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Per il Pitti Immagine Uomo 107, quest’anno ho scelto di dare spazio a una nuova rubrica nella mia comunicazione, dedicata ai creativi, quegli artisti che danno vita a questa manifestazione e allo scenario italiano, i veri motori della grande locomotiva dello stile italiano. Oggi ho avuto il piacere di incontrare Tito Allegretto, un nome che incarna l’eccellenza del gusto sartoriale e dell’abbigliamento napoletano, un connubio perfetto tra tradizione e innovazione.
Come emerge chiaramente anche da questa edizione del Pitti, il classico, il sartoriale, la ricerca nei tessuti e la cura nei dettagli non passano mai di moda. Questi valori continuano a premiare chi li persegue con dedizione, mantenendo vivo il senso dell’arte del “disegnato e realizzato a mano”. Tra i protagonisti di questa tradizione spicca Tito Allegretto, ambasciatore autentico dell’eleganza e dello stile napoletano.
Tito Allegretto ha iniziato la sua carriera a soli 20 anni presso Rubinacci, sotto la guida di Mariano Rubinacci, che considera il suo mentore. Questa esperienza lo ha introdotto nel cuore della tradizione sartoriale partenopea, dove ha appreso i segreti di un mestiere tramandato di generazione in generazione e affinato la capacità di creare capi artigianali di altissimo livello. Successivamente, ha lavorato come Visual Merchandising Director per marchi prestigiosi come ISAIA e Cesare Attolini, perfezionando uno stile che fonde l’eleganza classica con un linguaggio moderno. La sua esperienza lo ha portato anche a collaborare con Ralph Lauren Europe, dove ha vinto due volte il contest per il miglior display, un’esperienza che lo ha ulteriormente formato, influenzandolo nel laboratorio creativo di uno dei più iconici designer americani. Alla domanda su quale moda apprezzi oggi, ha risposto con convinzione: “La moda di Armani e di Ralph Lauren.”
Tito considera il capo sartoriale molto più di un semplice indumento: per lui è una “seconda pelle” da indossare con naturalezza e armonia. Non è raro immaginarlo in spiaggia al tramonto, con un abito leggero e sandali stile caprese, un’immagine che riflette la sua filosofia di comfort e leggerezza. “I vestiti scomodi non sono vestiti, sono torture,” afferma, sottolineando come la sua ricerca stilistica si concentri sul coniugare artigianato tradizionale napoletano, estetica moderna e un look impeccabile.
Durante la nostra conversazione, Tito ha condiviso la sua visione dello stile come sintesi perfetta tra tradizione e creatività. Ogni dettaglio nei suoi capi, dai tessuti pregiati selezionati in Inghilterra, Scozia, Irlanda e Italia del nord, agli accessori unici come bottoni in madreperla e metallo intarsiati con stemmi araldici, racconta una storia di passione e cura. La sua capacità di supervisione dell’intera filiera produttiva è un elemento distintivo: dalle camicie ai pantaloni, alle cravatte e foulard, fino agli abiti completi, Tito coordina con precisione ogni fase, garantendo l’eccellenza in ogni capo.
A livello internazionale, Tito Allegretto ha costruito un rapporto speciale con il mercato giapponese, grazie anche al suo incontro con Nobu Fujihara, che ha segnato l’inizio di collaborazioni con i templi del lusso come Beams & Isetan. La sua abilità nel reinterpretare la tradizione sartoriale con eleganza e innovazione lo rende una figura emblematica dello stile italiano. Come style concept, rappresenta una sintesi unica di artigianato e contemporaneità, che riesce a dialogare con un pubblico globale.
Alla fine dell’intervista, parlando di progetti futuri, Tito Allegretto ha accennato a collaborazioni e consulenze in corso, sottolineando come il suo impegno resti profondamente radicato nella qualità delle sue creazioni. Ha lasciato intravedere nuove iniziative, ancora in fase di elaborazione, che promettono di combinare artigianalità e innovazione, senza però svelare troppi dettagli. Nel congedarci, è stato naturale lasciare aperto uno spazio di riflessione su possibili collaborazioni future, tutte ancora da immaginare e definire.
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