Ottobre 19, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LA MORTE DELLA LETTURA STA MINACCIANDO IL NOSTRO FUTURO

Internet e gli smartphone ci hanno dato una possibilità straordinaria: raggiungere in pochi secondi informazioni che un tempo avrebbero richiesto ore di ricerca. Ma questa facilità ha anche modificato il nostro modo di leggere. Sempre più spesso scorriamo, saltiamo, copiamo, apriamo un altro link. Acquisiamo informazioni, ma non è detto che le assimiliamo davvero.La lettura richiede qualcosa di diverso. Tempo, continuità, attenzione. Ed è forse proprio l’attenzione la risorsa che stiamo lentamente perdendo.Nel 2017 lo scrittore americano Philip Yancey affrontò il problema in un articolo pubblicato sul Washington Post dal titolo molto eloquente: The death of reading is threatening the soul, “La morte della lettura sta minacciando l’anima”.

Yancey partiva da se stesso. Nel suo studio aveva migliaia di libri, letti e annotati nel corso di una vita. Raccontava di avere letto per anni anche tre libri alla settimana, passando da Shakespeare a Tolstoj e Dostoevskij. Poi qualcosa era cambiato: riusciva sempre meno a concentrarsi su testi impegnativi.

Il responsabile, secondo lui, era anche il nuovo modo di utilizzare Internet.

Cominciava un articolo, leggeva qualche paragrafo, controllava quanto fosse lungo, poi cliccava su un collegamento. Da lì passava a una notizia, quindi a un’altra ancora. Dopo una serie di deviazioni aveva spesso dimenticato il testo dal quale era partito. È difficile non riconoscersi almeno in parte in questo comportamento.

Nicholas Carr, nel libro The Shallows, aveva già descritto un fenomeno simile: la rete ci abitua a una lettura rapida e frammentata, molto diversa dall’immersione richiesta da un libro. Anche Sven Birkerts aveva parlato della progressiva perdita della “lettura profonda”, quella che richiede concentrazione, lentezza e la disponibilità a restare dentro un testo abbastanza a lungo da comprenderlo davvero.

Il problema non è naturalmente Internet in sé. Anzi, mai nella storia abbiamo avuto tanta conoscenza disponibile così facilmente. Il punto è ciò che facciamo di questa possibilità.

Possiamo leggere cento notizie in una giornata e ricordarne pochissime. Possiamo aprire decine di pagine senza approfondirne nessuna. Oppure possiamo decidere, almeno per una parte del nostro tempo, di fermarci.

Non è forse un caso che persone con attività professionali enormemente impegnative continuino a dedicare molto spazio alla lettura. Bill Gates dichiarava di leggere circa cinquanta libri all’anno; Mark Zuckerberg aveva impostato una propria sfida personale su un libro ogni due settimane; Warren Buffett ha sempre indicato la lettura come uno degli strumenti fondamentali della propria formazione.

Non servono naturalmente cinquecento pagine al giorno. Basta comprendere il principio: la conoscenza ha bisogno di tempo.

Yancey arrivava a parlare della necessità di costruire una sorta di “fortezza delle abitudini” per proteggere la lettura dalle continue distrazioni. È un’immagine che rende bene la situazione. Il telefono è sempre vicino, le notifiche arrivano, la curiosità ci spinge altrove e ogni interruzione rende più difficile tornare davvero dentro ciò che stavamo leggendo.

Anche la noia, che oggi cerchiamo di eliminare riempiendo ogni minuto libero, può avere una funzione importante. Yancey raccontava che proprio quando si isolava per qualche giorno, lontano dal flusso continuo di Internet, ritrovava quella libertà mentale dalla quale spesso nascevano idee e soluzioni nuove.

Forse la questione è tutta qui.

Non dobbiamo scegliere tra libri e tecnologia. Dobbiamo semplicemente evitare che la velocità con cui possiamo trovare qualsiasi cosa ci faccia perdere la capacità di fermarci abbastanza a lungo per capirla.

Perché essere informati è facile come non mai.

Leggere, comprendere e ricordare richiedono ancora tempo.

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication

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