Prada resta un marchio che stimo profondamente per la sua capacità di tenere insieme ricerca, industria, visione e prodotto. È uno dei pochi brand italiani che ha saputo costruire un sistema forte, anche grazie alla visione imprenditoriale di Patrizio Bertelli e alla forza del suo asset produttivo in Toscana.
Detto questo, davanti alla sfilata uomo SS27 ho avvertito una certa distanza. Miuccia Prada e Raf Simons hanno certamente il merito di spingere il linguaggio della moda oltre il prevedibile, di cercare, sperimentare, rompere gli schemi. Ma la sperimentazione, quando viene portata troppo oltre, rischia di perdere il contatto con una domanda essenziale: questo prodotto si può desiderare, comprare, indossare, vivere tutti ?
Non si tratta di essere nostalgici, fuori tempo o incapaci di comprendere il nuovo. Si tratta di riconoscere che anche chi osserva, interpreta e ama la moda ha un proprio gusto estetico, una propria sensibilità, una propria idea di bellezza maschile. Non tutto ciò che viene sostenuto dal sistema, raccontato come ricerca o legittimato dalla cultura del momento diventa automaticamente convincente.
La moda può provocare, certo. Può spostare il confine, cambiare il linguaggio, aprire nuove direzioni. Ma quando il maschile viene portato verso un’estetica troppo fragile, forzata o poco desiderabile, il rischio non è più quello della ricerca: è quello di perdere il senso del prodotto.
Con grande rispetto per Prada, la mia impressione è questa: la sperimentazione è fondamentale, ma non dovrebbe mai dimenticare l’uomo reale, il corpo reale e il desiderio reale di indossare qualcosa che abbia forza, bellezza, presenza e identità, maschile…
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Alessandro Sicuro
Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication
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