Agosto 21, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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Uomo elegante in abito a righe con cravatta rossa in evento di moda.

Alessandro Sicuoro durante un evento di moda, vestito con stile sofisticato e professionale.

ANTONIO MANCINELLI. L’ARTE DI LEGGERE LA MODA SENZA FARSI INTRAPPOLARE

 

Antonio Mancinelli non è uno di quei nomi che si liquidano con una qualifica. Certo, è giornalista, scrittore, docente e critico di moda. Ma detta così sembra quasi una scheda, e invece il suo percorso è molto più articolato. Nato a Roma, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, è entrato nel giornalismo professionale nei primi anni Novanta e per molto tempo ha lavorato in Marie Claire Italia, fino al ruolo di caporedattore.

Oggi il suo lavoro tiene insieme editoria, docenza e cultura dell’immagine. È editorialista per i quotidiani del gruppo QN Quotidiano Nazionale, tra cui La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno e QN. Ha diretto Carnale, insegna all’IULM di Milano, è membro del comitato scientifico e docente all’Accademia di Costume & Moda e figura anche tra i docenti di Accademia Unidee della Fondazione Pistoletto. Ha curato mostre e pubblicato libri legati alla moda, allo stile e alla cultura visiva.

C’è un aspetto che, personalmente, mi colpisce molto di lui: il modo in cui osserva e racconta la moda.

La sua non è soltanto scrittura giornalistica. È una forma di lettura colta, ironica, precisa, capace di attraversare la moda senza restarne prigioniera. Quando racconta un brand, una sfilata, una scelta creativa o un momento difficile del sistema, non lo fa mai con la brutalità dell’accusa diretta. Non punta il dito per demolire. Preferisce lavorare più di fioretto che di sciabola.

Mi colpisce anche il modo con cui spesso inizia i suoi pezzi su Facebook. Non c’è un titolo dichiarato, né in maiuscolo né in minuscolo. Entra direttamente nel testo, come se il pensiero fosse già in movimento prima ancora della prima riga. È una scelta che rende la scrittura meno impostata, più viva, più immediata. E forse anche per questo riconoscibile.

La sua ironia è sottile, spesso lucidissima. Riesce a far emergere anche gli aspetti più grotteschi di certi passaggi della moda contemporanea senza trasformarli in una sentenza. Colpiscono i suoi paragoni con il passato, le connessioni improvvise, il modo in cui accosta memoria, costume e presente per far vedere meglio le derive di oggi. Trova parole che fanno sorridere e, nello stesso tempo, aiutano a capire meglio. Ed è lì che si riconosce una scrittura alta: quando il piacere della lettura diventa anche apprendimento.

Lo seguo perché risuona nelle mie corde. Perché dice ciò che pensa, ma lo fa con una qualità rara: senza perdere misura, intelligenza e stile. Anche quando il giudizio si fa netto, non diventa mai gratuito. Anche quando critica, non si limita a colpire: apre una lettura.

Leggere Mancinelli significa andare oltre l’abito, oltre la passerella, oltre il nome dello stilista. Significa entrare nel gesto, nel contesto, nell’intenzione, nell’errore, nella deriva possibile. Anche quando analizza scelte audaci o discutibili, il suo linguaggio resta elegante. Colpisce, ma non cancella. Lascia sempre spazio all’intelligenza del lettore.

Non ho mai seguito una sua lezione, ma credo che lo farò presto. Perché una figura così non spiega soltanto la moda: la attraversa con una cultura, una distanza e una lucidità che oggi sono rare.

Forse è anche per questo che viene naturale chiedersi perché una personalità di questo tipo non abbia mai attraversato direttamente il ruolo di direttore creativo. Perché nel suo modo di leggere la moda c’è qualcosa che va oltre la critica: c’è una visione.

Lo si percepisce anche nel suo modo di vestire, nella capacità di rendere formale ciò che potrebbe sembrare informale, e viceversa. Una naturalezza studiata, mai rigida, mai banale. Una naturalezza che riesce a funzionare anche indossando look poco praticabili per molti, ma che su di lui diventano linguaggio, postura, presenza.

Mancinelli appartiene a quella categoria di osservatori che non raccontano solo ciò che accade. Riescono a farci vedere meglio ciò che avevamo davanti agli occhi, ma non avevamo ancora saputo leggere.

 

 

 

 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



















 
 
 
 

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