Le regioni sempre piu’ nel mirino degli inquisitori, l’effetto domino continua.

Arrestato assessore Lombardia Zambetti per scambio voti.

“Nel momento in cui un pubblico funzionario consapevolmente si porta verso una organizzazione criminale è evidente che rimane inglobato nel meccanismo e che deve fare dei favori”, ha spiegato il magistrato. “E’ come se ci fosse stato un patto, perché anche altri soggetti criminali poi chiedono favori”.

Tra gli aspetti “inquietanti”, secondo la Boccassini (famoso magistrato milanese), c’è anche la circostanza in cui Zambetti, quando ad un certo punto si rifiuta di pagare, viene sottoposto a “minacce e atti di intimidazione e alla fine cede e paga”.

D’Amico ha aggiunto che l’assessore si era “messo a disposizione della ‘ndrangheta”, perché oltre al “patto per i voti”, “avrebbe messo a disposizione appalti controllati dalla regione”. Da alcune intercettazioni telefoniche è emerso che gli esponenti ‘ndranghetisti erano interessati anche agli appalti per Expo 2015.

INQUINATE ANCHE COMUNALI 2011

Secondo i pm, anche le ultime elezioni comunali milanesi, vinte da Giuliano Pisapia, sarebbero state inquinate dalla ‘ndrangheta, perché Vincenzo Giudice, padre di Sara Giudice, (conosciuta come “l’anti-Minetti”), avrebbe ricevuto da alcuni esponenti criminali l’offerta di voti da far confluire sul nome della figlia, risultata la più votata del Terzo Polo con 1.028 preferenze.

Giudice rifiutò di versare dei soldi, ma per gli inquirenti assicurò che, in veste di presidente di una società legata alla metropolitana di Milano, avrebbe favorito l’aggiudicazione di appalti per i suoi interlocutori. Entrambi hanno smentito la circostanza.

“Non abbiamo chiesto il suo arresto perché Eugenio Costantino (tra gli arrestati di oggi) gli si presentò come un avvocato a capo di una cordata di professionisti”, ha spiegato D’Amico.

Proprio Costantino, in un’intercettazione del 2011 che compare sull’ordinanza di arresto visionata da Reuters, vantandosi di fare “parecchie campagne elettorali, quelle del Comune di Milano e le provinciali”, spiega che “più che organizzare cene non si fa, ho organizzato forse 200 cene fino ad adesso…”

“Intanto si mangia, dopo finisce e promettono il mare, il mondo, guarda è una cosa allucinante… La campagna dell’assessorato più di quella governativa è una cosa spaventosa. Oh, l’assessore che gli abbiamo fatto la campagna elettorale ha speso più di quattro milioni di euro”, dice riferendosi a Zambetti.

(Sara Rossi e Ilaria Polleschi)

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Vincenzo Salvatore Maruccio, consigliere dell’Italia dei Valori

ROMA – Vincenzo Salvatore Maruccio, consigliere dell’Italia dei Valori (Idv) e capogruppo dell’Idv alla Regione Lazio è stato indagato dalla Procura di Roma mercoledì mattina per peculato:

gli vengono contestati assegni e prelievi irregolari dai conti del suo gruppo consiliare per un ammontare di 700 mila euro. Secondo quanto accertato dai pm di Roma, il politico si sarebbe girato una parte del denaro su propri conti in Italia. Perquisiti la sua casa e il suo ufficio alla Pisana in seguito ad una segnalazione di operazione sospetta giunta alla Guardia di Finanza da Bankitalia.

«SPESE PER POLITICA» – «Non ho nulla da nascondere, chiarirò ogni cosa». Queste le prime parole di Maruccio, dopo essere stato indagato per peculato. «Le risorse del gruppo sono state utilizzate da me solo per fare attività politica», spiega. E fa sapere in una nota: «Rispetto alle accuse che mi vengono mosse chiarirò ogni cosa nelle sedi opportune e ai magistrati inquirenti, ai quali ho già messo a disposizione la documentazione contabile. Non ho nulla da nascondere e voglio precisare che le risorse del Gruppo sono state utilizzate da me solo, in qualità di capogruppo consiliare, e non dagli altri componenti del gruppo, esclusivamente e soltanto per fare attività politica. Da oggi sono un privato cittadino e intendo – come tale – difendermi nel procedimento penale a mio carico».

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Reggio Calabria: Comune sciolto per mafia dal Consiglio dei Ministri

L’amministrazione è accusata di contiguità con i boss della criminalità. È il primo capoluogo di provincia a incappare in questa misura

Una decisione “sofferta” ma “fatta a favore della città“. Così il ministro Anna Maria Cancellieri ha spiegato la decisione del Viminale di sciogliere il Comune di Reggio Calabria per mafia. È la prima volta in 21 anni, da quando cioè esiste la legge, che un capoluogo viene commissariato percontiguità mafiosa: nei guai però non sarebbe solo l’attuale giunta di centrodestra, guidata dal sindaco Demetrio Arena. Le implicazioni politiche potrebbero arrivare fino a Giuseppe Scopelliti, ex primo cittadino reggino e attuale governatore della Calabria. Il ministero ha già nominato il commissario, il prefetto di Crotone Vincenzo Perico.

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