Analizzando la questione della vendita di Versace al gruppo PRADA, appare chiaro come un marchio fortemente identitario, nato dalla creatività di un’icona di stile come Gianni Versace, sia riuscito a mantenere una propria audience e un proprio mercato, nonostante l’evoluzione dei concetti estetici nel tempo, anche se ultimamente iniziava a dare segni di saturazione stilistica.
I codici distintivi del suo DNA sono ormai considerati parte della storia. L’evento tragico: il 15 luglio 1997 si è spento non solo un uomo, ma una leggenda della cultura creativa mondiale. Come un mito greco, l’uomo moriva per dare vita a un mito immortale: dionisiaco, avanguardista, spregiudicato e dotato di un’enorme forza estetica, un patrimonio culturale a mio avviso tipicamente italiano.
A 25 anni dall’omicidio di Gianni Versace e 6 anni dopo la vendita della maison nel 2018, la famiglia Versace ha ceduto il brand al fondo di investimento Blackstone per circa 1,83 miliardi di euro. Successivamente, Blackstone ha venduto Versace a Capri Holdings, il gruppo americano che oggi controlla il marchio.
Attualmente si discute di una nuova operazione: Capri Holdings sta trattando con PRADA per cedere Versace a un prezzo minimo di 1,5 miliardi di dollari. Le agenzie riportano che, da quando è emerso – seppur non ufficialmente – l’interesse di Prada, ogni giorno escono nuovi dettagli sulle trattative. In particolare, Lorenzo Bertelli, figlio di Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, ritenuto il principale sostenitore dell’operazione, cercherebbe di ottenere una riduzione del prezzo iniziale, mentre alcune indiscrezioni parlano di un’esclusiva di quattro settimane per condurre le trattative, anche se i tempi potrebbero non essere così vincolati.
L’acquisizione è strategica per il gruppo italiano, che intende rafforzarsi nel segmento del lusso e vede in Versace un marchio dalle grandi potenzialità, nonostante le recenti difficoltà: tra ottobre e dicembre 2024 il brand ha registrato un calo del 15% nelle vendite, con un fatturato fermato a 193 milioni di dollari e una perdita operativa di 21 milioni. Tali dati potrebbero attenuare l’entusiasmo di Prada e di altri potenziali acquirenti, complicando il raggiungimento del prezzo sperato da Capri Holdings.
Nel caso in cui la trattativa con Prada non dovesse andare a buon fine, Capri Holdings ha già in mente un piano di rilancio per il brand, che potrebbe prevedere – secondo alcune voci – l’uscita di Donatella Versace e l’ingresso di un nuovo direttore creativo, come Dario Vitale, ex guida di Miu Miu.
In conclusione, il ‘mio auspicio’ è che Versace rimanga in mani italiane, affidandosi a un CEO lungimirante e competente, capace di guidare il marchio con visione – per fare un esempio, figure come Marco Bizzarri o Pietro Beccari – supportato da un team creativo adeguato e consono al DNA del marchio. Esemplare sarebbe, inoltre, se il nuovo CEO e direttore creativo avessero il coraggio di prendere decisioni audaci e visionarie, alla pari di quanto dimostrato da Marco Bizzarri, che ingaggiò Alessandro Michele per Gucci, e dalla visione di Domenico De Sole, che insieme a Maurizio Gucci ingaggiò Tom Ford nel 1990. La chiave del successo sta nel saper prendere decisioni strategiche con coraggio e lungimiranza.
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