ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LUNEDI 30 GIU 2014 ARRIVA IL POS. VEDIAMO QUALI SOLUZIONI

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Da domani, lunedì 30 giugno, si potrà pretendere di pagare con moneta elettronica ovunque: il conto del ristorante come la parcella del dentista o del notaio; la fattura dell’idraulico o del falegname, la messa in piega dal parrucchiere. Purché di importo non inferiore ai 30 euro.

Dopo un rinvio di sei mesi (sarebbe dovuta entrare in vigore il 31 dicembre scorso), scatta dal 30 giugno la norma secondo la quale imprese e lavoratori autonomi sono tenuti ad accettare i pagamenti superiori ai 30 euro anche attraverso le carte di debito. In altre parole dovranno dotarsi del Pos.

Una novità che interessa milioni di imprese, artigiani, studi professionali in Italia e che ha scatenato le proteste di decine di associazioni di categoria, motivate in primo luogo dai costi e commissioni rilevanti, a fronte di importi non elevati, a tutto vantaggio dei circuiti finanziari.

La Confesercenti: «Ci costerà 5 miliardi»
L’obbligo di accettazione di pagamenti via bancomat e carte di credito è una «batosta» per le imprese da circa 5 miliardi l’anno, tra costi di esercizio e commissioni. Lo afferma la Confesercenti secondo la quale la novità rischia anche di essere inutile: a grande maggioranza degli italiani (il 69%) non ha intenzione di cambiare le proprie abitudini di pagamento.

Lo studio di Confesercenti valuta gli oneri delle singole imprese mentre insieme a Swg la confederazione che unisce Pmi di commercio, turismo, servizi ha condotto l’indagine sulla percezione del provvedimento da parte degli italiani. Gli imprenditori – viene calcolato – si troveranno a sostenere aggravi di circa 1.700 euro l’anno ciascuno per canoni, commissioni, costi di installazione e di utilizzo di una nuova postazione Pos per una PMI “media” che realizzi 50.000 euro di transazioni elettroniche ogni anno.

Per l’esattezza i costi di esercizio saranno di 1.032 euro (compresi il Pos e la linea telefonica) quelli per le commissioni di 650 euro. Complessivamente, il “conto” pagato dal totale delle imprese italiane per sostenere l’operazione ammonterà a 5 miliardi di euro l’anno. «Una “tassa” superiore per esborso – afferma la Confesercenti – al gettito dell’addizionale comunale dell’Irpef, e che rischia di mettere in difficoltà le imprese proprio nel momento in cui si vedono i primi barlumi di ripresa».

Secondo la Confesercenti, inoltre, «così com’è configurato, l’intervento per favorire la moneta elettronica è squilibrato, poiché sposta l’intero onere dell’operazione sugli esercenti, mentre banche, poste e uffici della pubblica amministrazione continuano ad essere restii ad accettare le transazioni elettroniche. Soprattutto se si considera che i costi di utilizzo e installazione dei POS hanno un’incidenza ancora maggiore per gli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità e da piccoli margini – come i gestori carburanti, i tabaccai, gli edicolanti, i bar ed altri – che vedranno il proprio utile dimezzarsi o azzerarsi, andando addirittura in rosso».

Il peso economico delle transazioni elettroniche – rileva l’indagine condotta con Swg – preoccupa anche i consumatori. Tra gli ostacoli alla diffusione della moneta elettronica segnalati con maggiore insistenza dagli italiani compaiono in prima posizione proprio i costi di carte e bancomat – indicati dal 40% dei nostri concittadini – e il rischio di frode, che preoccupa il 34% mentre rimane uno zoccolo duro del 16% che non nasconde difficoltà nel tenere contro delle spese effettuate.

«Un maggiore uso della moneta elettronica – commenta la confederazione – sarebbe senz’altro positivo, perché diminuirebbe i rischi ed i costi connessi alla gestione del contante. Bisogna però intervenire subito a favore degli esercizi a basso margine ed abbandonare l’approccio utilizzato fino ad ora. Meglio percorrere la strada degli incentivi fiscale, da riservare alle imprese e ai consumatori che usano carte di debito e di credito. Una strategia che, nei Paesi dove è stata applicata – come Argentina e Corea del Sud – ha dato ottimi frutti».

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Mobile POS a confronto

Vogliamo presentare le soluzioni attualmente disponibili. In vista dell’obbligo per legge di accettare i pagamenti elettronici tramite carta di debito è il caso di mostrare le diverse soluzioni e iniziare a guardarsi intorno per capire qual’è il servizio che ricopre al meglio i propri bisogni.

POS di payleven

Presente in Italia e all’estero da 1 anno il 18 febbraio,

Schermata 2014-06-29 alle 23.55.05è al momento la soluzione più utilizzata nel nostro Paese. Il servizio accetta tutte le maggiori carte di pagamento sia di credito che di debito: Visa, V pay, Mastercard, Maestro e a breve anche American Express.  Non richiede l’apertura di un nuovo conto corrente o uno specifico; va bene con qualsiasi.

Il lettore ha la batteria che si ricarica con il comune cavo micro UBS; inoltre è dotato sia di porta per la lettura del Chip, ormai il più presente nelle carte europee, che dell’apposito spazio per strisciare le carte con banda magnetica, che richiedono poi la firma direttamente sul touchscreen dello smartphone o tablet.

Il Mobile POS di payleven, rispetto alle altre soluzioni, ha la specificità di essere disponibile non solo per coloro i quali hanno una partita IVA, quindi clienti “Business”, ma anche per privati. Inoltre è venduto “a scaffale” in tutti gli Apple Store d’Italia e nei negozi online di Media Markt (la Media World italiana).

Per averlo è molto semplice; basta andare sul sito internet www.payleven.it, compilare tutti i campi con i propri dati e pagare il dispositivo. Successivamente bisogna scaricare la app “payleven” sul proprio smartphone o tablet da Apple Store o Google play e collegare via Bluetooth il dispositivo ricevuto.

Acquistabile sul sito internet a 79€ (prezzo uguale per tutti), il dispositivo resta di proprietà. Nessun canone mensile o prezzo fisso. E’ un servizio “Paghi solo se lo usi”; infatti il costo è il 2,75% a transazione.

POS BancoPosta

Il Mobile POS di BancoPosta è un servizio erogato da

Schermata 2014-06-29 alle 23.54.58Poste Italiane, al quale possono accedere tutti i clienti titolari di un conto corrente InProprio. L’erogazione e la gestione informatica è affidata a payleven.

Per accedere al servizio bisogna aprire o possedere già un conto corrente InProprio e l’ufficio fornisce al richiedente il lettore di carte Chip & PIN.  Il mobile POS delle Poste accetta tutte le carte di credito e debito che sfruttano i circuiti internazionali Visa, Vpay, Mastercard e Maestro.

Il costo del dispositivo è di 79€, senza canoni mensili o altri costi fissi. Per ogni transazione PosteImpresa trattiene il 2,5%; un ottimo prezzo, se si va a guardare l’offerta al momento presente sul mercato.

Per averlo quindi bisogna recarsi presso un ufficio PosteImprese e fare la richiesta; nel momento in cui si possiede il dispositivo basta collegarlo via Bluetooth al proprio smartphone/tablet, scaricare l’applicazione gratuitamente e iniziare ad accettare pagamenti seguendo le istruzioni della app e del dispositivo Chip & PIN; alla fine della transazione si può inviare tramite e mail una ricevuta al cliente.

Mobile POS Vodafone – Intesa

L’ultima arrivata è la soluzione di Vodafone, un Mobile POS

realizzato insieme a Banca Intesa e Setefi. Il sistema si chiama Move and pay business e sfrutta le risorse tecniche (bancarie) di Setefi, la presenza sul territorio di Vodafone e il dispositivo di Ingenico.

Schermata 2014-06-29 alle 23.55.25Il servizio ti dà un tablet a noleggio e il Chip & PIN di Ingenico. Il punto forte  al momento è la app, una delle più strutturate tra quelle disponibili. Il suo funzionamento è molto semplice e simile a quella dei servizi fino ad ora descritti. Il dispositivo si collega sempre via Bluetooth, si scarica la app (iOS o Android), si seguono le indicazioni su tablet o su Chip & PIN e volendo si può inviare la ricevuta via e-mail al cliente.

Il punto più buio al momento è relativo ai costi; sembra che ci sia un canone mensile da versare (ma comprensivo di tablet e traffico dati) e la percentuale sulle transazioni viene decisa una volta in filiale, evidentemente ricamata direttamente sul cliente.

Per averlo ci si può recare nelle filiali Intesa San Paolo oppure compilare un apposito form sul sito di Vodafone per essere contattato dal consulente.

 

 

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