AMAZON FA LA GUERRA AI BLOGGER, E ABBASSA I LISTINI

AMAZON DICHIARA GUERRA AI BLOGGER. MA SONO DUE COSE DIVERSE

Tempi duri per i blogger. Da ieri Amazon ha rivisto la quota riservata ai propri affiliati puntando al ribasso, con una strategia che permette al colosso online di controllare maggiormente alcune categorie merceologiche, spingendo la vendita dei propri prodotti.
Il programma di affiliazione di Amazon è un’iniziativa di marketing che permette, a chi possiede un sito web o un blog, di guadagnare ogni volta che i clienti comprano su Amazon passando attraverso un link pubblicitario presente sul proprio sito.
È un servizio gratuito che, finora, ha permesso di guadagnare somme variabili a costo zero. Un comunicato diramato dalla sede internazionale dell’e-commerce parla di “semplificare la struttura delle quote”, mentre online molti beauty e fashion blogger già calcolano il ridursi dei propri introiti. Tracy E. Robey, ideatrice di Fanservice-b, lamenta sul sito The Verge il taglio dei pagamenti dall’8% al 6% del prezzo di un singolo acquisto e una perdita generale dei propri guadagni derivati dalla vendita di prodotti segnalati sul proprio blog di circa il 20 per cento.

Tra i cambiamenti in atto, anche la chiusura delle tariffe legate al ‘variable standard program fee’ che assicurava agli affiliati un tasso di guadagno maggiore in proporzione ai numero di prodotti venduti in un mese, una percentuale compresa tra il 4 e l’8,5 per cento. Da ieri, invece, questo sistema è stato sostituito da un programma per categorie; gli affiliati potranno godere di percentuali anche maggiori, ma solo se i prodotti venduti rientrano in determinate categorie come “digital video games” e “luxury beauty”, mentre i beni non catalogabili non potranno essere premiati. Amazon motiva questa scelta parlando di semplificazione, ma, allo stesso tempo, in questo modo l’azienda potrà scegliere di spingere alcune categorie merceologiche rispetto ad altre. Ci sono inoltre delle sottocategorie che segmentano ulteriormente il medesimo settore come “beauty” e “luxury beauty” rendendo ancora più difficile riuscire a garantire una vendita corposa di prodotti appartenenti alla stessa famiglia.

Chi invece spingerà la vendita di prodotti virtuali a marchio Amazon come Prime Video, Prime Music e Kindle Unlimited riceverà percentuali molto più elevate rispetto alla versione fisica dello stesso prodotto. Amazon Italia, raggiunto non ha commentato la notizia.

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