ARMANI RENDE NOTE LE SUE IDEE SUL FUTURO DEL GRUPPO

«Vendere? Avrei potuto farlo tantissime volte e ci sono stati casi in cui dire di no è stato difficile»: Giorgio Armani racconta della scelta di delegare il futuro del gruppo a una Fondazione, dei meccanismi per la successione, dei progetti per i prossimi decenni. Ma anche della realtà di oggi: «Torneremo a crescere – dichiara – nel 2019».

In un’intervista a tutto campo all’Economia-Corriere della Sera firmata da Maria Silvia Sacchi, lo stilista-imprenditore, 83 anni, parla di come ha messo in sicurezza il gruppo – un polo da 2,5  miliardi di euro di ricavi – e di quali saranno le direttrici strategiche per gli anni a venire: «La Fondazione ha un doppio scopo – spiega -. Da una parte reinvestire capitali a scopo benefico e dall’altra garantire l’equilibrio nella Giorgio Armani Spa. Quello che abbiamo creato è un meccanismo che stimoli i miei eredi a restare sempre in armonia e che eviti che il gruppo venga acquistato da altri o spezzettato».

Il piano di successione prevede il trasferimento di una parte della Giorgio Armani alla Fondazione, che sarà guidata da un “triumvirato” e che al momento detiene lo 0,1%, mentre il restante del capitale sarà distribuito fra gli eredi, «che potranno eventualmente liquidare la propria quota – precisa lo stilista – cedendola alla stessa Fondazione».

Quanto agli immobili, «quelli che fanno capo alla Giorgio Armani – dice – seguiranno l’azienda madre. Per gli altri sto valutando quelli che deciderò diventino privati».

Oltre al futuro di una realtà che conta oggi 8mila dipendenti nel mondo, Re Giorgio fornisce qualche cifra relativa all’azienda di oggi, in rallentamento nel 2016 del 5% a quota 2,511 miliardi: «Avremo una flessione dei ricavi della stessa entità anche nel bilancio di quest’anno e in quello del 2018».

Armani precisa che si tratta di «una scelta pilotata, che prevede una ripresa nel 2019». Il riferimento è alla decisione di riportare in casa, nel 2014, il brand A/X Armani Exchange per iniziare due anni dopo a riposizionarlo, «riducendo la distribuzione per creare le condizioni di un nuovo sviluppo. Ma senza rompere dall’oggi al domani legami con nostri partner storici, ci vuole il giusto tempo e il giusto tempo ha dei costi».

Due gli argomenti chiave per il futuro: accessori e online. Riguardo al primo, che attualmente incide sul fatturato per il 15%, l’ambizione di Giorgio Armani è di «diventare anche un buon accessorista», arrivando a portare questa quota al 30% nel giro dei prossimi tre anni.

In ambito digital, invece, sono ai blocchi di partenza diverse iniziative: il lancio di un nuovo sito dove per il momento saranno presenti Giorgio Armani ed Emporio Armani, il rinnovo – appena concluso – del contratto con Ynap per dieci anni e l’allestimento di un centro di produzione dei contenuti digitali nella sede di via Bergognone: «Un investimento di diversi milioni di euro – informa lo stilista-imprenditore – che ci consentirà in tempi brevissimi di creare contenuti fotografici e video e di pubblicarli immediatamente».

Il tutto andrà a regime a marzo prossimo, grazie anche all’arrivo di un nuovo manager con forti competenze e-commerce, il cui nome però è ancora top secret.

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