Maggio 24, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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ANTHROPIC HA SCONVOLTO IL MONDO CON CLAUDE. ORA ARRIVA MYTHOS, MA È TROPPO POTENTE PER ESSERE RILASCIATO

 

Dopo aver portato l’intelligenza artificiale dentro il lavoro quotidiano, Anthropic apre una nuova soglia: un modello capace di leggere le vulnerabilità del software con una potenza tale da poter diventare difesa straordinaria o arma pericolosa.

Dietro Anthropic c’è la storia di Dario Amodei, uno dei nomi più influenti dell’intelligenza artificiale contemporanea. Nato a San Francisco, figlio di Riccardo Amodei, artigiano della pelle di origini italiane, e di Elena Engel, bibliotecaria, Dario ha lavorato in OpenAI prima di fondare Anthropic nel 2021 insieme alla sorella Daniela e ad altri ex membri della società.

La frase che meglio racconta questa traiettoria è quella attribuita allo stesso Amodei, quando ricorda il ruolo della sorella Daniela nel riportare al centro il senso del lavoro: non costruire soltanto una tecnologia, ma provare a rendere il mondo un posto migliore. È qui che si capisce la doppia anima di Anthropic: da una parte la corsa verso modelli sempre più potenti, dall’altra l’ossessione per la sicurezza, il controllo e l’allineamento ai valori umani.

Claude è stato il primo grande gioiello di questa visione. Non un semplice chatbot, ma un modello capace di leggere, scrivere, ragionare, programmare, analizzare documenti complessi e affiancare il lavoro umano. Con Claude Code, Cowork e gli agenti, Anthropic ha spinto ancora più avanti il concetto: sistemi che non si limitano a rispondere, ma possono svolgere parti del lavoro al posto dell’uomo.

Naturalmente, chi lavora davvero con questi strumenti sa che la realtà è meno magica di come viene raccontata. Non basta scrivere un comando e aspettare che tutto venga fatto perfettamente. Gli agenti sbagliano, si perdono, interpretano male, producono risultati da controllare. Ma quando sono impostati bene, guidati con metodo e verificati da una competenza umana, diventano una forza enorme. Non eliminano l’uomo: cambiano il suo ruolo, spostandolo dall’esecuzione alla regia.

Anche il nome Anthropic sembra raccontare questa filosofia. Rimanda al principio antropico, l’idea secondo cui l’universo che osserviamo è legato alla presenza di osservatori capaci di osservarlo. In fondo, il lavoro di Anthropic si muove proprio su questa soglia: costruire macchine sempre più potenti, ma ancora orientate da una visione umana. Da qui nasce anche la Constitutional AI, il tentativo di dare ai modelli una sorta di “Costituzione” fatta di principi, criteri e valori, perché non siano soltanto intelligenti, ma anche orientabili, controllabili, responsabili.

Poi è arrivato Mythos.

E qui il discorso cambia profondità.

Claude Mythos, sviluppato all’interno di Project Glasswing, è un modello pensato per leggere il software e individuare vulnerabilità. Una vulnerabilità, per dirla in modo semplice, è una crepa nascosta dentro un programma: un errore, una debolezza, un passaggio non protetto che può essere sfruttato per entrare in un sistema, rubare dati, bloccare servizi o colpire infrastrutture critiche.

Secondo i primi dati diffusi, Mythos avrebbe individuato migliaia di vulnerabilità gravi o critiche in software strategici, infrastrutture sensibili e progetti open source. Il punto non è soltanto che le trova. Il punto è che le trova con una velocità tale da mettere in crisi il ciclo tradizionale della sicurezza informatica: l’intelligenza artificiale scopre le falle più rapidamente di quanto gli esseri umani riescano a correggerle.

Per questo Anthropic non può semplicemente rilasciarlo al pubblico. Mythos, nelle mani giuste, può diventare uno strumento straordinario per aziende, banche, ospedali, istituzioni e infrastrutture strategiche. Può aiutare a trovare i punti deboli prima degli attaccanti, rafforzare i sistemi, proteggere dati e servizi essenziali. In prospettiva, una potenza di analisi simile potrebbe avere ricadute anche nella ricerca scientifica, nella medicina e nello studio di strutture complesse.

Ma nelle mani sbagliate la stessa capacità potrebbe diventare pericolosa. Un modello capace di scoprire le crepe dei sistemi informatici può essere usato per difenderli, ma anche per attaccarli. È questa la ragione per cui Mythos viene affidato soltanto ad aziende e organizzazioni selezionate, con l’obiettivo di studiarlo, contenerlo e costruire sistemi di sicurezza all’altezza della sua stessa potenza.

Intanto Anthropic si prepara ad aprire una sede a Milano, dopo Parigi e Monaco. La notizia non è marginale: significa che questa partita non riguarda più soltanto la Silicon Valley, ma entra anche nel perimetro italiano, nel cuore delle imprese, della finanza, della tecnologia e della cultura digitale europea.

Il nodo più profondo, però, va oltre la cybersecurity. Riguarda il modo stesso in cui il software sta cambiando natura. Finora abbiamo conosciuto l’intelligenza artificiale soprattutto attraverso i grandi modelli linguistici, gli LLM: ChatGPT, Claude e gli altri sistemi capaci di generare testo, codice, immagini, analisi e strategie. All’inizio sembravano assistenti. Oggi stanno diventando piattaforme operative.

Quando l’AI entra nella scrittura del codice, nel controllo del codice e nella correzione del codice, cambia il rapporto tra uomo e macchina. Per decenni i linguaggi di programmazione sono stati un ponte: Python, JavaScript, Java, C++ erano strumenti tecnici, ma anche linguaggi leggibili e verificabili. L’uomo scriveva, la macchina eseguiva.

Ora questo equilibrio si sta spostando. Le AI iniziano a progettare, correggere e ottimizzare software, producendo strutture sempre meno pensate per essere lette dagli esseri umani. Il rischio non è soltanto che il codice diventi più complesso. Il rischio è che diventi opaco: potente, efficiente, funzionante, ma sempre meno comprensibile da chi dovrebbe controllarlo.

È qui che Mythos diventa un segnale. Non racconta solo una nuova fase della sicurezza informatica. Racconta il momento in cui l’intelligenza artificiale comincia a leggere le fondamenta invisibili del mondo digitale meglio di noi.

Prima o poi strumenti come Mythos arriveranno più vicino al mercato, forse con limiti, filtri e accessi regolati. Quando accadrà, chi saprà usarli farà davvero la differenza. Non perché avrà semplicemente un software più potente, ma perché avrà la capacità di vedere prima degli altri dove il mondo digitale è fragile.

Il futuro non premierà soltanto chi avrà accesso all’intelligenza artificiale più avanzata.

Premierà chi saprà guidarla, comprenderla e impedirle di costruire un mondo che l’uomo non riesce più a leggere.



 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



















 
 
 
 

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