DOLCE & GABBANA UNITI PER GARANTIRE UN FUTURO ITALIANO AL BRAND

DOLCE & GABBANA RIFIUTATE LE PROPOSTE DI ACQUISTO CREANO UN TRUST PER GARANTIRE IL FUTURO AL MARCHIO

Un duo di stilisti italiani che passera’ alla storia per aver più amato il Made in Italy ed aver contribuito sempre a difenderlo e divulgarlo nel mondo usando i canoni classici della sua splendida’ italianità.

Sono famose infatti le loro giornate napoletane, con gli eventi che hanno ridato vita ed immagine alla bella città partenopea, che ha fatto il giro del mondo in occasione di quell’evento.

Dolce&Gabbana:

Domenico Dolce e Stefano Gabbana, in trasferta a New York con l’alta moda, ripercorrono la loro intesa umana e professionale: «Il nostro amore non è mai finito – dicono -. Quando non ci saremo più, non vogliamo che un designer giapponese inizi a disegnare Dolce&Gabbana». «Le proposte d’acquisto? Le abbiamo rifiutate tutte e abbiamo creato un trust per assicurare il futuro del marchio». Intervistati da Massimo Gramellini su corriere.it, i due stilisti raccontano di essersi incontrati intorno ai 20 anni: Stefano ne aveva 19 e faceva il grafico pubblicitario e Domenico, allora 22enne, lavorava come primo assistente dello stilista Giorgio Correggiari.

Sono passati oltre 30 anni e i Dolce&Gabbana, come tutti li chiamano, sono ancora insieme, non più coppia a livello personale ma legatissimi. «Ancora oggi, quello che è mio è suo e quello che è suo è mio» sottolinea Domenico e Stefano gli fa eco: «Prima facevamo l’amore, vivevamo insieme, ora non succede più. Ma lo amo sempre. Da anziani saremo ancora insieme, come Gianni e Pinotto».

«I nostri compagni lo sanno – aggiunge Domenico -. Se ti va bene è così, se non ti va, è così lo stesso». Il Q&A tocca anche altri argomenti, come il rapporto con il denaro. «Non me ne frega niente di diventare più ricco – afferma Stefano -. Il mio scopo è avere successo». «Abbiamo rifiutato tutte le offerte d’acquisto – aggiunge Domenico -. Puoi avere tanti soldi, ma se non sei più libero che te ne fai? Non vai al cimitero in una bara piena di soldi». A questo proposito, Gramellini chiede chi erediterà la fortuna accumulata dai due stilisti. «Una volta che saremo morti, saremo morti – risponde Stefano -. Non voglio che un designer giapponese inizi a disegnare Dolce&Gabbana». Domenico Dolce aggiunge che, in quest’ottica, tutte le offerte d’acquisto arrivate nel tempo sono state rifiutate e che è stato creato un trust «che nessuno dei due può toccare», per assicurare il futuro del marchio: «Quando ci siamo lasciati ci siamo detti che era meglio dividere tutto, perché se io avessi preso una botta in testa, lui all’indomani si sarebbe ritrovato con, che so, mia cugina che non c’entra niente, a rovinargli l’azienda».

Quella di Dolce&Gabbana è giocoforza una “moda da ricchi”, ma Stefano fa notare che «il gusto non ha portafogli» e Domenico puntualizza: «Oggi gli italiani stanno meglio di ieri. Apri il frigo o l’armadio di chiunque e vedrai». «Una volta – osserva Domenico, parlando più in generale dello stile – si disegnava per fasce di età, oggi per gusto e stile di vita. Le figlie mettono le cose delle madri e viceversa». Su New York, dove la loro alta moda sale per la prima volta alla ribalta, Stefano ricorda di esserci andato per la prima volta nel 1986: «Ricordi cosa dissi? “Beh, tutto qua?”. Io ci vado solo perché amo lui». E Domenico: «Per me l’America è la Statua della Libertà…La possibilità di avere successo, di rifarsi una vita».

Nella Big Apple Dolce&Gabbana presenterà domani (6 aprile) l’alta gioielleria alla Public library, il 7 l’alta sartoria maschile alla Rainbow Room del Rockefeller Center e l’8 l’alta moda al Metropolitan Opera House. Lunedì 9 è in programma un dinner a The Standard Grill, seguito da un party al Top of the Standard. L’11 è fissata l’inaugurazione del primo monomarca della griffe a SoHo. Venerdì 13 aprile Domenico Dolce e Stefano Gabbana si trasferiscono a Miami, dove nel Design District apre un altro negozio Dolce&Gabbana, mentre il 18 aprile è la volta del Messico, con un evento ancora focalizzato sull’alta moda presso il Soumaya Museum di Mexico City.

 

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