Novembre 28, 2022

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ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

BALENCIAGA SFILA NEL TEMPIO DELLA FINANZA A WALL STREET NY

Wall Street la Borsa di New York, prima per volume di scambi al mondo. Qui si giocano le sorti di patrimoni miliardari, compreso quello di Kering, il gruppo parigino proprietario di brand come Gucci, Saint Laurent e Balenciaga. Qui, tra i monitor con gli andamenti delle società quotate e le scrivanie dei broker, proprio Balenciaga ha allestito la sua controversa sfilata Cruise 2023.
 
Qui ha voluto sfilare Demna (Gvasalia, che da qualche mese ha imperato di farsi chiamare così, solo con il nome proprio) per mettere sul piatto, tra azioni, maschere fetish, mazzette di dollari e look firmati adidas, una serie di riflessioni: come la necessità dei brand di riscontrare successi commerciali, oltre che creativi, e un mix di sensazioni di inquietudine legate al panorama globale di oggi.
 
Il direttore creativo è tra i più influenti interpreti della cultura (e delle subculture) contemporanee e dei loro simboli, in particolare americani, capace di tradurli in collezioni e strategie di comunicazione virali. Prima la presentazione dello show FW 2021 sotto forma di videogioco, poi la sfilata P/E 2022 con i Simpson, la A/I nella tormenta di neve di Febbraio che aveva portato prepotentemente il dramma ucraino in passerella, e infine la scelta di associare al brand un’icona discutibile come Kim Kardashian. Ora Demna è volato nel luogo simbolo del capitalismo per mettere in scena uno show che tirava in ballo il feticismo per il denaro (e per i vestiti).
 
 
Ode all’economia U.S.A.
Una critica? Non proprio. Anzi un omaggio, in versione ironica e distopica, al paese che più contribuisce a rendere Balenciaga uno dei brand di Kering con le migliori performance di crescita insieme a Saint Laurent, come raccontano i report ufficiali del primo trimestre 2022. “Sono un ottimista. Il mercato americano ha supportato la mia visione da Balenciaga fin dal primo giorno, motivo per cui ho scelto di sfilare qui, per la prima volta fuori Parigi” ha spiegato a WWD.
 
Che gli U.S.A rappresentino una boccata d’ossigeno post pandemica per l’intero settore del lusso lo sottolineano anche l’ultima sfilata di Alexander McQueen, eccezionalmente allestita durante la New York Fashion Week, il menswear di Dior a VEnice Beach e la scenografica Resort 2023 di Louis Vuitton a San Diego. Ma l’omaggio sui generis di Demna mette in luce anche le ombre del sistema.
 
A dare il via allo show è stato il suono della campanella (quella che di solito apre la giornata i borsa). La moda e il contesto citavano film come Wall Street, la pellicola del 1987 con Michael Douglas, e i costumi da donna in carriera di Melanie Griffith e Sigourney Weaver in Working Girl (1988). Ma anche l’amarezza inquietante e soffocante del contesto globale internazionale, impersonificata dalle maschere di latex. ” Guardando le news tutto sembra incerto. Ci saranno momenti duri, ma sono convinto che li supereremo” ha detto il direttore creativo.
 
Il Garde-Robe di Balenciaga
Irriconoscibili, i modelli e le modelle sfilavano con i volti e gli arti nascosti da accessori fetish forati su bocca, occhi e in testa, per fare uscire ciocche di capelli (alla maniera di Kim Kardashian al Met Gala 2021 e poi ancora lo scorso inverno, con gli outfit firmati dalla maison di cui è testimonial). Schiavi del Dollaro vestiti di tutto punto in stile power dressing, calcavano la passerella tra completi oversize con le spalle strutturate, gonne a pieghe, e bluse con fiocco impeccabilmente costruirti e rifiniti.
 
“Gli abiti sono i miei oggetti di feticismo” ha spiegato Demna, il cui immaginario è fortemente legato ai look e agli ambienti da ufficio anni 90, spesso protagonisti dei cataloghi e delle campagne dei suoi brand. Gli outfit formali, declinati in nero, bianco spruzzato di pois e camicette champagne, costituivano la parte della sfilata definita “Garde-Robe”: essenziali del guardaroba dal savoire faire altamente sartoriale realizzati in materiali di pregio come lana, seta, gabardine e denim artigianale. Nuova gamma di prodotti luxury, tutti senza logo, che potrebbero dare un’ulteriore boost alle vendite.
 
 
La collaborazione con adidas
La sezione “Eveningwear” della sfilata invece aveva come protagonisti abiti da sera coperti di pailettes, con tanto di maschera coordinata, trench lunghi fino ai piedi e tuxedo elegantissimi. A riportare lo show sul piano streetwear, la chiusura con l’irruzione in passerella dei verdi, gialli e azzurri delle T-shirt sportive, delle tute streetwear e dei giacconi firmati adidas.
 
La collaborazione con il marchio di sportswear non stupisce. Kering l’aveva già sperimentata con la collezione autunno inverno 2022 di Gucci (appena messa in vendita sotto forma di capsule collection), dove il logo a tre righe aveva profilato le maniche dei blazer in velluto insieme a sneaker Gazelle e ad abiti in jersey con il trifoglio sbocciato a fianco del label della maison fiorentina, allo stesso modo in cui ora corona la scritta Balenciaga.
 
Probabilmente la collezione speciale del brand sotto Michele ha già dato i suoi frutti, e l’intenzione è replicarli. Del resto, come annunciava senza filtri anche l’invito della sfilata, arrivato sotto forma di mazzetta di denaro (fake), lo scopo finale dei brand, anche dei più intellettuali, è rendere i prodotti dei successi commerciali. In poche parole, vendere.

 

 

 

Alessandro Sicuro Comunication
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