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ROBERTO CAVALLI
Una passerella monocromatica che evoca fasti antichi e ossessioni moderne
Alla Milano Fashion Week, Roberto Cavalli ha portato in scena una scelta netta: l’oro come vocabolario unico. Non un dettaglio, non una parentesi, ma la regola del discorso. È una coerenza che si percepisce dal primo all’ultimo look e che trova senso nella volontà di trasformare la luce in materia, più che in semplice ornamento.
La passerella sinuosa, rivestita di riflessi, amplifica l’effetto: l’oro diventa spazio, atmosfera, percezione. Il corpo scorre tra plissé fluidi e superfici lucide, mentre il make-up resta luminoso ma misurato, così da lasciare campo ai tessuti. Il risultato, a colpo d’occhio, è un continuum visivo che costruisce un “mondo” coerente attorno a chi guarda.
Nel dettaglio, la collezione lavora sulle variazioni: l’oro è liquido, satinato, froissé, spiegazzato; a tratti si fa devoré, altrove diventa trama crochet metallizzata. Persino il daywear sfiora bagliori discreti, come a suggerire che la seduzione possa vivere anche fuori dal red carpet. È un gioco di texture che evita l’effetto piatto e cerca ritmo all’interno della monocromia.
L’immaginario che ne deriva richiama epoche e ossessioni lontane: il Re Mida che trasformava tutto in oro fino a restarne prigioniero, o le sale di Versailles al tempo del Re Sole, quando l’oro non era solo decoro ma dichiarazione di potere. Puglisi sembra riprendere quelle lezioni e portarle sul piano della moda: se l’oro è simbolo di dominio, qui diventa linguaggio narrativo.
Dopo una sequenza lunga, l’occhio istintivamente cerca un contrappunto cromatico. Qui Puglisi preferisce non concederlo: nessuna fuga di colore, nessuna parentesi drammatica. È una scelta deliberata, che rende leggibile il segno e, insieme, chiede attenzione sul tempo lungo. La collezione si offre come manifesto: o la si abbraccia nella sua interezza, o la si osserva come un esperimento di coerenza portato fino in fondo.
In chiusura, resta l’impressione di un gesto teatrale controllato: l’oro non come vezzo, ma come identità. Se a tratti si avverte il desiderio di una pausa, è proprio la misura generosa dell’oro a diventare la nota di rilievo di questo racconto: una scelta chiara, riconoscibile, che si fa ricordare senza necessità di alzare la voce.
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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