Novembre 28, 2020

ALESSANDRO SICURO COMUNICATION

Free Press And Culture On Line

☛ Euro or euros no, that is the question.

The Opinion

Question:

But why the euro does not collapse? At least that …! The bad news eurozone does not have substantially weakened the currency. Too bad, because a weaker euro would help the recovery of our exports, as happened with the weak dollar and the US-made or as happened to the pound at its devaluation, the answer: instead of a eurozone capital flight , a reallocation is occurring in its interior, all in favor of Germany. Bund are the safe haven, this plunges lower and lower interest rates Germans giving further advantage to Germany. Another reason is that the U.S. is careful to avoid competitive devaluations by their competitors, these days this will be confirmed at the meeting of the Federal Reserve will signal its monetary policy.

Reflection:
When the euro is put under the spotlight, the indignant reaction is a chorus of “We can not leave the euro,” as if Europe is identified with the euro. And ‘possible to remain quietly in the EU without having to do without its own currency. Of the 27 states comprising the European Union, ten have maintained their currency, including Britain, Sweden, Poland, Czech Republic and Denmark which have no default risk. Another trick is the repeated use of the term “single currency”.
There is absolutely no single European currency in fact. The Euro is limited to 17 states and those who are outside will take good care not to enter the Euro zone. Who in Europe, is now in crisis? Right at the top are those countries with so-called “weak” economies that have adopted the euro. The question is “weak in comparison to whom?”. Obviously compared to Germany. States such as Portugal, Italy, Ireland, Spain, Greece and possibly in the future, France and the Netherlands can not keep up with the German economy. A coin should reflect the value of a country. But anyway, the euro represents the brand value.
A plan B is needed in case we need to return to the Lira.
Is not a matter to be hostile in principle the euro, but to be able to allow this. To stay in the euro area that we are dying of hunger in the country, crippling businesses, the transfer of private wealth to cover the interest payments on public debt that is (unfortunately) in Euros. If you were in pounds could solve the problem of debt with the devaluation of our currency. For Rigor Montis, as he calls Beppe Grillo, has decided to apply his solution of tears and taxes to save Italy, we went down deeper. Approximately 140,000 businesses closed in the first quarter, unemployment has rocketed and the number of entrepreneurs who commit suicide is no longer counted. The value of wages has returned to 1983 values. The local tax IMU, the IMU renewed, the increase of VAT and Super IMU are knocking at the door. Italy is gasping like a beached whale. Dragons also understood this. In the face of possible arrest of the country, has called for lower taxes and cuts in public spending.
Where to stay in the euro area and pay interest on the debt to the banks, especially German and French, we have to kill the economy of our country, maybe you should stop and think. Especially if the debt is increasing and spreading in every case, while we are strangled. The euro should not be taboo.
Plan B is to stay in Italy, and increase infra-structure services as possible to accommodate tourism, make this beautiful country and its beauty still owned by us, (at least until the bank officials of the current politicians do not fail by three cents to moneylenders Chinese or the Germans). Obtaining wealth from the last resource that we still have tourism. In doing so we should not buy the raw materials to proceed with industrial transformation processes for which we are not even competitive with the Asian tigers. Industrial production will occur only in quantity and quality when it requires the made in Italy, the rest to the Chinese.

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versione in italiano

L’opinione

Domanda:

Ma perché l’euro non crolla? Almeno questo…! Le cattive notizie dall’eurozona non hanno indebolito in modo sostanziale la moneta unica. Peccato, perché un euro più debole aiuterebbe la ripresa delle nostre esportazioni com’è accaduto con il dollaro debole e il made in Usa, oppure come accadde per la lira in occasione della sua svalutazione, La risposta: anziché una fuga di capitali dall’eurozona, sta avvenendo una riallocazione al suo interno, tutta in favore della Germania. Sono i Bund il bene-rifugio, questo fa precipitare sempre più giù i tassi d’interesse tedeschi dando così un ulteriore beneficio alla Germania. Un’altra ragione è che gli Usa sono attenti a evitare le svalutazioni competitive da parte dei loro concorrenti, questo sarà confermato in questi giorni nel meeting della Federal Reserve che darà segnali sulla sua politica monetaria.

Riflessione:

Quando l’euro viene messo sotto i riflettori, la reazione indignata è un coro di “Non possiamo lasciare l’euro”, come se l’Europa si identifica con l’euro. E ‘possibile restare serenamente nella UE, senza dover fare a meno di propria valuta. Dei 27 Stati che compongono l’Unione europea, dieci hanno mantenuto la loro moneta, tra cui Gran Bretagna, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca e la Danimarca che non hanno alcun rischio default. Un altro trucco è l’uso ripetuto del termine “moneta unica”.

Non c’è assolutamente alcuna moneta unica europea di fatto. L’Euro è limitata a 17 Stati e coloro che sono al di fuori si prendono cura bene di non entrare nella zona Euro. Chi in Europa, è oggi in crisi? Proprio in cima sono quei paesi con i cosiddetti “deboli” delle economie che hanno adottato l’euro. La domanda è “debole rispetto a chi?”. Ovviamente rispetto alla Germania. Stati come il Portogallo, Italia, Irlanda, Spagna, Grecia e forse in futuro, Francia e Paesi Bassi non possono tenere il passo con l’economia tedesca. Una moneta deve riflettere il valore dell’economia di un paese. Ma comunque, l’euro rappresenta il valore del marchio.

Un piano B è necessario in caso abbiamo bisogno di tornare alla Lira.

Non è una questione di essere ostile in linea di principio l’euro, ma per essere in grado di consentire questo. Per rimanere nell’area euro che stiamo morendo di fame nel paese, strangolando le imprese, il trasferimento della ricchezza privata per coprire i pagamenti di interessi sul debito pubblico che è (purtroppo) in Euro. Se fosse in lire si potrebbe risolvere il problema del debito con la svalutazione della nostra moneta. Da parte sua Rigor Montis come lo chiama Beppe Grillo,  ha deciso di applicare la sua soluzione di lacrime e tasse per salvare l’Italia, siamo andati verso il basso più profondo. Circa 140.000 aziende chiuse nel primo trimestre, la disoccupazione è schizzata e il numero di imprenditori che commettono un  suicidio non è più contato. Il valore dei salari è tornato a valori 1983. L’IMU  tassa locale, l’IMU rinnovata, l’aumento dell’iva e l’IMU Super stanno bussando alla porta. L’Italia sta ansimando come una balena arenata. Anche Draghi ha capito questo. A fronte del possibile arresto del Paese, ha chiamato per meno imposte e tagli netti alla spesa pubblica.

Se a rimanere nell’area euro e pagare gli interessi sul debito alle banche, in particolare tedesco e francese, dobbiamo uccidere l’economia del nostro Paese, forse è opportuno fermarsi a riflettere. Soprattutto se il debito pubblico e la diffusione sono in aumento in ogni caso, mentre  veniamo strangolati. L’euro non deve essere un tabù.

Il piano B è rimanere in Italia, incrementare ed infra-strutturare più possibile i servizi per accogliere il turismo, sfruttare questo bellissimo paese e le sue bellezze ancora di nostra proprietà, (almeno fino a che i funzionari bancari degli attuali politici non lo cederanno per tre centesimi agli strozzini cinesi o ai tedeschi). Ricavando ricchezza dall’ultima risorsa che ci rimane ancora il turismo. Così facendo non dovremmo comprare le materie prime per procedere con processi di trasformazione industriale per i quali non siamo nemmeno più competitivi con le tigri asiatiche. La produzione industriale dovrà avvenire solo per quantità e qualità ove si richiede  il made in Italy, il resto ai cinesi.

A.S.

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