Settembre 28, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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YANIS VAROUFAKIS, MINISTER NO MORE

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MINISTER NO MORE!

Schermata 2015-07-07 alle 16.10.37-IL MODERNO LEONIDA VAROUFAKIS, CON UN SINTETICO TWEET, “MINISTER NO MORE”, HA LASCIATO IL SUO INCARICO. DOPO AVER COMBATTUTO LA MERKEL NELLE TERMOPILI FINANZIARIE. SI E’ FATTO DA PARTE PROPRIO NEL MOMENTO DELLA VITTORIA, AVREBBE POTUTO RIMANERE E FARSI FORZA DELLA CONQUISTA DI UN PRIMATO UNICO, PER LA CLASSE POLITICA ATTUALE, QUELLO DELLA DIGNITA’ E IL RISPETTO PER IL PROPRIO POPOLO, QUANTI DEI NOSTRI POLITICANTI POSSONO DIRE LA STESSA COSA?

– I CINQUE MESI VISSUTI SUL FILO DEL RASOIO DI YANIS VAROUFAKIS, IL MINISTRO DI SUCCESSO CHE APPENA HA VINTO LA SUA BATTAGLIA SI E’ FATTO INDIETRO, (PROPRIO COME QUELLI ITALIANI.)

– CI VUOLE UN FISICO BESTIALE E UN SORRISO DA BUTTAFUORI DISCOTECARO PER VINCERE IL REFERENDUM E VENIRE POI SFANCULATO DA TSIPRAS PER FAVORIRE UN ACCORDO CON MERKEL

– NELLA SUA BREVE ESISTENZA DI SCAMICIATO SEX SYMBOL CHE INDOSSA T-SHIRT ADERENTI E INFORCA MOTO YAMAHA – IN ITALIA I SOPRANNOMI SPAZIAVANO DAI ‘VAROUFICOS’ DELLE GROUPIE A ‘FUFFAKIS’ DEGLI INVIDIOSI – HA REGALATO MOLTI TITOLI SCANDALISTICI, ALTRETTANTI PROVOCATORI, MA POCHI FATTI. I GRECI PERÒ GLI HANNO PERDONATO TUTTO

Alcuni suoi predecessori rischiano la lapidazione ogni volta che provano a mettere il naso fuori casa. Lui lascia il suo incarico di ministro delle Finanze come un eroe. Getta la spugna, almeno ufficialmente,  dopo aver trascinato la Grecia in una convinta campagna per il «no». I greci gli hanno sempre perdonato tutto; nei giorni scorsi lo hanno continuato ad applaudire per strada. Domenica notte Yanis Varoufakis se n’è andato in maglietta, con la sua Yamaha, lasciandosi alle spalle le banche al collasso e le finanze pubbliche alla deriva, dopo cinque mesi in cui documenti interni del ministero attestano che il 60% delle sue firme sono finite sotto a permessi per le missioni all’estero dei dipendenti.

Il  ministro del coraggio è stato condannato all’esilio anzitutto da chi lo ha scelto, Alexis Tsipras, e non sappiamo se per scelta politica interna, oppure per imposizione della Troika. Anche ieri, nel breve intervento sul suo blog che di buon mattino annunciava le dimissioni, sono evidenti le tracce di un conflitto che era scoppiato sin dal primo istante. Stretto nella morsa di una parte di Syriza e di un’ampia fetta dell’Eurogruppo che lo detesta senza freni, Varoufakis ha ammesso che è stato il premier a chiedere il suo passo indietro, per favorire la ripresa del negoziato in Europa. Forse non piace perchè non ha ceduto alle lusinghe dei centri di potere europei.

Calato a gennaio come un marziano in un partito lacerato da lotte di potere, scelto per il suo curriculum internazionale da «esterno», da tecnico, il primo sgambetto lo ha fatto a Yanis Dragasakis. Esponente dell’ala moderata di Syriza, studiava da anni per diventare ministro: come premio di consolazione, Tsipras gli ha dato il posto da vicepremier e, successivamente, da supervisore, quando Varoufakis è stato commissariato. La verità è che le umiliazioni e le occasioni per lasciare si sono sprecate, in questi mesi. I molteplici segnali di disagio provocati dall’economista cresciuto accademicamente tra il Regno Unito, l’Australia e il Texas, si ritrovano nella ricca aneddotica dei cinque mesi vissuti sul filo del rasoio.

Nel primo faccia a faccia con Wolfgang Schaeuble, a Berlino, l’austero ministro delle Finanze scoppiò in una (rara) risata dopo cinque minuti. «A chi devo dare retta?», chiese un po’ sorpreso, dopo che Varoufakis era stato interrotto per la terza volta da un funzionario di Syriza che tentava di riportarlo sulla linea ufficiale del partito. Dopo la risata iniziale, il rapporto tra i due si è trasformato in un pianto. E man mano anche quello con gli altri omologhi. Il culmine si è raggiunto a maggio, all’Eurogruppo di Riga, quando le astratte prediche dell’economista, in risposta alla semplice domanda della Troika «avete due settimane di liquidità, cosa farete?», hanno fatto perdere le staffe a un dozzina di colleghi.

Il vero supplizio, la vera fatica di Sisifo, per il superministro, è stato proprio l’Eurogruppo, il consesso di tecnici che dovrebbe decidere il destino della Grecia attraverso gli aridi numeri. Pochi ricordano che Varoufakis fu sconfessato quasi subito dal suo premier dopo un Eurogruppo degli inizi, a febbraio. Si era raggiunta una prima, miracolosa intesa, il ministro uscì soddisfatto, i ministri tornarono a casa cautamente sollevati, quando Tsipras gli disse al telefono di respingere quei tre paragrafi.La leggenda narra che Schaeuble lo venne a sapere mentre una macchina lo stava accompagnando fuori dal garage. Una sconfessione, quella del premier greco, che avrebbe indotto qualcun altro a una riflessione sull’opportunità di restare – immaginate Merkel che chiama Schaeuble e gli dice di stracciare un accordo appena firmato – ma Varoufakis andò avanti sereno.

Anche quando la sconfessione, qualche settimana dopo, si trasformò in sfiducia esplicita e il ministro fu affiancato da Dragasakis e da quello che è diventato ieri il suo successore, Efklìdis Tsakalòtos. Neanche la bufera scatenata dall’imbarazzante servizio fotografico con moglie e panoramica terrazza con vista sul Partenone gli ha fatto perdere il sorriso da simpatico buttafuori. Ora tutti si chiedono cosa farà, se il conferenziere a peso d’oro o il professore. Ma la vera domanda cui soltanto gli storici potranno mai rispondere è: in cinque mesi, Varoufakis fu Sisifo o la pietra?

La moglie Danae gli tiene la mano sulla spalla. Uno degli amici seduti al tavolo ha appena finito di raccontare una barzelletta. Risate, maniche di camicia, atmosfera decisamente cool.
Yanis Varoufakis si è dimesso da poche ore, il suo faccione è comparso anche stamattina sulle tv di mezzo mondo. Ed ora eccolo qui al «Twin Peaks all day bar», locale un po’ fighetto con comodo porticato all’ombra. Qui dietro c’è Piazza Syntagma, dove i greci hanno ballato tutta la notte per festeggiare un No con dedica speciale alla Germania. E la birra che Varoufakis ha in mano è proprio tedesca, una Warsteiner.

Varoufakis aveva detto che si sarebbe dimesso in caso di vittoria del Sì. Perché ha lasciato se a stravincere è stato il No? «Non potevo fare diversamente. Mi dispiace, ma non c’erano più le condizioni per lavorare e credo che la mia sia una scelta responsabile». Ma aveva già deciso di lasciare oppure no? «Ho deciso stamattina presto. Mi sono svegliato e ho sentito che non era più possibile andare avanti». Prima di arrivare qui, davanti al plotone di telecamere che ogni giorno lo aspetta sotto il ministero, Varoufakis si era augurato che il suo successore fosse Euclid Tsakalotos, capo negoziatore di Atene a Bruxelles.

Nel frattempo è arrivata la conferma, il nuovo ministro sarà proprio lui: «E’ una persona molto preparata. Ma vi assicuro che non c’era alcun piano preordinato, come qualcuno sta facendo credere qui in Grecia. La scelta è stata mia». Ormai le occhiatacce della moglie non si contano più. Adesso si avvicinano anche le guardie del corpo, ricordano che pochi mesi fa Varoufakis e signora hanno subito un’aggressione degli anarchici proprio mentre erano seduti all’aperto in un ristorante. Meglio non dare nell’occhio. I body guard avevano consigliato di andare a casa di amici. Ma è stato lui a insistere per venire qui, per sedersi all’aperto. Sembra la sua prima ora d’aria. «Invece di perdere tempo con me andate a fare un giro all’Acropoli» dice per dare il segnale del game over : «Nonostante tutto questo è un Paese meraviglioso».

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