spread è sceso. Adesso rilancia con “la ripresa è dietro l’angolo”, lasciando a Saccomanni l’onore dell’anticipazione. Lo scopo è convincere che se la crescita è alle porte, la crisi è finita, il debito pubblico diventa sostenibile, il rischio paese e lo spread spariscono, e la riduzione dei tassi rilancia credito, consumi e investimenti.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASe la ripresa è dietro l’angolo, l’angolo però non si vede. Il credito è un indicatore sensibile al ciclo economico. Ma il credito non si sta espandendo, e addirittura continua a contrarsi (-2% alle imprese dell’Eurozona a giugno, -4% in Italia). È la stessa politica della Bce ad aggravare il problema: la Fed ha acquistato attività finanziarie sul mercato, prevalentemente dalle famiglie, iniettando moneta direttamente nel settore privato; la Bce lo ha fatto in quantità analoga alla Fed (tolto oro e valute, 19% del Pil, rispetto al 21% della Fed), ma dalle banche.

E’ uno scambio di attività col sistema bancario, che lo tiene artificialmente a galla. In Italia, prima di parlareBCE-Finanziamenti-alle-banche-italiane.-Immagine-di-repertorio di ripresa, bisognerebbe capire come le banche rimborseranno 250 miliardi alla Bce a fine 2014 e quando cominceranno a collocare sul mercato i 400 miliardi di titoli di Stato in portafoglio.

È vero che molti indicatori ciclici e di fiducia sono migliorati. Ma gran parte di questi non hanno valore previsivo: forniscono la rappresentazione di uno stato, confrontato con quello immediatamente precedente. Le imprese hanno tagliato gli investimenti e le famiglie i consumi per adeguarsi alle peggiori prospettive. Il fatto che abbiano rallentato o smesso di tagliare è un miglioramento, ma non implica che domani staremo meglio. Infatti gli utili attesi delle imprese europee vengono continuamente rivisti al ribasso. E mentre Draghi annuncia la ripresa, la stessa Bce ha appena ridotto le stime per l’Eurozona sia per quest’anno, che il prossimo (a un misero 0,9%).

Compiacersi perché abbiamo rallentato la caduta, o l’abbiamo fermata, ma rimaniamo a terra, pur sopravvissuti allo schianto, significa aver perso di vista il problema: l’Europa ha subìto contemporaneamente il peggior episodio di doppia recessione e il più lungo periodo di contrazione visti nel dopoguerra. Non se ne esce con la politica degli annunci. Come negli altri casi, mi sembra rivolta a condizionare i mercati; ma che crea soltanto l’illusione di poter risolvere i problemi economici sottostanti.

made-in-italySe anche arrivasse la crescita in Italia, non si trasformerebbe in benessere diffuso ancora per anni. La crisi del debito italiano (di Stato e banche) è una crisi del debito collocato all’estero negli anni dell’euro: gli stranieri non ne vogliono di nuovo, né vogliono rifinanziare il vecchio. Così l’Italia deve accumulare avanzi delle partire correnti per esportare il risparmio necessario a riassorbirlo. E poiché non può svalutare, deve tirare la cinghia, ovvero vendere all’estero il più possibile di quanto produce.

L’Italia ha raggiunto il pareggio della partite correnti non grazie alle esportazioni, piatte nel primo trimestre, ma a una caduta media del 7% delle importazioni in sei trimestri consecutivi. Il Pil potrà anche crescere grazie alle esportazioni, ma dato l’avanzo con l’estero che bisognerà accumulare e mantenere è illusorio pensare si traduca in una decisa inversione dei consumi e degli investimenti in un futuro ragionevolmente prossimo.

“In ultima analisi, chi governerà, dopo le elezioni che avverranno i nei prossimi mesi, avrà l’onere diturismo-italia-2012-calo-crisi gestire un piano di emergenza nel quale si dovranno conteggiare le risorse rimaste, tra le quali le più evidenti: Il turismo, l’arte e le bellezze del paesaggio, Il made in Italy e Il patrimonio immobiliare. Con queste risorse produttive rilanciare la ripresa, usando la “liquidità di emergenza” come motorino di avviamento, “unico motivo vero per aprire i cordoni della borsa”, facendo una scommessa nazionale difficilissima ma non impossibile. A questo programma l’alternativa è navigare a vista come adesso e rimandare tutto pro-tempore come fanno i governi di transizione. Nella speranza che qualcuno ci salvi, ma come abbiamo potuto vedere, i nostri vicini, non aspettano altro che la nostra capitolazione per venire a comprare a “trenta denari”: musei, immobili, palazzi,  arte e tutte le bellezze del bel paese messe all’asta fallimentare per insolvenza”. Pensate sia uno scenario apocalittico? vedremo.

Alessandro Sicuro

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: