Luglio 13, 2026

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

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LA STORIA DI LEGO E LA PERSEVERANZA DI OLE KIRK KRISTIANSEN

 
 

 

Prima del mattoncino, prima della plastica e prima ancora del nome LEGO, nella vita di Ole Kirk Kristiansen ci fu il fuoco.

Era il 1924 e Ole faceva il falegname in Danimarca. Due dei suoi figli, ancora molto piccoli, stavano giocando vicino al riscaldatore utilizzato per la colla quando i trucioli di legno presero fuoco. In poco tempo le fiamme distrussero il laboratorio e raggiunsero anche la casa della famiglia.

Anni di lavoro spariti in una giornata.

Ole ricostruì tutto, ma poco dopo arrivò la Grande Depressione. La gente non comprava più mobili, le case non venivano costruite e gli ordini diminuirono fino quasi a scomparire. Fu costretto a licenziare uno dopo l’altro i suoi dipendenti, fino a ritrovarsi nuovamente solo.

Nel 1932 morì anche sua moglie e Ole rimase con quattro figli da crescere. Proprio in quel periodo cominciò a produrre piccoli giocattoli di legno. Non credo che in quel momento immaginasse minimamente quello che sarebbe accaduto dopo. Stava cercando di lavorare, di mantenere la famiglia e di trasformare quello che sapeva fare in qualcosa che potesse ancora essere venduto.

I giocattoli iniziarono lentamente a funzionare e l’attività riprese. Sembrava che il peggio fosse passato, ma nel 1942 la fabbrica bruciò ancora.

Per la seconda volta Ole si trovò davanti alle fiamme. Insieme alla fabbrica andarono perduti disegni, modelli e molti anni di lavoro. L’assicurazione non bastava per ricostruire e, francamente, dopo tutto quello che aveva già attraversato, nessuno avrebbe potuto rimproverargli la decisione di fermarsi.

Invece non si fermò. Chiese un finanziamento e ricominciò ancora una volta.

Poi, nel 1947, fece una scelta che in famiglia non convinse quasi nessuno: acquistò una macchina per lo stampaggio della plastica. I figli continuavano a credere nel legno, materiale che conoscevano bene e sul quale avevano costruito l’azienda. La plastica sembrava povera, poco nobile e soprattutto rischiosa.

Ole, però, guardava più avanti. Aveva capito che attraverso quel materiale si poteva creare qualcosa di preciso, ripetibile e capace di unirsi ad altri elementi. Non più soltanto un giocattolo, quindi, ma un sistema con il quale costruire ogni volta qualcosa di diverso.

Il mattoncino LEGO moderno arrivò nel 1958. La sua vera forza non era soltanto la forma, ma la compatibilità: ogni pezzo poteva collegarsi agli altri, lasciando poi alla fantasia il compito di fare tutto il resto.

Anche LEGO, molti anni dopo, rischiò seriamente di scomparire. All’inizio degli anni Duemila l’azienda si era allontanata troppo dal proprio centro, inseguendo progetti e direzioni differenti. Per salvarsi dovette ricordarsi da dove era partita e tornare a concentrarsi sul mattoncino.

Forse è proprio questa la parte più interessante della storia. Ole Kirk Kristiansen non costruì LEGO perché nella sua vita andò sempre tutto bene. La costruì nonostante due incendi, una crisi economica, la perdita della moglie e una quantità di ostacoli che avrebbero convinto quasi chiunque a lasciar perdere.

La prossima volta che qualcosa non andrà come avevate previsto, ricordatevi di Ole e di LEGO. Non perché basti volerlo per risolvere ogni problema, ma perché perdere ciò che abbiamo costruito non significa necessariamente aver perso anche la possibilità di ricominciare.

Qualche volta il futuro riparte proprio da lì, da quello che è rimasto. Un mattoncino alla volta.

 
 
 

 

Alessandro Sicuro

Brand Strategist | Photographer | Art Director | Project Manager
Alessandro Sicuro Comunication



















 
 
 
 

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